Storia
Scritto Domenica 26 Settembre 2010 da Renzo Zanoni

Casa del Clero, Verona
Sulla Casa del Clero, Via Pietà Vecchia, 2 (a fianco della Cattedrale) si trova l’iscrizione
Qui il 25 luglio 1846 morì il fisico Giuseppe Zamboni inventore dell’elettromotore perpetuo. Lo ricorda anche un busto di marmo nell’androne di ingresso dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, Via Leoncino, 6 – Palazzo Erbisti.
Immagino che frugando nella memoria tra le conoscenze del periodo scolastico non si trovi alcun collegamento tra l’elettricità e il nome di Giuseppe Zamboni. Infatti si tratta di un personaggio noto solo ad alcuni addetti ai lavori e pure a pochi suoi attuali concittadini. Eppure un pezzetto di storia della fisica, per nulla trascurabile, è stata da lui costruita grazie al suo contributo.
Giuseppe Zamboni (Arbizzano, 1º giugno 1776 – Verona, 25 luglio 1846) è stato un abate e fisico italiano, padre dell’elettromotore perpetuo. È conosciuto come l’inventore, nel 1812, della pila a secco.
Fu avviato agli studi di filosofia e teologia, come spesso accadeva in quell’epoca, visto che il seminario forniva anche una buona preparazione culturale. A soli 23 anni, nel 1800, fu nominato abate e chiamato a insegnare filosofia nella
scuola comunale di S. Sebastiano, che poteva considerarsi l’università locale. Oggi resta l’antica facciata del complesso originario e l’attuale edificio ospita la sede della
Biblioteca Civica in cui sono conservati i suoi manoscritti, i libri e gli articoli da lui pubblicati. Nel 1805 ebbe il riconoscimento degli studi fatti nel campo della elettrologia e ottenne l’incarico di professore di “Fisica sperimentale e matematica applicata” all’Imperial Regio Convitto, divenuto poi con proclama napoleonico l’attuale
Liceo Classico Scipione Maffei.
Le pile, dette “a secco”, erano costruite con materiali che l’abate riteneva avessero i migliori effetti elettromotori senza l’intervento apparente di processi chimici, i quali lentamente modificavano i metalli e degradavano le prestazioni della pila.
L’applicazione pratica dell’energia elettrica prodotta dalle pile fu un obiettivo dello Zamboni sin dall’inizio delle sue sperimentazioni. Nel 1812 scriveva che “è troppo naturale il pensiero di tale applicazione, perché dato un modo oscillatorio non è certo difficile produrre con esso il moto circolare di una ruota”. Per realizzare il suo progetto aveva un fedele alleato, il meccanico del laboratorio di fisica dell’Istituto in cui insegnava, Carlo Streizig (macchinista del gabinetto fisico del Regio Liceo), che era anche orologiaio.
Alcuni
orologi sono conservati al Liceo Maffei di Verona (due orologi originali esteticamente assai pregevoli senza però le relative pile). Un pendolo completo di pile originali datato 1830, funzionante ancora nel 1930, è conservato al Museo di Storia della Fisica del dell’Università di Padova.
