Tonina Marinelli e l’Unità d’Italia (6)

Verona, ponte Risorgimento

Verona, ponte Risorgimento

Esiste anche una versione femminile, poco conosciuta, della sofferta storia del Risorgimento italiano. Eppure furono molte le donne che militarono nelle associazioni carbonare e parteciparono alle insurrezioni. Si tratta soprattutto di aristocratiche, come del resto, almeno all’inizio, lo furono in gran parte anche gli uomini.
Tonina Marinelli, esule veneta, vestita da garibaldina, fu al fianco del marito durante la spedizione dei Mille. Combatté strenuamente, fu promossa di grado e decorata sul campo di battaglia. Morì a Firenze nel maggio del 1862. La sua memoria fu celebrata in versi da Francesco Dall’Ongaro (1808- 1873; drammaturgo e librettista italiano) autore della canzone che si insegnava a scuola.
E la bandiera di tre colori
sempre è stata la più bella:
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!

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Aleardo Aleardi e l’Unità d’Italia (5)

Ponte Aleardo Aleardi

Ponte Aleardo Aleardi

Aleardo (Gaetano Maria) Aleardi (Verona 1812-1878), poeta italiano, condivise gli ideali del Risorgimento. Partecipò alle insurrezioni del 1848 e tra il 1852 e il 1860 fu incarcerato due volte, prima a Mantova, poi in Boemia. Fu deputato e poi senatore del Regno d’Italia. Come poeta ebbe il massimo del successo con la raccolta “I Canti”. Alla quale seguì il declino per i violenti attacchi della critica letteraria.
Fu assiduo frequentatore del salotto della contessa Anna Serego Gozzadini Alighieri, figlia di Teresa Maria Serego Alighieri.
A lui è intitolato il ponte che collega il centro storico al cimitero monumentale.

1 Abitò in Valpolicella Ne descrive i luoghi in due pagine autobiografiche. http://www.liberliber.it/biblioteca/a/aleardi/canti/html/indice.htm
Gli ideali risorgimentali erano arrivati anche in Valpolicella, ma le fasce deboli della popolazione erano rimaste a favore del dominio austriaco e si dimostravano alquanto fredde verso le nuove idee patriottiche. I nobili erano animati da ideali politici liberali. Nel 1851 la popolazione si trovò ad affrontare problemi ben più gravi quando i vigneti della valle furono colpiti dallo oidio e i bachi da seta dal calcino che, insieme ai rigidissimi inverni del 1854 e 1855, resero duri gli ultimi anni sotto il dominio asburgico.
Nel 1866, in seguito alla terza guerra di indipendenza, il Veneto venne annesso al Regno d’Italia. Il periodo successivo fu caratterizzato da una pesante crisi economica che dette origine al fenomeno dell’emigrazione e che vide numerosi abitanti della Valpolicella costretti a spostarsi all’estero alla ricerca di un lavoro. L’economia della zona subì un ulteriore colpo nel 1880 quando le viti furono colpite dalla peronospora, una delle più gravi malattie della vite…
L’atteggiamento populistico di Aleardi si ridimensionò nel 1859, quando il poeta scese in campo a difendere tenacemente il diritto di proprietà nei confronti delle rivendicazioni del proletariato.
(Poesia ‘Il comunismo’, 1859) “Contro il novello barbaro / Che spinger si consiglia / Verso un tremendo incognito / Questa civil famiglia, / Che sul campo eredato, / Dal mio sudor bagnato, / Pone una bieca lapida, / Che in nome del Signor / Mi scaccia, mi vitupera, / Mi appella rapitor.”

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Zefirino Agostini e l’Unità d’Italia (4)

Scalone XVI ottobre

Scalone XVI ottobre

Verona fu per tutto l’Ottocento luogo d’origine di persone, provenienti dal mondo cattolico, che si dedicarono all’assistenza dei gruppi sociali più poveri e alla formazione dei giovani.
Zefirino Agostini nacque a Verona il 24 settembre 1813. Passò l’infanzia e la fanciullezza presso i nonni paterni a Terrossa (Verona), dove imparò a leggere e scrivere. Poi frequentò le scuole presso il ginnasio municipale di Verona. A 18 anni entrò nel Seminario vescovile della diocesi. Anche don Nicola Mazza (1790-1865) fu uno dei suoi insegnanti.
Nel 1845 diventò arciprete nella parrocchia dei santi Nazario e Celso, a Veronetta. Lungo le strade del rione si alternavano ville a casupole in legno. C’era un flusso continuo di persone che avevano lasciato la povertà della montagna e della campagna in cerca di lavoro per sfamare i figli.
Don Zefirino desiderava poter fare qualcosa per le bambine e le ragazze in difficoltà che vivevano nella sua parrocchia.
Dal 1856 alcune giovani dell’Oratorio Mariano cominciarono a dedicare interamente la loro vita all’educazione umana e cristiana di queste ragazze.
Divenne il primo nucleo dal quale nacque la congregazione delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata.
Don Zefirino Agostini è riconosciuto come fondatore e padre spirituale della nascente istituzione.
http://www.orsolineverona.it/; http://www.orsolinefmi.it/storia.htm
Nel 1866 la chiesa fu trasformata in ospedale per accogliere i feriti della battaglia di Custoza.
Don Zefirino morì il 6 aprile 1896 a Verona e la sua salma riposa nella cappella della casa-madre delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata (F.M.I.), che si estende, a Verona, da via Muro Padri a via Paradiso.
È stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1998.
La festa liturgica cade il 24 settembre.

