Centro

Verona si veste di luce

Entrata in piazza Bra

Entrata in piazza Bra

Ieri pomeriggio (2 dicembre 2010) sono state accese le luminarie natalizie posizionate sui principali monumenti, vie e piazze della città. Alla cerimonia di accensione, svolta sulla scalinata di Palazzo Barbieri, erano presenti il sindaco di Verona, Flavio Tosi, l’assessore al Commercio Enrico Corsi.
“Il progetto ‘Verona si veste di luce’ rende più bella e viva la città” ha dichiarato l’assessore, “dà nuovo slancio alle attività economiche cittadine.”

Il progetto sta anche mettendo in luce altri aspetti della città di Verona.
La sua fragilità, già drammaticamente evidenziata dalle alluvioni e dalle frane dei giorni scorsi… oggi, 3 novembre, è stata imposta all’attenzione dalla ceduta di una volta della rete fognaria in via Centro, all’altezza del Monumento.
Il giornale quotidiano della città ne fa solamente un problema di traffico. Forse sarebbe necessario chiedersi anche perché.

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Il presepe dei soldati a San Giovanni in Foro, Verona

San Giovanni in Foro

San Giovanni in Foro

L’Avvento è iniziato e nelle chiese è iniziata la preparazione dei presepi. Sabato 4 dicembre, nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona, verrà inaugurata la 27 mostra internazionale del presepio nell’arte e nella tradizione.
Nella chiesa di San Giovanni in Foro si trova una piccola curiosità. La chiesa di San Giovanni in Foro a Verona presumibilmente risale al XII secolo. Sorge lungo corso Portoni Borsari, elegante via pedonale della città.
L’esterno presenta una sepoltura in marmo, con croce e stemmi e un trittico sovrapposto. Il campanile è in cotto.
Parte preziosa della chiesa è considerato il portalino rinascimentale, scolpito da Gerolamo Giolfino, recante ai lati dell’arco e alla sua sommità le statue dei Santi Giovanni Evangelista, Pietro e Giovanni Battista.

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Verona, i mercatini di Natale

Mercatini, bancarelle e sapori

Mercatini, bancarelle e sapori

Se arrivi a Verona in una di queste sere sarai attirato da forti profumi di dolci, mandorlato, salsicce… Una luce diffusa ti guida. Un via vai di ragazze, ragazzi, signore incappucciate e uomini. E finalmente quando raggiungerai quest’aria di festa, ti troverai nella centralissima Piazza Dante.
Trovarsi nel Mercatino di Natale di Verona significa passeggiare magicamente in una parte di Norimberga, nei tradizionali Christkindlesmarkt, i mercatini di Natale di Norimberga.
Circa trenta bancarelle in legno propongono addobbi e ghirlande, il Gluhwein (vin brulè) e i dolci tipici Lebkuchen e Stollen, oltre al pane tipico e alle salsicce.
Gli espositori, che provengono dalla Germania, offrono prodotti tipici dell’artigianato tedesco come le pantofole in feltro, le candele, le decorazioni natalizie, i giocattoli in legno, i maglioni in lana e specialità gastronomiche come le salsicce di Norimberga con i crauti, la birra, i biscotti di panpepato, i dolci natalizi tradizionali a base di miele, frutta secca e spezie.

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Carlotta Aschieri e l’annessione di Verona al regno d’Italia

Verona, via Mazzini

Verona, via Mazzini

La sera del 6 ottobre 1866 dal palazzo sopra al caffè Zampi (poi bar Motta, oggi negozio di biancheria intima) venne srotolato un grande tricolore. I soldati austriaci, infuriati, presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.

Una testimonianza dei fatti accaduti a Verona il 6 ottobre 1866 è contenuta in una lettera che Maria Anna De Stefani spedisce alla nonna Maria Gradenigo Bizio a Venezia.
Venne scritta sei giorni dopo quei fatti, il 12 ottobre 1866, quando Verona non era ancora italiana.

Carissima Nonna!

La faccenda un po’ seria l’avrà udita già raccontare, nondimeno voglio fargliene il ragguaglio.
La Guardia Nazionale faceva la sua prima comparsa e per tutto risuonavano i più clamorosi evviva. Uscita che fu e divisa in più parti a far guardia la folla anch’essa si disperse, e molta di questa si avviò verso la piazza Bra.
Passando per la Via Nuova gridarono unanime fuori la bandiera. I loro desideri furono subito paghi, e la festa proseguiva con ordine essendo stato permesso il farlo anche dal comandante Jacobo.
Giunti in Bra gli stessi gridi si fecero udire ed alcuni ufficiali ch’erano seduti al caffè fecero eco agli evviva.
Durante ciò un zelante ufficiale istriano sfoderò la spada e si diede a stracciare i biglietti, attaccati per tutto, con stampato: Vogliamo l’Italia Una e Vittorio Emmanuello per nostro Re costituzionale.
Poi diede più colpi sulla schiena alle persone a lui vicine, e veduti ben 12 Garibaldini che passeggiavano assieme andò loro incontro con la spada sguainata.
A quest’atto un d’essi tolta una sedia e voltosi al popolo, che un po’ intimorito si allontanava gridò: Veronesi vili o prodi! Ed alzata la sedia la diede su d’una tempia all’ufficiale insolente che sull’istante morì.
Allora fu un serra serra, da una parte s’adropavan le spade dall’altra si facevano volare e sassi e sedie.
La generale chiamata suonò e tutti i soldati uscirono dalla gran guardia. Il coraggio dei veronesi questa volta si mostrò, poiché, ad onta della quantità dei soldati, assalirono quattro volte gli austriaci e pare che quest’ultimi abbiano avuto la peggio.
Un tenente, due ufficiali e alcuni soldati semplici restarono morti e 15 ufficiali feriti, chi gravemente e chi leggermente.
Di civili restò uccisa una donna che rifuggitasi in un caffè fu sorpresa là entro, trapassata con la bajonetta e poi calpestata col calcio del fucile. Il marito per difenderla riportò molte ferite, ed anzi l’altr’jeri morì. Fu ferito ancora un Garibaldino e qualcun altro.
… Maria Anna