http://www.grigiotorino.it/progettomeg/art06.htm
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Tag:Arbizzano, Biblioteca Civica, Casa del Clero, Giuseppe Zamboni, Le pile, Le pile a secco, seminario, valpolicella, Verona, Villa Turco-Zamboni
Scritto Martedì 21 Settembre 2010 da Renzo Zanoni
Superato il sottopassaggio ferroviario di viale Piave, dirigendoti verso Porta Nuova, prima del semaforo trovi a sinistra, nei giardini, il monumento al generale Giuseppe Salvatore Pianell
L’iscrizione recita…
AL GENERAL PIANELL / PER CINQUE LUSTRI / COMANDANTE DEL CORPO D’ARMATA DI VERONA / GLI UFFICIALI / 1902 – PER GRATITUDINE DI POPOLO / PROCLAMATO CITTADINO VERONESE / 20 SETTEMBRE 1882 – NELLA INONDAZIONE DEL SETTEMBRE 1882 / IN VERONA RIFULSE / LA SUA GRANDE ANIMA / DI CITTADINO DI SOLDATO – A MONZAMBANO / IL 24 GIUGNO 1866 / COMBATTÉ / CON ONORE DELLE ARMI ITALIANE
Giuseppe Salvatore Pianell nacque a Palermo il 9 novembre 1818. Fu nominato Ministro della Guerra del Regno delle due Sicilie nel luglio 1860, cioè nei giorni dell’Impresa dei Mille. Favorevole a un’alleanza con il Piemonte e all’applicazione della costituzione promulgata da Francesco II, si trovò per questo avversario di buona parte della corte borbonica. Coerente con le sue idee liberali diede le dimissioni dopo poche settimane di ministero e, a seguito della proclamazione del Regno d’Italia, chiese e ottenne di entrare nell’Esercito italiano.
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Tag:unità d'Italia, Verona
Scritto Martedì 14 Settembre 2010 da Renzo Zanoni

Fortificazioni austriache, Peschiera
Castelnuovo del Garda è un comune della Provincia di Verona, vicino a Peschiera e Lazise. Il territorio si estende sulle colline moreniche. L’
11 e il 12 aprile 1848 le truppe austriache agli ordini del generale Thurn und Taxis bruciarono il paese e uccisero con inaudita e bestiale ferocia un gran numero di abitanti compresi donne, vecchi e bambini.
Le insurrezioni anti austriache di Venezia e di Milano del marzo 1848 avevano scosso il rigido apparato militare e poliziesco del Lombardo-Veneto.
Lo stesso maresciallo Radetzky era stato cacciato da Milano e si trovava allo sbando con la sua armata nelle campagne bresciane. Il giorno dopo la evacuazione del Radetzky da Milano, il re di Sardegna Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria. Le avanguardie attraversarono il Ticino, il 5 aprile mentre il grosso dell’esercito raggiungeva l’Oglio. L’8-9 aprile forzava il passaggio del Mincio e si apprestava a operare contro Peschiera o Mantova.
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Tag:castelnuovo del garda, Lago di Garda, unità d'Italia, Verona
Scritto Martedì 31 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Palazzo Barbieri
Giovanni Battista da Persico fu podestà di Verona durante gli anni successivi al congresso di Vienna (1814-1815). È autore della
‘Descrizione di Verona e della sua provincia’ la guida ai monumenti della città di Verona, pubblicata nel 1820.
In quegli anni la struttura urbanistica della città fu al centro di profondi mutamenti.
Nel 1808
il listone fu completamente rifatto. Il progetto venne affidato all’architetto,
Luigi Trezza. Nel 1820 furono eseguiti alcuni
scavi attorno all’Anfiteatro per riportare in vista il basamento dell’edificio, interrato di circa due metri. Fu abbassato anche il piano della Bra di m 0,70 seguendo una linea lievemente inclinata dalla Gran Guardia all’Arena. Valentino Alberti, oste alle Tre Corone in corte Molòn, annota nel suo Diario che dal 31 dicembre 1821 al 5 gennaio 1822
la Bra’ “venne fatta tutta gualìva”.
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Tag:arena, Giovanni Battista da Persico, Piazza Bra, unità d'Italia, Verona
Scritto Giovedì 26 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Garibaldi, piazza Francesco Viviani
Nell’esercito che seguì Garibaldi i gruppi più numerosi erano lombardi, veneti, liguri… Erano barcaioli, ufficiali in aspettativa, possidenti, braccianti, sensali, scrivani, avvocati, scultori, droghieri, capistazione, barbieri, trafficanti, cocchieri… Fra di loro non si capivano, perché ognuno parlava il proprio dialetto. A casa ne tornò poco più della metà.
L’
elenco alfabetico completo di tutti i componenti la spedizione dei Mille fu pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia del 12 novembre 1878.
