Quartieri

Verona, annessione all’Italia

Verona, Porta Nuova

Verona, Porta Nuova

Il 3 ottobre 1866 con la Pace di Vienna cessarono le ostilità tra Italia e Austria. Il 6 ottobre al Municipio di Verona fu concesso che fosse pubblicata la notizia. Al caffè Zampi (oggi bar Motta) ci furono manifestazioni di giubilo e la polizia asburgica, anche se prossima a cedere il Veneto all’Italia, le represse. Dal palazzo sopra al bar venne srotolato un grande tricolore. I soldati infuriati picchiarono un bambino vestito da garibaldino e presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.
Le truppe italiane entrarono in Verona il 16 ottobre da porta Vescovo. Sfilarono tra due ali di folla e con le campane a festa. Lo stesso giorno l’ultimo battaglione austriaco abbassò la bandiera imperiale alla Gran Guardia Nuova.
Il 21-22 ottobre 1866 si tenne il plebiscito per l’annessione di Verona al Regno d’Italia: la città rispose con 88.864 persone favorevoli e 50 contrari.
Il risultato rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. Infatti la votazione era palese, con schede di colore diverso per il Sì e per il No, che andavano inoltre poste in due urne separate.

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Cesare Lombroso moriva 101 anni fa

Cesare Lombroso

Cesare Lombroso

101 anni fa moriva Cesare Lombroso. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all’unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.
I suoi campi di interesse si estendono allo studio delle malattie mentali, delle razze umane e alle applicazioni statistiche alle malattie sociali. Cesare Lombroso resta famoso per la sua teoria fisiognomica, ossia il tentativo di ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle proprie caratteristiche fisiche (come le già citate misure del cranio o alcune sue deformità).
Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l’ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
Il sogno di portare alla luce il male, il cancro oscuro che si nasconde nell’Uomo e che risiede dentro la sua testa, il nobile tentativo di Lombroso di preservare la società dal disordine delle azioni malvagie con azioni preventive, andrà incontro a inevitabile fallimento.
Cesare Lombroso muore a Torino il 19 ottobre 1909.

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Il bosco dei nuovi nati

Parco dei nuovi nati

Parco dei nuovi nati

È stato inaugurato questa mattina dall’assessore all’Ambiente Federico Sboarina il Bosco dei nuovi nati, situato all’interno del parco Nord dell’Adige. Nell’ansa del Saval, un’area di 30.000 mq, durante il triennio 2008/2010 sono stati piantumati 6 mila nuovi alberi. Gli alberi messi a dimora fino ad oggi sono prevalentemente piante di tipo autoctono come carpino bianco, acero campestre, pioppo bianco e nero, nocciolo e biancospino.
Per il biennio 2011/2012 l’area individuata per proseguire il progetto è quella della cava dismessa di Forte Azzano sud, di proprietà comunale, ubicata nella periferia meridionale della città di Verona tra la zona industriale e l’autostrada A4.
Il progetto applica la legge 113 del 1992 che prevede l’obbligo per i comuni di porre a dimora un albero per ogni neonato residente.

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Tutti in movimento! Le proposte delle 8 circoscrizioni

Depliant 5 circoscrizione

Depliant 5 circoscrizione

Giovenale, vissuto tra il 55 e il 127 d.C., poeta e retore romano, afferma che gli uomini cercano con ogni mezzo di ottenere ricchezza, fama, onore… Solo il sapiente si rende conto che tutto ciò è effimero e, talvolta, anche dannoso. L’uomo dovrebbe aspirare a due beni solamente, alla sanità dell’anima (mens sana) e alla salute del corpo (in corpore sano).
Nell’uso moderno si attribuisce invece alla frase un senso diverso: “Per aver sane le facoltà dell’anima, bisogna aver sane anche quelle del corpo.” Mens sana in corpore sano (Una mente sana in un corpo sano) Giovenale (Satire, X, 356)

A Verona numerose sono le proposte per mantenere il corpo sano. Vi sono palestre, centri benessere e tutte le Circoscrizioni organizzano corsi vari di ginnastica.
Alcuni corsi si ispirano a tecniche orientali di meditazione e risveglio della propria energia…

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Verona, Santa Teresa di Gesù Bambino

Santa Teresa

Santa Teresa

Ricorre oggi la festa liturgica di Santa Teresa di Lisieux e il Santuario di Tombetta (Borgo Roma) è in festa.