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Verona, annessione all’Italia

Verona, Porta Nuova

Verona, Porta Nuova

Il 3 ottobre 1866 con la Pace di Vienna cessarono le ostilità tra Italia e Austria. Il 6 ottobre al Municipio di Verona fu concesso che fosse pubblicata la notizia. Al caffè Zampi (oggi bar Motta) ci furono manifestazioni di giubilo e la polizia asburgica, anche se prossima a cedere il Veneto all’Italia, le represse. Dal palazzo sopra al bar venne srotolato un grande tricolore. I soldati infuriati picchiarono un bambino vestito da garibaldino e presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.
Le truppe italiane entrarono in Verona il 16 ottobre da porta Vescovo. Sfilarono tra due ali di folla e con le campane a festa. Lo stesso giorno l’ultimo battaglione austriaco abbassò la bandiera imperiale alla Gran Guardia Nuova.
Il 21-22 ottobre 1866 si tenne il plebiscito per l’annessione di Verona al Regno d’Italia: la città rispose con 88.864 persone favorevoli e 50 contrari.
Il risultato rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. Infatti la votazione era palese, con schede di colore diverso per il Sì e per il No, che andavano inoltre poste in due urne separate.

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Vittorio Sgarbi pronto a lavorare con Verona

Palazzo della Gran Guardia, Verona

Palazzo della Gran Guardia, Verona

Come commissario del Padiglione Italia nella Biennale di Venezia, che si terrà nel 2011 durante il 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia, Sgarbi ha annunciato di voler organizzare una “biennale diffusa”. Ogni capoluogo regionale avrà, spiega Sgarbi, parallelamente alla mostra veneziana, una mostra con artisti di quella regione.
La possibilità che Verona diventi sede per la “biennale diffusa” è nata durante una conversazione telefonica tra il critico e l’assessore alla cultura dell’amministrazione comunale di Verona Mimma Perbellini.
Sgarbi sta già pensando in concreto: «Gli artisti del Veneto potrebbero essere un centinaio, divisi in sette categorie: pittura, scultura, grafica, fotografia, video, ceramica e design. La Gran Guardia potrebbe ospitare benissimo l’esposizione

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Verona Tra scienza e mistero

Formella del portale di San Zeno

Formella del portale di San Zeno

Dall’8 al 10 ottobre si terrà il 29° incontro internazionale organizzato dalla rivista di astrologia Astra, ad Arco di Trento, a discutere di ciò che si trova “Tra scienza e mistero”.

Una viva descrizione del mondo ultraterreno fu data Giacomino da Verona (1255 – 1260 ca.) un poeta veronese. Era un francescano. Come tutti gli ecclesiastici conosceva la lingua latina, anche se utilizzava il dialetto veronese stretto per comunicare coi popolani in gran parte analfabeti. Con ogni probabilità si serviva dei poemetti da lui scritti (De Babilonia civitate infernali e il De Jerusalem celesti) durante le prediche o nelle funzioni religiose del sabato e della domenica. L’inferno, afferma, è una città di fuoco e rovi, con demoni orrendi, nel quale hanno luogo terribili torture e dove riecheggiano lamenti e urla strazianti.

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Verona Piazza San Nicolò

Commozione dietro una panchina anti-bivacco

Pianto per panchina anti-bivacco

]Il Sindaco Flavio Tosi e l’assessore all’Arredo urbano Luigi Pisa hanno inaugurato (24/09/2010)
piazza San Nicolò al termine dei lavori di riqualificazione iniziati lo scorso gennaio.
I lavori hanno riguardato l’eliminazione del tratto di strada di fronte alla chiesa per la realizzazione del sagrato da congiungere alla piazza; la nuova pavimentazione; la creazione di nuove aiuole; l’inserimento di nuove piantumazioni e di nuovi elementi di arredo.
Don Roberto Vinco, parroco di San Nicolò, ringrazia ma osserva le panchine anti-bivacco che paiono la negazione della piazza come spazio concreto e simbolico dell’accoglienza.