Dal sito www.esercito.difesa.it/root/garibaldi/i_mille/veneto.pdf
puoi vedere i ritratti di alcuni dei veronesi che parteciparono all’impresa.
Elenco dei veronesi…
Barbesi Alessandro di Gaetano, nato a Verona il 27 luglio 1825, albergatore. http://www.clubdomenica.it/mille/pages/Barbesi%20Alessandro%20-%20Verona.html Aveva 35 anni.
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Tag:Barbesi Alessandro, Barbieri Gerolamo, Bellini Antonio, Biffi Luigi Adolfo, Bisi Giovan Battista, Bonvicini Federico, Bovolone, Bozzola Candido, Butturini Antonio, Caprino Veronese, Castagna Pietro, Cengiarotti Sante, Contro Silvio, Damaso Lipidio, Fabris Placido, Fantoni Giovanni Battista, Fiorentini Pietro, Flessati Giuseppe, Marconzini Giuseppe, Patresi Robert, Patresi Roberto, Prina Luigi, Rizzi Catterino, Rotta Giuseppe, Siliotto Antonio, unità d'Italia, Verona, Villafranca, Zanini Luigi, Zoppi Cesare
Scritto Mercoledì 25 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Zulieta e Romeo al balcone
Vittorio Betteloni (1840-1910) è un poeta italiano nato a Verona. Studente a Pisa è tentato dall’impresa garibaldina del 1860. Dopo la laurea in legge,
“sceglie una consapevole sepoltura nella quieta provincia veronese, senza nemmeno attendere la cosidetta liberazione del 1866.” Dal 1877 insegna letteratura italiana nel Reale Collegio degli Angeli di Verona e collabora ai due quotidiani veronesi, L’Adige e L’Arena.
http://www.betteloni.it/storia.htm
La sua attività poetica appartiene agli anni che seguono la realizzazione dell’unità. Nella penisola italiana si assiste al progressivo affermarsi del Regno d’Italia come stato unitario che porta al dissolvimento degli stati regionali (1861 fine del Regno delle Due Sicilie, 1866 annessione del Veneto, 1870 conquista dello Stato Pontificio). Il nuovo stato unitario è assillato da problemi interni connessi a una economia arretrata e alla presenza di un altissimo indice di analfabetismo.
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Tag:unità d'Italia, Verona, vittorio betteloni, zulieta e romeo
Scritto Domenica 22 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Verona, ponte Risorgimento
Esiste anche una versione femminile, poco conosciuta, della sofferta storia del Risorgimento italiano. Eppure furono molte le donne che militarono nelle associazioni carbonare e parteciparono alle insurrezioni. Si tratta soprattutto di aristocratiche, come del resto, almeno all’inizio, lo furono in gran parte anche gli uomini.
Tonina Marinelli, esule veneta, vestita da garibaldina, fu al fianco del marito durante la spedizione dei Mille. Combatté strenuamente, fu promossa di grado e decorata sul campo di battaglia. Morì a Firenze nel maggio del 1862. La sua memoria fu celebrata in versi da Francesco Dall’Ongaro (1808- 1873; drammaturgo e librettista italiano) autore della canzone che si insegnava a scuola.
E la bandiera di tre colori
sempre è stata la più bella:
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!
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Tag:donne, E la bandiera di tre colori, Il filo che ci unisce, madamaknit, Tonina Marinelli, unità d'Italia, Verona
Scritto Mercoledì 18 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Tracciato della funicolare
Nella settimana di ferragosto i giornali locali e le televisioni annunciano che verrà riaperta la funicolare che portava le persone sulla cima del colle di Castel San Pietro.
La funicolare fu inaugurata il 4 novembre 1941, probabilmente realizzata come mezzo di propaganda per mostrare i progressi tecnici realizzati dal regime fascista. La costruzione della funicolare non era veramente necessaria. La linea è infatti lunga solo 180 metri e il dislivello di soli 55 metri. Questi motivi spiegano anche perché la linea fu abbandonata già nel 1944. I visitatori che volevano godere il panorama della città preferivano infatti salire al colle di Castel San Pietro a piedi.