Thérèse Françoise Marie Martin, meglio conosciuta come Teresa di Lisieux (Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897), è stata una religiosa e mistica francese.
A poco più di quindici anni Teresa entra nella vita monastica nel convento del Carmelo, dove assume il nome di Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo.
Nel 1895 la superiora del monastero, che era sua sorella maggiore, ordinò a Teresa di mettere per scritto la sua ricerca spirituale dell’amore.
Nell’aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di 18 mesi la portò alla morte. Questo periodo di malattia fu accompagnato da una crisi profonda della fede, che lei chiamò “notte della fede”. “Bisogna avere viaggiato sotto questo buio tunnel per comprenderne l’oscurità.”
Fu tentata di abbandonare la sua vocazione e si sentiva spinta all’ateismo e al materialismo e meditò anche il suicidio. Morì a 24 anni, nel 1898.
La vicenda di Thérèse Martin non finisce con la sua morte, ma continua. Il dibattito su Thérèse Martin è tuttora in corso; dibattito teologico, filosofico e più generalmente culturale che ormai ha raggiunto più di 100 anni di storia: 1898 – 2009.
In parte censurati, se non manomessi, gli scritti pubblicati snaturavano la vera figura di Thérèse Martin accreditandone una falsa immagine. Fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi scritti. (Testo integrale dell’edizione critica delle opere complete di Teresa di Lisieux si trova on-line http://bibliotheque.editionsducerf.fr/par%20page/2653/TM.htm)

Basilica di Santa Teresa, Verona

Basilica di Santa Teresa, Verona

Il mito della santa delle rose Nel 1920 viene recapitata a Lisieux la Rosa d’Oro, l’antico omaggio tradizionale del Papa a re, regine e chiese locali.
Tuttavia Thérèse non è la santa tutta buonina e zuccherosa. Per alcuni fu un’anticipatrice delle battaglie femministe, anticlericale, antiautoritaria…
Il papa Pio XI, constatando come la voce di questa carmelitana morta percorresse la Francia e il mondo suscitando emozioni e tenerezze popolari che non corrispondevano per niente alla realtà della vera Teresa, raccomandò al vescovo di Bayeux: “Dite e fate dire che si è resa un po’ troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com’è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand’uomo.”

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Vittorio Sgarbi pronto a lavorare con Verona

Palazzo della Gran Guardia, Verona

Palazzo della Gran Guardia, Verona

Come commissario del Padiglione Italia nella Biennale di Venezia, che si terrà nel 2011 durante il 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia, Sgarbi ha annunciato di voler organizzare una “biennale diffusa”. Ogni capoluogo regionale avrà, spiega Sgarbi, parallelamente alla mostra veneziana, una mostra con artisti di quella regione.
La possibilità che Verona diventi sede per la “biennale diffusa” è nata durante una conversazione telefonica tra il critico e l’assessore alla cultura dell’amministrazione comunale di Verona Mimma Perbellini.
Sgarbi sta già pensando in concreto: «Gli artisti del Veneto potrebbero essere un centinaio, divisi in sette categorie: pittura, scultura, grafica, fotografia, video, ceramica e design. La Gran Guardia potrebbe ospitare benissimo l’esposizione

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Verona Tra scienza e mistero

Formella del portale di San Zeno

Formella del portale di San Zeno

Dall’8 al 10 ottobre si terrà il 29° incontro internazionale organizzato dalla rivista di astrologia Astra, ad Arco di Trento, a discutere di ciò che si trova “Tra scienza e mistero”.

Una viva descrizione del mondo ultraterreno fu data Giacomino da Verona (1255 – 1260 ca.) un poeta veronese. Era un francescano. Come tutti gli ecclesiastici conosceva la lingua latina, anche se utilizzava il dialetto veronese stretto per comunicare coi popolani in gran parte analfabeti. Con ogni probabilità si serviva dei poemetti da lui scritti (De Babilonia civitate infernali e il De Jerusalem celesti) durante le prediche o nelle funzioni religiose del sabato e della domenica. L’inferno, afferma, è una città di fuoco e rovi, con demoni orrendi, nel quale hanno luogo terribili torture e dove riecheggiano lamenti e urla strazianti.

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Verona Piazza San Nicolò

Commozione dietro una panchina anti-bivacco

Pianto per panchina anti-bivacco

]Il Sindaco Flavio Tosi e l’assessore all’Arredo urbano Luigi Pisa hanno inaugurato (24/09/2010)
piazza San Nicolò al termine dei lavori di riqualificazione iniziati lo scorso gennaio.
I lavori hanno riguardato l’eliminazione del tratto di strada di fronte alla chiesa per la realizzazione del sagrato da congiungere alla piazza; la nuova pavimentazione; la creazione di nuove aiuole; l’inserimento di nuove piantumazioni e di nuovi elementi di arredo.
Don Roberto Vinco, parroco di San Nicolò, ringrazia ma osserva le panchine anti-bivacco che paiono la negazione della piazza come spazio concreto e simbolico dell’accoglienza.

