Storia

Giovanni Battista da Persico e l’Unità d’Italia (9)

Palazzo Barbieri

Palazzo Barbieri


Giovanni Battista da Persico fu podestà di Verona durante gli anni successivi al congresso di Vienna (1814-1815). È autore della ‘Descrizione di Verona e della sua provincia’ la guida ai monumenti della città di Verona, pubblicata nel 1820.
In quegli anni la struttura urbanistica della città fu al centro di profondi mutamenti.
Nel 1808 il listone fu completamente rifatto. Il progetto venne affidato all’architetto, Luigi Trezza. Nel 1820 furono eseguiti alcuni scavi attorno all’Anfiteatro per riportare in vista il basamento dell’edificio, interrato di circa due metri. Fu abbassato anche il piano della Bra di m 0,70 seguendo una linea lievemente inclinata dalla Gran Guardia all’Arena. Valentino Alberti, oste alle Tre Corone in corte Molòn, annota nel suo Diario che dal 31 dicembre 1821 al 5 gennaio 1822 la Bra’ “venne fatta tutta gualìva”.

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Verona garibaldina e l’Unità d’Italia (8)

Garibaldi, piazza Francesco Viviani

Garibaldi, piazza Francesco Viviani

Nell’esercito che seguì Garibaldi i gruppi più numerosi erano lombardi, veneti, liguri… Erano barcaioli, ufficiali in aspettativa, possidenti, braccianti, sensali, scrivani, avvocati, scultori, droghieri, capistazione, barbieri, trafficanti, cocchieri… Fra di loro non si capivano, perché ognuno parlava il proprio dialetto. A casa ne tornò poco più della metà.
L’elenco alfabetico completo di tutti i componenti la spedizione dei Mille fu pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia del 12 novembre 1878.

Dal sito www.esercito.difesa.it/root/garibaldi/i_mille/veneto.pdf
puoi vedere i ritratti di alcuni dei veronesi che parteciparono all’impresa.

Elenco dei veronesi…
Barbesi Alessandro di Gaetano, nato a Verona il 27 luglio 1825, albergatore. http://www.clubdomenica.it/mille/pages/Barbesi%20Alessandro%20-%20Verona.html Aveva 35 anni.

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Vittorio Betteloni e l’Unità d’Italia (7)

Zulieta e Romeo al balcone

Zulieta e Romeo al balcone

Vittorio Betteloni (1840-1910) è un poeta italiano nato a Verona. Studente a Pisa è tentato dall’impresa garibaldina del 1860. Dopo la laurea in legge, “sceglie una consapevole sepoltura nella quieta provincia veronese, senza nemmeno attendere la cosidetta liberazione del 1866.” Dal 1877 insegna letteratura italiana nel Reale Collegio degli Angeli di Verona e collabora ai due quotidiani veronesi, L’Adige e L’. http://www.betteloni.it/storia.htm

La sua attività poetica appartiene agli anni che seguono la realizzazione dell’unità. Nella penisola italiana si assiste al progressivo affermarsi del Regno d’Italia come stato unitario che porta al dissolvimento degli stati regionali (1861 fine del Regno delle Due Sicilie, 1866 annessione del Veneto, 1870 conquista dello Stato Pontificio). Il nuovo stato unitario è assillato da problemi interni connessi a una economia arretrata e alla presenza di un altissimo indice di analfabetismo.

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Tonina Marinelli e l’Unità d’Italia (6)

Verona, ponte Risorgimento

Verona, ponte Risorgimento

Esiste anche una versione femminile, poco conosciuta, della sofferta storia del Risorgimento italiano. Eppure furono molte le donne che militarono nelle associazioni carbonare e parteciparono alle insurrezioni. Si tratta soprattutto di aristocratiche, come del resto, almeno all’inizio, lo furono in gran parte anche gli uomini.
Tonina Marinelli, esule veneta, vestita da garibaldina, fu al fianco del marito durante la spedizione dei Mille. Combatté strenuamente, fu promossa di grado e decorata sul campo di battaglia. Morì a Firenze nel maggio del 1862. La sua memoria fu celebrata in versi da Francesco Dall’Ongaro (1808- 1873; drammaturgo e librettista italiano) autore della canzone che si insegnava a scuola.
E la bandiera di tre colori
sempre è stata la più bella:
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!

