Storia
Scritto Venerdì 12 Marzo 2010 da Renzo Zanoni
Cristina Simonelli, docente dello Studio teologico San Zeno di Verona, vive in un accampamento Rom a Verona. Presenta Sette stanze, sette brevi riflessioni su Leopoldina Naudet, fondatrice dell’Istituto Sorelle della Sacra Famiglia, che ebbe la sua sede in Piazza Cittadella, in vicolo Terese, vicino alla Chiesa delle Stimmate, e poi alla chiesa di San Domenico, uno dei capolavori del barocco veronese, in via del Pontiere, poco distante dalla tomba di Giulietta.
Leopoldina Naudet nasce nel 1773 a Firenze. Con la sorella viene incaricata dell’educazione dei figli di Leopoldo d’Asburgo Lorena, Granduca di Toscana, poi Imperatore d’Austria. Alla morte dell’Imperatore (1792) sceglie la vita religiosa. Leopoldina arriva a Verona alla fine del 1807. Nel 1816 vede realizzarsi il suo sogno: l’Istituto delle Sorelle della Sacra Famiglia, da lei fondato, ha una casa, il Convento delle Terese, in Piazza Cittadella, vicino alla Chiesa delle Stimmate. Alle Terese e poi a San Domenico, in via del Pontiere, Leopoldina con le compagne si dedica alla preghiera, alla formazione e all’educazione delle giovani nobili veronesi. Saranno la futura classe dirigente. http://www.sorellesacrafamiglia.it/
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Scritto Sabato 20 Febbraio 2010 da Renzo Zanoni
Gli agenti della Polizia municipale hanno riscontrato in via Biondella 41 transiti contromano in 12 giorni (meno di 4 al giorno!).
I controlli sono scattati a seguito di alcune segnalazioni dei cittadini che lamentavano il fatto che il senso unico, recentemente istituito sulla via, venisse disatteso da molti automobilisti che violavano consapevolmente la segnaletica stradale.
I controlli proseguiranno nelle prossime settimane.
Sinceramente sono sorpreso da questi cittadini senza alcuna occupazione, che segnalano alla polizia delle persone che conoscono, altrimenti non saprebbero che violano ‘intenzionalmente‘ il codice stradale.
A loro vorrei segnalare alcune curiosità da scoprire in via Biondella per non annoiarsi tutta la giornata alla finestra.
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Scritto Venerdì 19 Febbraio 2010 da Renzo Zanoni

L'Adige a Zevio
Anche attorno a un antico guado si scoprono le tradizioni europee della cultura Veneta.
Per qualcuno la storia del Veneto si immobilizza davanti a un leone, altri continuano a scavare.
I lavori di scavo, compiuti dagli archeologi nel territorio di
Zevio, hanno restituito anche in questi giorni grandi quantità di reperti appartenuti agli abitanti della zona, vissuti nell’antichità. Il paese si trova nella pianura veronese, in destra Adige. È luogo abitato fin dalla Preistoria, come confermano le varie scoperte archeologiche.
Alboino, re dei
Longobardi, nel 556 sconfisse e uccise
Cunimondo,
re dei Gepidi, e cercò di inserire i vinti nelle terre conquistate. Dall’inizio del secolo VII fu chiamato
Gebetum. Dal secolo VIII Zevio fu il centro politico-amministrativo di una vasta area a nord e a sud dell’Adige chiamata terra
Gepidana, poi
Zevedana, quindi
Zosana nel periodo Comunale.
Del secolo X si attesta l’esistenza a Zevio, in località Fiume Morto, di uno
“Xenodochio detto di Sant’Andrea“, un ospizio che dava gratuitamente alloggio e assistenza ai pellegrini e alle persone bisognose.
