Storia
Scritto Martedì 25 Gennaio 2011 da Renzo Zanoni

Piazza Bra
Ha a che fare con Hitler. C’erano gli ebrei sopra.
Il
27 gennaio di ogni anno si celebra il
Giorno della Memoria, una ricorrenza istituita con una legge con la quale il Parlamento italiano aderisce alla proposta internazionale di commemorare in questo giorno le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il testo dell’
articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:
“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”
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Tag:discriminazione, giornata della memoria, Piazza Bra, shoah, Verona, zingari
Scritto Martedì 30 Novembre 2010 da Renzo Zanoni

San Giovanni in Foro
L’Avvento è iniziato e nelle chiese è iniziata la preparazione dei presepi. Sabato 4 dicembre, nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona, verrà inaugurata la
27 mostra internazionale del presepio nell’arte e nella tradizione.
Nella chiesa di San Giovanni in Foro si trova una piccola curiosità. La chiesa di San Giovanni in Foro a Verona presumibilmente risale al XII secolo. Sorge lungo corso Portoni Borsari, elegante via pedonale della città.
L’esterno presenta una sepoltura in marmo, con croce e stemmi e un trittico sovrapposto. Il campanile è in cotto.
Parte preziosa della chiesa è considerato
il portalino rinascimentale, scolpito da Gerolamo Giolfino, recante ai lati dell’arco e alla sua sommità le statue dei Santi Giovanni Evangelista, Pietro e Giovanni Battista.
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Tag:Natale, presepe dei soldati, san giovanni in foro, Verona
Scritto Giovedì 4 Novembre 2010 da Renzo Zanoni

Piazza Bra, 4 novembre
Il
4 novembre 1918 il generale Armando Diaz emanava un laconico comunicato
“Le nostre truppe hanno occupato Trento e sono sbarcate a Trieste. Il tricolore sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla Torre di San Giusto. Punte di cavalleria sono entrate a Udine.”
Non molto per ricordare 650.000 italiani caduti, 947.000 feriti e 600.000 dispersi.
La guerra contro l’Austria-Ungheria, iniziata il 24 maggio 1915, era terminata…
La prima guerra mondiale si chiude ufficialmente l’11 novembre 1918, dopo la morte di oltre 15 milioni di uomini e donne, militari e civili.
Il
Sacrario Militare di Redipuglia, il più grande sacrario militare italiano e uno dei più grandi al mondo, venne inaugurato nel 1938. Custodisce le salme di oltre 100.000 caduti della Grande Guerra.
Sulla sommità del massiccio del
Grappa, nel sacrario costruito nel 1935 sono custoditi i resti mortali di 12.615 soldati.
Nel
sacrario di Asiago riposano i resti di 33.086 caduti italiani e i resti di 20.000 caduti austro-ungarici.
La
tomba del Milite Ignoto è una tomba che contiene i resti di un militare morto in guerra, il cui corpo non è stato identificato. È una tomba simbolica che rappresenta tutti coloro che sono morti nei conflitti e non sono mai stati identificati. La pratica di avere una tomba del milite ignoto si è diffusa soprattutto dopo la prima guerra mondiale, una guerra in cui il numero di corpi non identificati fu enorme.
In Italia la salma del milite ignoto venne posta nel monumento a Roma il 4 novembre 1921.
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Tag:4 novembre, Flavio Tosi, Verona
Scritto Giovedì 28 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

La zucca lanterna
La settima festa della zucca si gusta dal 28 al 31 ottobre
a Isola della Scala. La manifestazione è imperniata sulla promozione dei prodotti locali, durante la quale vengono proposti al pubblico dolci e piatti a base di zucca: risotto con la zucca, tortelli di zucca, minestrone di zucca, dolci con la zucca… una festa mangereccia!
Tracce della zucca, che si trovano nel nostro passato veronese, portano direttamente alla festa di Halloween.