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Domenico Cesconi e l’Unità d’Italia (3)

Verona, Porta Leoni

Verona, Porta Leoni

Dopo il congresso di Vienna (1814-1815) l’Italia fu divisa in una decina di stati. Nel nord est venne costituito il Regno Lombardo-Veneto sotto il controllo dell’Austria. Comprendeva i territori del Veneto, Friuli e Lombardia orientale.
La dominazione austriaca (dal 1815 al 1866) trasformò Verona in una città fortezza. Furono costruite mura, fortificazioni, castelli e ancora caserme, arsenali, edifici militari. Molti di essi sono oggi ancora ben conservati e documentano le raffinate tecniche ingegneristiche e architettoniche dell’Impero Austroungarico.

Il controllo militare e poliziesco della città di Verona divenne molto duro. Tuttavia si diffusero anche a Verona le nuove idee di libertà e la richiesta di costruire uno stato unitario.
Spesso gli incontri, segreti, avvenivano presso il negozio di libri antichi e moderni di Domenico Cesconi, in via Leoni all’Arco antico numero 1838. La libreria si trovava un po’ prima del vicoletto Leoni, già vicolo Ortolano, in fondo al quale si trova il monumentale ingresso di Palazzo Verità (poi Bianchini, Salgari, Tedeschi). Sopra il cornicione, entro un cartiglio, è segnata la cifra “1910″, che rappresenta il vecchio numero civico della casa impresso a stampo, come si usò fino alla riforma del 1871.

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Museo civico di storia naturale e Unità d’Italia (2)

Museo civico di storia naturale

Museo civico di storia naturale

Si stanno preparando le celebrazioni per il 150 anniversario dell’unificazione dell’Italia. Chi viveva a Verona nel 1861? Quale clima culturale si respirava?

Nel 1861 nasce a Verona il moderno Museo civico di storia naturale. Tutte le collezioni cittadine, di arte e quelle naturalistiche vengono riunite nella stessa sede di palazzo Pompei. Il museo è organizzato sul modello viennese in quattro sezioni: Geologia e Paleontologia, Zoologia, Botanica e Preistoria. Sezione che, grazie ai ricchissimi ritrovamenti sui monti Lessini e negli insediamenti di palafitte sul lago di Garda e nella Bassa veronese, è una delle più celebri del pianeta.

A 150 anni dalla fondazione… le modalità della gestione del ricco patrimonio da parte dell’Amministrazione Comunale di Verona, affermano i responsabili, ci espone al sarcasmo di tutti quei musei del mondo che farebbero pazzie per avere una fetta di questa nostra torta lasciata andare a male. Palazzo Pompei è stato venduto. Venduto il palazzo dove ha sede il museo, i reperti preistorici, marciscono in cantina coperti di muffa. La vendita (svendita?) di palazzi storici, che erano stati donati alla città per ospitare musei, sembra un tradimento della volontà dei benefattori.
Per raccogliere i soldi per costruire nuove rotatorie, finanziare il Polo finanziario e altre nuove opere… l’amministrazione comunale mette in vendita un po’ di palazzi donati nei secoli al municipio. Castel San Pietro, comprato dalla fondazione Cariverona, poi via via Palazzo Forti, palazzo Gobetti, palazzo Pompei, l’ex convento francescano di San Domenico. Preziose testimonianze artistiche dei secoli passati, non vecchie caserme o capannoni!
Irrita leggermente la battuta con cui Flavio Tosi, il sindaco leghista ha sbuffato contro il blocco dei lavori per un parcheggio sotterraneo dovuta alla scoperta di resti archeologici: «Meglio il parcheggio che la conservazione di quattro sassi!». Doc o dop non sono solamente i formaggi, i salumi, i vini… e le uniche cose da difendere non sono le quote latte.
Sembra che per il 150 anniversario dell’unificazione dell’Italia e il 150 anniversario della nascita del Museo civico di storia naturale ci sia ancora molto da fare. Forse porre un limite all’utilizzo del patrimonio culturale nazionale da parte degli enti locali, che non lo sanno apprezzare perché esperti solamente in problemi agricoli, nell’asfaltatura strade, costruzione parcheggi…

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Daniele Comboni e l’Unità d’Italia (1)

Piazza Isolo, Daniele Comboni

Piazza Isolo, Daniele Comboni

Si stanno preparando le celebrazioni per il 150 anniversario dell’unificazione dell’Italia. Chi viveva a Verona nel 1861? Quale clima culturale si respirava?

17 marzo 1861 Proclamazione del Regno d’Italia.
18 marzo 1861 Daniele Comboni arriva a Verona con sette ragazzi africani riscattati dalla schiavitù. Nel gennaio 1861 era stato inviato ad Aden da don Nicola Mazza con l’incarico di riscattare alcuni ragazzi africani da educare a Verona.

Daniele Comboni (1831-1881) è il fondatore dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù e delle Pie Madri della Nigrizia.
Comboni aveva un’illimitata fiducia nelle capacità dei popoli africani e si prefisse la fondazione di scuole in cui formare medici, insegnanti, preti e suore africani. Diede vita alla rivista Nigrizia. Combatté contro la schiavitù fino alla morte, avvenuta nel 1881, a soli cinquant’anni, a causa di un’epidemia di colera che colpì Khartoum.

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