Della funicolare è ancora oggi possibile vedere il tracciato e la stazione superiore.
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Tag:castel san pietro, funicolare, teatro romano, Verona
Scritto Martedì 17 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Scalone XVI ottobre
Verona fu per tutto l’Ottocento luogo d’origine di persone, provenienti dal mondo cattolico, che si dedicarono all’assistenza dei gruppi sociali più poveri e alla formazione dei giovani.
Zefirino Agostini nacque a Verona il 24 settembre 1813. Passò l’infanzia e la fanciullezza presso i nonni paterni a Terrossa (Verona), dove imparò a leggere e scrivere. Poi frequentò le scuole presso il ginnasio municipale di Verona. A 18 anni entrò nel Seminario vescovile della diocesi. Anche don Nicola Mazza (1790-1865) fu uno dei suoi insegnanti.
Nel 1845 diventò arciprete nella parrocchia dei
santi Nazario e Celso, a Veronetta. Lungo le strade del rione si alternavano ville a casupole in legno. C’era un flusso continuo di persone che avevano lasciato la povertà della montagna e della campagna in cerca di lavoro per sfamare i figli.
Don Zefirino desiderava poter fare qualcosa per le bambine e le ragazze in difficoltà che vivevano nella sua parrocchia.
Dal 1856 alcune giovani dell’Oratorio Mariano cominciarono a dedicare interamente la loro vita all’educazione umana e cristiana di queste ragazze.
Divenne il primo nucleo dal quale nacque la congregazione delle
Orsoline Figlie di Maria Immacolata.
Don Zefirino Agostini è riconosciuto come fondatore e padre spirituale della nascente istituzione.
http://www.orsolineverona.it/; http://www.orsolinefmi.it/storia.htm
Nel 1866 la chiesa fu trasformata in ospedale per accogliere i feriti della battaglia di Custoza.
Don Zefirino morì il 6 aprile 1896 a Verona e la sua salma riposa nella cappella della casa-madre delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata (F.M.I.), che si estende, a Verona, da via Muro Padri a via Paradiso.
È stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1998.
La festa liturgica cade il 24 settembre.
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Tag:Orsoline Figlie di Maria Immacolata, unità d'Italia, Verona, Zefirino Agostini
Scritto Martedì 10 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Verona, Porta Leoni
Dopo il congresso di Vienna (1814-1815) l’Italia fu divisa in una decina di stati. Nel nord est venne costituito il Regno Lombardo-Veneto sotto il controllo dell’Austria. Comprendeva i territori del Veneto, Friuli e Lombardia orientale.
La dominazione austriaca (dal 1815 al 1866) trasformò Verona in una città fortezza. Furono costruite mura, fortificazioni, castelli e ancora caserme, arsenali, edifici militari. Molti di essi sono oggi ancora ben conservati e documentano le raffinate tecniche ingegneristiche e architettoniche dell’Impero Austroungarico.
Il controllo militare e poliziesco della città di Verona divenne molto duro. Tuttavia si diffusero anche a Verona le nuove idee di libertà e la richiesta di costruire uno stato unitario.
Spesso gli incontri, segreti, avvenivano presso il negozio di libri antichi e moderni di Domenico Cesconi, in via Leoni all’Arco antico numero 1838. La libreria si trovava un po’ prima del vicoletto Leoni, già vicolo Ortolano, in fondo al quale si trova il monumentale ingresso di Palazzo Verità (poi Bianchini, Salgari, Tedeschi). Sopra il cornicione, entro un cartiglio, è segnata la cifra “1910″, che rappresenta il vecchio numero civico della casa impresso a stampo, come si usò fino alla riforma del 1871.
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Tag:domenico cesconi, Parco delle Mura di Verona, unità d'Italia, Verona