A Bardolino si sta svolgendo la festa dell’uva e del vino, nata negli anni venti come festa della vendemmia, come un rito sacro.
Manifestazioni, visite, spettacoli, giochi, in compagnia dei due vini classici (Bardolino e Bardolino Chiaretto) distribuiti sia nei chioschi di degustazione allestiti sul lungolago che nelle trattorie, nei ristoranti e nelle enoteche.
Durante la vendemmia è possibile gustare e acquistare mosto fresco ottenuto da pigiatura sul posto. Il mosto possiede numerose virtù dietetiche, remineralizzanti, vitaminiche, disintossicanti.
La cura dell’uva (ampeloterapia) veniva praticata dalle popolazioni arabe, dai Romani e nell’antica Grecia. Per cura dell’uva non si intende un alto consumo del frutto, ma un programma dietetico nel quale l’uva viene considerata quale rimedio, quindi ingerita secondo delle regole.
Il frutto contiene numerose sostanze salutari, che variano a seconda del colore dell’uva, delle varietà presenti sul mercato e delle caratteristiche del terreno nel quale la vite cresce.
È sconsigliata alle persone in sovrappeso e alle donne durante il periodo mestruale.
La cura dell’uva consiste nel nutrirsi degli acini oppure nel bere esclusivamente il succo o ancora nel ricorso ad ambedue le pratiche. Gli acini vanno masticati lentamente, ingerendo bucce e semi. Nei soggetti con l’intestino irritato è sconsigliato l’ingerimento della buccia e dei vinaccioli.
L’ampeloterapia si svolgeva in campagna e l’uva veniva raccolta al mattino, quando era ancora coperta di rugiada.
In alcuni casi la cura dell’uva si limita al consumo aggiuntivo alla normale alimentazione, mangiandola prima dei pasti. In questo caso il soggetto deve attenersi a una scrupolosa dieta programmata e personalizzata.
Oltre al consumo dell’uva o del succo, si utilizzava la linfa che sgorga in primavera dai tralci tagliati in impacchi sulla cute quale cicatrizzante.
Vengono utilizzate anche le foglie della vite (Vitis vinifera).
Nella cosmesi aveva molto successo la cura del bagno nel barile di vino. In realtà erano i bambini gracili che venivano sottoposti a tale pratica.
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