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Scritto Sabato 13 Febbraio 2010 da Renzo Zanoni
La sfilata dei carri allegorici ha attraversato oggi le vie del centro storico della città. La maschera veronese per eccellenza è il Papà del Gnocco, panciuta, gaudente e bonaria. Tiene in mano una forchetta con infilzato il gnocco a simboleggiare l’Abbondanza. E come una volta, dietro il carro dell’Abbondanza, sfilano le maschere: re e regine, duchi e principesse (Barone Sanzeneto, Re Reboano e la sua Corte, il Duca della Pignata, il Re Saltuccio e la Regina Caterina, il Re Teodorico e la sua Corte … ) maschere della tradizione. E poi i personaggi più recenti, nati nei quartieri: Re Sole con la corte dei Burloni (Borgo Milano), El Conte Polenton (Borgo 1° maggio), il Re della Stanga (Croce Bianca), il Re del Magnaron con i suoi dignitari (Montorio), il Re Goloso (rione Golosine), il Duca e la Duchessa della Pearà (Quartiere Indipendenza)… El Bacanal del Gnoco di Verona celebra l’abbondanza che non c’è, ma che per una volta all’anno viene inventata.
Nasce anche per ricordare un evento di pace sociale. Si narra che fra il 1520 e il 1531, in conseguenza delle disastrose inondazioni dell’Adige e delle devastazioni dei Lanzichenecchi, nella città di Verona imperversasse una terribile carestia. Avendo in tale circostanza i “pistori” o fornai cresciuto il prezzo del pane e non volendo far pane né vendere quello già pronto alla popolazione affamata, il 18 giugno 1531 una folla furiosa, nella contrada di San Zeno, assalisse i forni. Il pericolo della rivolta fu tuttavia scongiurato con la distribuzione di pane, vino, burro, farina e formaggio ai poveri da parte di alcuni cittadini benestanti.
Il medico Tommaso Da Vico, uno tra quei misericordiosi, fece pure allestire dei bracieri sulla piazza per preparare un cibo già noto da molto tempo, gli gnocchi.
Dopo di allora ogni anno si rinnovava l’alleanza tra il popolo veronese e i ricchi con la distribuzione di formaggio, burro e farina, ingredienti fondamentali per preparare gli gnocchi. Durante il Venerdì si formava in piazza dei Signori un corteo di maschere (da cui il nome di el bogon, per i giri che effettuavano nella piazza).
Negli anni Trenta al centro della piazza san Zeno era posta un’enorme pentola che cuoceva gli gnocchi. Il primo piatto andava alla massima autorità, che era servita dal Papà del Gnocco in persona. Costui si avvicinava al podestà e prendendo da un piatto un gnocco glielo avvicinava alla bocca dicendo: “Eccelenza lo so che l’è grossa ma l’è la tradission” e si mangiava il boccone, lasciando l’autorità a bocca asciutta. Si apriva così la festa e gli gnocchi venivano distribuiti al popolo in festa. L’aspetto benefico del carnevale veronese era ricordato fino a qualche decennio fa dal carro dell’abbondanza che distribuiva caramelle ma anche piti (tacchini), codeghini (cotechini), galine (galline).
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Scritto Sabato 21 Novembre 2009 da Renzo Zanoni
Volargne, 21 novembre 1944, 65 anni fa
Sopra le città volavano indisturbati gli aerei alleati di pace e colpivano indiscriminatamente obiettivi militari e civili.
Durante la notte, oltre che l’oscuramento, era attuato il coprifuoco. Nessuno poteva girare dopo le 22.00 fino alle 6.00 del mattino. E poi volava a bassa quota un aereo alleato chiamato “Pippo”, che lasciava cadere qualche “ricordo” (bomba) dove scorgeva una luce.
La guerra colpì la Valdadige con tragici bombardamenti sterminatori che causarono tribolazioni, sofferenze e lutti. Le missioni aeree effettuate sulla direttrice Verona – Brennero (Parona, S. Ambrogio, Volargne, Domegliara, Corrubio, Ceraino…), linea ferroviaria strategica per il collegamento con l’Europa settentrionale, furono numerose e centinaia di migliaia le bombe lanciate.
Nel primo pomeriggio di martedì 21 novembre 1944 due caccia bombardieri americani attaccano un convoglio ferroviario, carico di tritolo, in sosta lungo la linea ferroviaria del Brennero. Il primo centrò il treno che esplose, mentre il secondo, fu investito dall’esplosione e si schiantò a terra.
La tremenda esplosione provoca la morte di venti bambini ospiti dell’Istituto “Poverette della Casa di Nazareth” e lascia in macerie il ridente paesino situato lungo la riva destra del fiume Adige.