Il ciclo vegetativo della zucca si conclude alla fine di ottobre, periodo che presso i popoli dediti all’agricoltura segnava la fine dei raccolti e l’inizio dell’inverno. La vita cambiava radicalmente. Le persone si chiudevano nelle loro case per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali.
Si praticavano dei riti divinatori che riguardavano le previsioni metereologiche, i matrimoni e la fortuna.
Si preparavano con un altro frutto simbolo di questo periodo, la mela. Si sbucciava una mela. Più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava.
Il collegamento tra frutti della terra (mele, zucche…) e anime è dovuto al fatto che nelle religioni primitive il culto dei morti era collegato alla terra. I defunti erano sotterrati in attesa di una loro rinascita, come rinasce la pianta dalle sementi inerti interrate.
La zucca scavata e illuminata al suo interno da una candela rappresentava la morte. La zucca era montata su un bastone che il mascherato teneva in mano. Un tabarro, infine, ne copriva la testa e il resto del corpo. La zucca era posta sulla testa e la persona sembrava così molto più alta del normale. Le persone che componevano il piccolo corteo terrifico erano generalmente tre. Gli altri due avevano dei tabarri scuri e un cappellaccio nero in testa. Non portavano una vera e propria maschera sul viso, ma potevano avere il volto dipinto (ad esempio potevano disegnarsi dei baffi) per rendersi meno riconoscibili. Si appostavano fuori dalle stalle e aspettavano che le persone uscissero dai filò. Le persone vedevano questo mascheramento e si spaventavano moltissimo.
Era uno scherzo un po’ macabro che si faceva per spaventare i vecchietti per le strade, che appunto pensavano che la morte li inseguisse.
Il cristianesimo incorporò le vecchie festività pagane conferendo loro un significato compatibile con il suo messaggio. Per questo motivo nell’835 Papa Gregorio IV spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 maggio al 1° novembre,
La nuova festa prese il nome di Halloween, che è la forma contratta di “All Hallows Even” ovvero notte o “Eve” (vigilia) di Ognissanti.
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Tag:festa della zucca, Halloween, isola della scala, Verona
Scritto Lunedì 25 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Verona Cimitero militare austroungarico
Durante le guerre di indipendenza migliaia di giovani lombardi e veneti hanno strenuamente combattuto contro l’Italia e contro il tricolore. All’inizio del 1848 dei sessantuno battaglioni della fanteria imperiale agli ordini di Radetzky nove erano ungheresi, sei cechi, dieci slavi, dodici austriaci e ben ventiquattro lombardo-veneti. Si calcola che il 33 per cento dell’intero esercito austriaco fosse composto da lombardo-veneti,
circa sessantamila tra soldati e ufficiali.
A Solferino avvenne la più lunga e spaventosa battaglia della guerra d’indipendenza italiana. In 14 ore di combattimento persero la vita 14mila militari dell’impero austriaco e 15mila franco-piemontesi. A questa carneficina assistette il ginevrino Henry Dunant rimanendo talmente impressionato dai tormenti degli oltre 40mila feriti abbandonati a se stessi che votò il resto della sua vita a una grande impresa umanitaria: la fondazione della Croce Rossa. In quell’inferno eccelsero per valore e zelo i soldati del Lombardo-Veneto, tanto che il 16° reggimento ne riportò grande onore.
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Tag:annessione, cimitero austroungarico, Verona
Scritto Giovedì 21 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Verona, via Mazzini
La sera del 6 ottobre 1866 dal palazzo sopra al caffè Zampi (poi bar Motta, oggi negozio di biancheria intima) venne srotolato un grande tricolore. I soldati austriaci, infuriati, presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’
uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.
Una testimonianza dei fatti accaduti a Verona il 6 ottobre 1866 è contenuta in una lettera che Maria Anna De Stefani spedisce alla nonna Maria Gradenigo Bizio a Venezia.
Venne scritta sei giorni dopo quei fatti, il 12 ottobre 1866, quando Verona non era ancora italiana.
Carissima Nonna!