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Riapre la funicolare che porta a Castel san Pietro

Tracciato funicolare

Tracciato della

Nella settimana di ferragosto i giornali locali e le televisioni annunciano che verrà riaperta la che portava le persone sulla cima del colle di .
La fu inaugurata il 4 novembre 1941, probabilmente realizzata come mezzo di propaganda per mostrare i progressi tecnici realizzati dal regime fascista. La costruzione della non era veramente necessaria. La linea è infatti lunga solo 180 metri e il dislivello di soli 55 metri. Questi motivi spiegano anche perché la linea fu abbandonata già nel 1944. I visitatori che volevano godere il panorama della città preferivano infatti salire al colle di a piedi.
Della è ancora oggi possibile vedere il tracciato e la stazione superiore.

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Zefirino Agostini e l’Unità d’Italia (4)

Scalone XVI ottobre

Scalone XVI ottobre

fu per tutto l’Ottocento luogo d’origine di persone, provenienti dal mondo cattolico, che si dedicarono all’assistenza dei gruppi sociali più poveri e alla formazione dei giovani.
Zefirino Agostini nacque a il 24 settembre 1813. Passò l’infanzia e la fanciullezza presso i nonni paterni a Terrossa (), dove imparò a leggere e scrivere. Poi frequentò le scuole presso il ginnasio municipale di . A 18 anni entrò nel Seminario vescovile della diocesi. Anche don Nicola Mazza (1790-1865) fu uno dei suoi insegnanti.
Nel 1845 diventò arciprete nella parrocchia dei santi Nazario e Celso, a Veronetta. Lungo le strade del rione si alternavano ville a casupole in legno. C’era un flusso continuo di persone che avevano lasciato la povertà della montagna e della campagna in cerca di lavoro per sfamare i figli.
Don Zefirino desiderava poter fare qualcosa per le bambine e le ragazze in difficoltà che vivevano nella sua parrocchia.
Dal 1856 alcune giovani dell’Oratorio Mariano cominciarono a dedicare interamente la loro vita all’educazione umana e cristiana di queste ragazze.
Divenne il primo nucleo dal quale nacque la congregazione delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata.
Don Zefirino Agostini è riconosciuto come fondatore e padre spirituale della nascente istituzione.
http://www.orsolineverona.it/; http://www.orsolinefmi.it/storia.htm
Nel 1866 la chiesa fu trasformata in ospedale per accogliere i feriti della battaglia di Custoza.
Don Zefirino morì il 6 aprile 1896 a e la sua salma riposa nella cappella della casa-madre delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata (F.M.I.), che si estende, a , da via Muro Padri a via Paradiso.
È stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1998.
La festa liturgica cade il 24 settembre.

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Domenico Cesconi e l’Unità d’Italia (3)

Verona, Porta Leoni

Verona, Porta Leoni

Dopo il congresso di Vienna (1814-1815) l’Italia fu divisa in una decina di stati. Nel nord est venne costituito il Regno Lombardo-Veneto sotto il controllo dell’Austria. Comprendeva i territori del Veneto, Friuli e Lombardia orientale.
La dominazione austriaca (dal 1815 al 1866) trasformò Verona in una città fortezza. Furono costruite mura, fortificazioni, castelli e ancora caserme, arsenali, edifici militari. Molti di essi sono oggi ancora ben conservati e documentano le raffinate tecniche ingegneristiche e architettoniche dell’Impero Austroungarico.

Il controllo militare e poliziesco della città di Verona divenne molto duro. Tuttavia si diffusero anche a Verona le nuove idee di libertà e la richiesta di costruire uno stato unitario.
Spesso gli incontri, segreti, avvenivano presso il negozio di libri antichi e moderni di , in via Leoni all’Arco antico numero 1838. La libreria si trovava un po’ prima del vicoletto Leoni, già vicolo Ortolano, in fondo al quale si trova il monumentale ingresso di Palazzo Verità (poi Bianchini, Salgari, Tedeschi). Sopra il cornicione, entro un cartiglio, è segnata la cifra “1910″, che rappresenta il vecchio numero civico della casa impresso a stampo, come si usò fino alla riforma del 1871.