Penso che le panchine anti-bivacco non siano frutto di un atteggiamento razzista dell’attuale amministrazione comunale… no! no! La causa è la mancanza di fantasia.
Per questo motivo propongo all’attuale amministrazione alcune varianti alla tradizionale panchina anti-bivacco, ormai in disuso.
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Panchina per leggere i libri

Panchina per leggere i libri

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Giuseppe Zamboni e e l’Unità d’Italia (12)

Casa del Clero, Verona

Casa del Clero, Verona

Sulla Casa del Clero, Via Pietà Vecchia, 2 (a fianco della Cattedrale) si trova l’iscrizione
Qui il 25 luglio 1846 morì il fisico Giuseppe Zamboni inventore dell’elettromotore perpetuo. Lo ricorda anche un busto di marmo nell’androne di ingresso dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, Via Leoncino, 6 – Palazzo Erbisti.
Immagino che frugando nella memoria tra le conoscenze del periodo scolastico non si trovi alcun collegamento tra l’elettricità e il nome di Giuseppe Zamboni. Infatti si tratta di un personaggio noto solo ad alcuni addetti ai lavori e pure a pochi suoi attuali concittadini. Eppure un pezzetto di storia della fisica, per nulla trascurabile, è stata da lui costruita grazie al suo contributo.
Giuseppe Zamboni (Arbizzano, 1º giugno 1776 – Verona, 25 luglio 1846) è stato un abate e fisico italiano, padre dell’elettromotore perpetuo. È conosciuto come l’inventore, nel 1812, della pila a secco.
Fu avviato agli studi di filosofia e teologia, come spesso accadeva in quell’epoca, visto che il seminario forniva anche una buona preparazione culturale. A soli 23 anni, nel 1800, fu nominato abate e chiamato a insegnare filosofia nella scuola comunale di S. Sebastiano, che poteva considerarsi l’università locale. Oggi resta l’antica facciata del complesso originario e l’attuale edificio ospita la sede della Biblioteca Civica in cui sono conservati i suoi manoscritti, i libri e gli articoli da lui pubblicati. Nel 1805 ebbe il riconoscimento degli studi fatti nel campo della elettrologia e ottenne l’incarico di professore di “Fisica sperimentale e matematica applicata” all’Imperial Regio Convitto, divenuto poi con proclama napoleonico l’attuale Liceo Classico Scipione Maffei.
Le pile, dette “a secco”, erano costruite con materiali che l’abate riteneva avessero i migliori effetti elettromotori senza l’intervento apparente di processi chimici, i quali lentamente modificavano i metalli e degradavano le prestazioni della pila.
L’applicazione pratica dell’energia elettrica prodotta dalle pile fu un obiettivo dello Zamboni sin dall’inizio delle sue sperimentazioni. Nel 1812 scriveva che “è troppo naturale il pensiero di tale applicazione, perché dato un modo oscillatorio non è certo difficile produrre con esso il moto circolare di una ruota”. Per realizzare il suo progetto aveva un fedele alleato, il meccanico del laboratorio di fisica dell’Istituto in cui insegnava, Carlo Streizig (macchinista del gabinetto fisico del Regio Liceo), che era anche orologiaio.
Alcuni orologi sono conservati al Liceo Maffei di Verona (due orologi originali esteticamente assai pregevoli senza però le relative pile). Un pendolo completo di pile originali datato 1830, funzionante ancora nel 1930, è conservato al Museo di Storia della Fisica del dell’Università di Padova.
http://www.grigiotorino.it/progettomeg/art06.htm

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Arrivare a Verona… per il Tocatì

tocatiIn questo fine settimana di settembre (24, 25, 26 settembre 2010) si tiene nel centro storico di Verona l’ottava Edizione di Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi in Strada.
Come raggiungere il centro storico? 

Per arrivare a Verona in auto
SS 11- Padana Superiore: Milano – Venezia
(Brescia – Verona – Vicenza – Padova – Mestre)
SS 12 – Dell’Abetone e del Brennero (Bolzano – Trento – Verona – Modena – Lucca)
SS 62 – Della Cisa: Verona – Parma
SS 434 – Transpolesana Verona – Rovigo
A4 – Autostrada Serenissima Milano – Venezia L’uscita migliore dell’autostrada è Verona Sud. Per arrivare in centro, percorri il lungo viale del Lavoro. Giunto a porta Nuova prosegui. Conviene poi lasciare la macchina al parcheggio Cittadella, Piazza Cittadella o al parcheggio Arena, Via M. Bentegodi 8, comodissimi per raggiungere il centro.
Se provieni dalla A22 (Modena-Brennero) esci a Verona Nord.
Il Club Camperisti Veronesi, in occasione del Tocatì organizza il 3° raduno camper “Città di Verona”.
Puoi trovare un parcheggio attrezzato per camperisti, custodito dalle ore 08.00 alle ore 19.00 in via Dalla Bona, nei pressi della fine della tangenziale proveniente dal casello di Verona Nord, nelle vicinanze della stazione ferroviaria.
http://www.comune.verona.it/veronaforkids/pagComemimuovo.htm
Se invece arrivi in treno, uscito dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova sali su uno dei numerosi autobus che raggiungono piazza Bra.

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