Penso che le panchine anti-bivacco non siano frutto di un atteggiamento razzista dell’attuale amministrazione comunale… no! no! La causa è la mancanza di fantasia.
Per questo motivo propongo all’attuale amministrazione alcune varianti alla tradizionale panchina anti-bivacco, ormai in disuso.
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Panchina per leggere i libri

Panchina per leggere i libri

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Giuseppe Zamboni e e l’Unità d’Italia (12)

Casa del Clero, Verona

Casa del Clero, Verona

Sulla Casa del Clero, Via Pietà Vecchia, 2 (a fianco della Cattedrale) si trova l’iscrizione
Qui il 25 luglio 1846 morì il fisico Giuseppe Zamboni inventore dell’elettromotore perpetuo. Lo ricorda anche un busto di marmo nell’androne di ingresso dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, Via Leoncino, 6 – Palazzo Erbisti.
Immagino che frugando nella memoria tra le conoscenze del periodo scolastico non si trovi alcun collegamento tra l’elettricità e il nome di Giuseppe Zamboni. Infatti si tratta di un personaggio noto solo ad alcuni addetti ai lavori e pure a pochi suoi attuali concittadini. Eppure un pezzetto di storia della fisica, per nulla trascurabile, è stata da lui costruita grazie al suo contributo.
Giuseppe Zamboni (Arbizzano, 1º giugno 1776 – Verona, 25 luglio 1846) è stato un abate e fisico italiano, padre dell’elettromotore perpetuo. È conosciuto come l’inventore, nel 1812, della pila a secco.
Fu avviato agli studi di filosofia e teologia, come spesso accadeva in quell’epoca, visto che il seminario forniva anche una buona preparazione culturale. A soli 23 anni, nel 1800, fu nominato abate e chiamato a insegnare filosofia nella scuola comunale di S. Sebastiano, che poteva considerarsi l’università locale. Oggi resta l’antica facciata del complesso originario e l’attuale edificio ospita la sede della Biblioteca Civica in cui sono conservati i suoi manoscritti, i libri e gli articoli da lui pubblicati. Nel 1805 ebbe il riconoscimento degli studi fatti nel campo della elettrologia e ottenne l’incarico di professore di “Fisica sperimentale e matematica applicata” all’Imperial Regio Convitto, divenuto poi con proclama napoleonico l’attuale Liceo Classico Scipione Maffei.
Le pile, dette “a secco”, erano costruite con materiali che l’abate riteneva avessero i migliori effetti elettromotori senza l’intervento apparente di processi chimici, i quali lentamente modificavano i metalli e degradavano le prestazioni della pila.
L’applicazione pratica dell’energia elettrica prodotta dalle pile fu un obiettivo dello Zamboni sin dall’inizio delle sue sperimentazioni. Nel 1812 scriveva che “è troppo naturale il pensiero di tale applicazione, perché dato un modo oscillatorio non è certo difficile produrre con esso il moto circolare di una ruota”. Per realizzare il suo progetto aveva un fedele alleato, il meccanico del laboratorio di fisica dell’Istituto in cui insegnava, Carlo Streizig (macchinista del gabinetto fisico del Regio Liceo), che era anche orologiaio.
Alcuni orologi sono conservati al Liceo Maffei di Verona (due orologi originali esteticamente assai pregevoli senza però le relative pile). Un pendolo completo di pile originali datato 1830, funzionante ancora nel 1930, è conservato al Museo di Storia della Fisica del dell’Università di Padova.
http://www.grigiotorino.it/progettomeg/art06.htm

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Arrivare a Verona… per il Tocatì

tocatiIn questo fine settimana di settembre (24, 25, 26 settembre 2010) si tiene nel centro storico di Verona l’ottava Edizione di Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi in Strada.
Come raggiungere il centro storico? 

Per arrivare a Verona in auto
SS 11- Padana Superiore: Milano – Venezia
(Brescia – Verona – Vicenza – Padova – Mestre)
SS 12 – Dell’Abetone e del Brennero (Bolzano – Trento – Verona – Modena – Lucca)
SS 62 – Della Cisa: Verona – Parma
SS 434 – Transpolesana Verona – Rovigo
A4 – Autostrada Serenissima Milano – Venezia L’uscita migliore dell’autostrada è Verona Sud. Per arrivare in centro, percorri il lungo viale del Lavoro. Giunto a porta Nuova prosegui. Conviene poi lasciare la macchina al parcheggio Cittadella, Piazza Cittadella o al parcheggio Arena, Via M. Bentegodi 8, comodissimi per raggiungere il centro.
Se provieni dalla A22 (Modena-Brennero) esci a Verona Nord.
Il Club Camperisti Veronesi, in occasione del Tocatì organizza il 3° raduno camper “Città di Verona”.
Puoi trovare un parcheggio attrezzato per camperisti, custodito dalle ore 08.00 alle ore 19.00 in via Dalla Bona, nei pressi della fine della tangenziale proveniente dal casello di Verona Nord, nelle vicinanze della stazione ferroviaria.
http://www.comune.verona.it/veronaforkids/pagComemimuovo.htm
Se invece arrivi in treno, uscito dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova sali su uno dei numerosi autobus che raggiungono piazza Bra.

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