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Daniele Comboni e l’Unità d’Italia (1)

Piazza Isolo, Daniele Comboni

Piazza Isolo, Daniele Comboni

Si stanno preparando le celebrazioni per il 150 anniversario dell’unificazione dell’Italia. Chi viveva a nel 1861? Quale clima culturale si respirava?

17 marzo 1861 Proclamazione del Regno d’Italia.
18 marzo 1861 Daniele Comboni arriva a con sette ragazzi africani riscattati dalla schiavitù. Nel gennaio 1861 era stato inviato ad Aden da don Nicola Mazza con l’incarico di riscattare alcuni ragazzi africani da educare a .

Daniele Comboni (1831-1881) è il fondatore dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù e delle Pie Madri della Nigrizia.
Comboni aveva un’illimitata fiducia nelle capacità dei popoli africani e si prefisse la fondazione di scuole in cui formare medici, insegnanti, preti e suore africani. Diede vita alla rivista Nigrizia. Combatté contro la schiavitù fino alla morte, avvenuta nel 1881, a soli cinquant’anni, a causa di un’epidemia di colera che colpì Khartoum.

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Verona Santa Teuteria e Tosca

Verona, Santa Teuteria e Tosca

Verona, Santa Teuteria e Tosca

Per chi in questi giorni rimane in città vi sono interessanti e numerosi luoghi da scoprire. Domenica 1 agosto è offerta l’opportunità di visitare il Sacello di Santa Teuteria e Tosca (Corso Cavour, Verona) e la Madonna del Carmelo a Vilmezzano di .

In una piccola piazza sul lato destro di Corso Cavour, a poche decine di metri dalla romana Porta dei Borsari si trova, imponente e maestosa, la millenaria chiesa dei Santissimi Apostoli.
Dalla sacrestia si accede al sacello (sepolcro) delle Sante Teuteria e Tosca: una piccola chiesa edificata nel quinto secolo sopra una zona cimiteriale romana. È una delle chiese più antiche del Veneto.
Le sue antiche mura conservano il trecentesco sarcofago in marmo rosso delle Sante. La leggenda narra che Tosca, sorella di S. Procolo, si era ritirata in preghiera e meditazione in un luogo solitario di Verona. Qui fu raggiunta da Teuteria, figlia del re d’Inghilterra, che sfuggiva alle insidie di Osvaldo, pretendente indesiderato. Per difendersi dai sicari dell’uomo, le due ragazze si rifugiarono in una grotta, la cui imboccatura venne chiusa, per miracolo, da spesse ragnatele, mettendo le due vergini al sicuro. Le due vissero insieme per il resto della vita e morirono nel 263 d.C.

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La bella Angiolina e il brigante Falasco

Rifugio del Falasco

Rifugio del Falasco

Incontri in Valpantena. Itinerari per una gita

Il rapimento della bella Angiolina Nel 1675 il conte Provolo Giusti, per mano dei suoi scagnozzi, sequestrò la bella Angela Lonardi, che stava per sposare il fidanzato, il marchese Lionello Sagramoso. Un atto di arroganza e di sopraffazione simile alla storia di Renzo e Lucia, raccontata nei Promessi Sposi.

L’amore della bella Angela Lonardi venne immortalata in una canzone popolare.
O Angiolina, bell’Angiolina,
innamorato io son di te,
innamorato da l’altra sera
quando venni a ballar con te.

E la s’ha messo la veste rossa
e le scarpette come rose,
e le scarpette come rosette,
fatte apposta per ben ballar.

La triste storia è stata raccontata, a fine Ottocento, dall’abate Pietro Caliari. Il romanzo è stato ristampato dalla Comunità parrocchiale di Santa Maria in Stelle.

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