…
La faccenda un po’ seria l’avrà udita già raccontare, nondimeno voglio fargliene il ragguaglio.
La Guardia Nazionale faceva la sua prima comparsa e per tutto risuonavano i più clamorosi evviva. Uscita che fu e divisa in più parti a far guardia la folla anch’essa si disperse, e molta di questa si avviò verso la piazza Bra.
Passando per la Via Nuova gridarono unanime fuori la bandiera. I loro desideri furono subito paghi, e la festa proseguiva con ordine essendo stato permesso il farlo anche dal comandante Jacobo.
Giunti in Bra gli stessi gridi si fecero udire ed alcuni ufficiali ch’erano seduti al caffè fecero eco agli evviva.
Durante ciò un zelante ufficiale istriano sfoderò la spada e si diede a stracciare i biglietti, attaccati per tutto, con stampato: Vogliamo l’Italia Una e Vittorio Emmanuello per nostro Re costituzionale.
Poi diede più colpi sulla schiena alle persone a lui vicine, e veduti ben 12 Garibaldini che passeggiavano assieme andò loro incontro con la spada sguainata.
A quest’atto un d’essi tolta una sedia e voltosi al popolo, che un po’ intimorito si allontanava gridò: Veronesi vili o prodi! Ed alzata la sedia la diede su d’una tempia all’ufficiale insolente che sull’istante morì.
Allora fu un serra serra, da una parte s’adropavan le spade dall’altra si facevano volare e sassi e sedie.
La generale chiamata suonò e tutti i soldati uscirono dalla gran guardia. Il coraggio dei veronesi questa volta si mostrò, poiché, ad onta della quantità dei soldati, assalirono quattro volte gli austriaci e pare che quest’ultimi abbiano avuto la peggio.
Un tenente, due ufficiali e alcuni soldati semplici restarono morti e 15 ufficiali feriti, chi gravemente e chi leggermente.
Di civili restò uccisa una donna che rifuggitasi in un caffè fu sorpresa là entro, trapassata con la bajonetta e poi calpestata col calcio del fucile. Il marito per difenderla riportò molte ferite, ed anzi l’altr’jeri morì. Fu ferito ancora un Garibaldino e qualcun altro.
… Maria Anna
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Tag:annessione, Carlotta Aschieri, Verona
Scritto Mercoledì 20 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Verona, Porta Nuova
Il
3 ottobre 1866 con la Pace di Vienna cessarono le ostilità tra Italia e Austria. Il
6 ottobre al Municipio di Verona fu concesso che fosse pubblicata la notizia. Al caffè Zampi (oggi bar Motta) ci furono manifestazioni di giubilo e la polizia asburgica, anche se prossima a cedere il Veneto all’Italia, le represse. Dal palazzo sopra al bar venne srotolato un grande tricolore. I soldati infuriati picchiarono un bambino vestito da garibaldino e presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di
Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.
Le truppe italiane entrarono in Verona il
16 ottobre da porta Vescovo. Sfilarono tra due ali di folla e con le campane a festa. Lo stesso giorno l’ultimo battaglione austriaco abbassò la bandiera imperiale alla Gran Guardia Nuova.
Il
21-22 ottobre 1866 si tenne il plebiscito per l’annessione di Verona al Regno d’Italia: la città rispose con 88.864 persone favorevoli e 50 contrari.
Il risultato rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. Infatti la votazione era palese, con schede di colore diverso per il Sì e per il No, che andavano inoltre poste in due urne separate.
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Tag:annessione, Flavio Tosi, plebiscito, Verona
Scritto Martedì 19 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Cesare Lombroso
101 anni fa moriva
Cesare Lombroso. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all’unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.
I suoi campi di interesse si estendono allo studio delle malattie mentali, delle razze umane e alle applicazioni statistiche alle malattie sociali. Cesare Lombroso resta famoso per la sua
teoria fisiognomica, ossia il tentativo di ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle proprie caratteristiche fisiche (come le già citate misure del cranio o alcune sue deformità).
Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l’ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
Il sogno di portare alla luce il male, il cancro oscuro che si nasconde nell’Uomo e che risiede dentro la sua testa, il nobile tentativo di Lombroso di
preservare la società dal disordine delle azioni malvagie con azioni preventive, andrà incontro a inevitabile fallimento.
Cesare Lombroso
muore a Torino il 19 ottobre 1909.
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Tag:Cesare Lombroso, fisiognomica, Verona
Scritto Venerdì 1 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Santa Teresa
Ricorre oggi la festa liturgica di Santa Teresa di Lisieux e
il Santuario di Tombetta (Borgo Roma)
è in festa.
Thérèse Françoise Marie Martin, meglio conosciuta come Teresa di Lisieux (Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897), è stata una religiosa e mistica francese.
A poco più di quindici anni Teresa entra nella vita monastica nel convento del Carmelo, dove assume il nome di Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo.
Nel 1895 la superiora del monastero, che era sua sorella maggiore, ordinò a Teresa di mettere per scritto la sua ricerca spirituale dell’amore.
Nell’aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di 18 mesi la portò alla morte. Questo periodo di malattia fu accompagnato da una crisi profonda della fede, che lei chiamò “notte della fede”. “Bisogna avere viaggiato sotto questo buio tunnel per comprenderne l’oscurità.”
Fu tentata di abbandonare la sua vocazione e si sentiva spinta all’ateismo e al materialismo e meditò anche il suicidio. Morì a 24 anni, nel 1898.
La vicenda di Thérèse Martin non finisce con la sua morte, ma continua. Il dibattito su Thérèse Martin è tuttora in corso; dibattito teologico, filosofico e più generalmente culturale che ormai ha raggiunto più di 100 anni di storia: 1898 – 2009.
In parte censurati, se non manomessi, gli scritti pubblicati snaturavano la vera figura di Thérèse Martin accreditandone una falsa immagine. Fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi scritti. (Testo integrale dell’edizione critica delle opere complete di Teresa di Lisieux si trova on-line http://bibliotheque.editionsducerf.fr/par%20page/2653/TM.htm)
…

Basilica di Santa Teresa, Verona
Il mito della santa delle rose Nel 1920 viene recapitata a Lisieux la Rosa d’Oro, l’antico omaggio tradizionale del Papa a re, regine e chiese locali.
Tuttavia Thérèse non è la santa tutta buonina e zuccherosa. Per alcuni fu un’anticipatrice delle battaglie femministe, anticlericale, antiautoritaria…
Il papa Pio XI, constatando come la voce di questa carmelitana morta percorresse la Francia e il mondo suscitando emozioni e tenerezze popolari che non corrispondevano per niente alla realtà della vera Teresa, raccomandò al vescovo di Bayeux: “Dite e fate dire che si è resa un po’ troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com’è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand’uomo.”
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Tag:santa teresa, tombetta, Verona
Scritto Mercoledì 29 Settembre 2010 da Renzo Zanoni

Formella del portale di San Zeno
Dall’8 al 10 ottobre si terrà il 29° incontro internazionale organizzato dalla rivista di astrologia Astra, ad
Arco di Trento, a discutere di ciò che si trova “
Tra scienza e mistero”.
Una viva descrizione del mondo ultraterreno fu data Giacomino da Verona (1255 – 1260 ca.) un poeta veronese. Era un francescano. Come tutti gli ecclesiastici conosceva la lingua latina, anche se utilizzava il dialetto veronese stretto per comunicare coi popolani in gran parte analfabeti. Con ogni probabilità si serviva dei poemetti da lui scritti (De Babilonia civitate infernali e il De Jerusalem celesti) durante le prediche o nelle funzioni religiose del sabato e della domenica. L’inferno, afferma, è una città di fuoco e rovi, con demoni orrendi, nel quale hanno luogo terribili torture e dove riecheggiano lamenti e urla strazianti.
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Tag:formella del portale, Giacomino da Verona, san zeno, Tra scienza e mistero, Verona