Il Gruppo Alpini e Pro Loco di Volargne, in collaborazione con il Gruppo culturale “El Casteleto” di Dolcè e A.N.I.C.I. (Associazione Nazionale Interalleati Combattenti d’Italia) promuovono oggi e domani una “Giornata del ricordo” per testimoniare la viva intenzione di non dimenticare gli insegnamenti a volte tragici che la storia ci ha dato.
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Scritto Martedì 29 Luglio 2008 da Magda Beverari
È stato presentato questa mattina dall’assessore alla Cultura Erminia Perbellini lo spettacolo “Pericle principe di Tiro” del Teatro Stabile di Verona che andrà in scena al Teatro Romano da domani, mercoledì 30 luglio, a sabato 2 agosto alle 21.15. Si tratta di una commedia quasi interamente attribuita a Shakespeare databile tra il 1607 e il 1608.Questa tragedia di Shakespeare è una delle meno conosciute. Comunque, anche qui si ritrova il tocco del genio inglese, con vicende affascinanti e la sua eccezionale competenza linguistica ed espressiva.Pericle, principe di Tiro, messo in scena all’inizio del 1608, rappresenta un “momento culminante” nello sviluppo drammaturgico di Shakespeare: inaugura infatti la sua ultima stagione compositiva, quella dei romance, i drammi romanzeschi che affondano le proprie radici nella tradizione narrativa dei poemi dell’antichità. Questo romance narra la vicenda topica dell’eroe positivo: sottoposto a dure prove da parte degli uomini e della Fortuna prove intese come il confronto con bisogni, desideri, ostacoli primari Pericle è colui che, nel suo girovagare per il vasto mare, sa accettarle tutte. In quest’opera di grande suggestione la semplicità della favola arcaica si fonde con un sapiente gioco metateatrale, capace di dar conto di tutte le oscure contraddizioni degli uomini.
Alla conferenza stampa erano presenti Paolo Valerio regista dell’opera, Daniele Pecci interprete di Pericle, gli attori della compagnia teatrale: Claudia Barbieri, Paolo Bufalino, Giulia Cailotto, Andrea De Manincor, Annamaria Ghirardelli, Teodoro Giuliani, Mario Monopoli, Roberto Petruzzelli, Walter Toschi e Roberto Vandelli e Gian Paolo Savorelli direttore artistico dell’Estate Teatrale Veronese. “Quest’opera di Shakespeare non è mai stata rappresentata a Verona – spiega Perbellini -. Il regista, che ha scelto di metterla in scena, 400 anni dopo la sua stesura, ha saputo presentare un allestimento innovativo, coniugando la prosa con altre forma artistiche quali la danza e la fotografia”. Sul palco del Teatro Romano saliranno, oltre agli 11 attori, anche gli 8 ballerini della Rbr Dance Company, diretti dai coreografi Cristiano Fagioli e Cristina Ledri. A fare da cornice allo spettacolo saranno le scenografie di Giuseppe De Filippi Venezia, le fotografie dell’artista internazionale Jerry Uelsmann e le musiche originali di Antonio Di Pofi.
Fino ad oggi i biglietti venduti per le rappresentazioni dell’Estate Teatrale Veronese 2008 sono stati 42.258, dei quali 28.911 solo al Teatro Romano”.
I biglietti sono in vendita a Palazzo Barbieri, angolo via Leoncino n. 61
(tel. 045/8066485 e 045/8066488, ore 10.30-13 e 16-19, dal lunedì al sabato), in tutte le filiali della Banca Popolare di Verona, Box Office di via Pallone 12/a (tel.045/8011154), tramite il circuito Uniticket (numero verde sportelli Unicredit Banca abilitati 800323285), on line su www.geticket.it e tramite call center (tel. 899111178). Nelle sere di spettacolo vendita dei biglietti al Teatro Romano.
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Tag:Pericle principe di Tiro, Shakespeare, spettacoli, spettacolo, teatro romano, Verona
Scritto Domenica 27 Luglio 2008 da Magda Beverari
Nel 1311, Duccio di Boninsegna porta a compimento la grande tavola per l’altare del Duomo di Siena: tutto il popolo accompagna la Maestà, in un clima di grande festa, dalla bottega del pittore alla Cattedrale. Nel capolavoro di Duccio, i senesi sentirono infatti espressa la loro autocoscienza, quella per cui su ogni moneta veniva inciso Sena vetus, civitas Virginis (Antica Siena, città della Vergine) o su ogni documento veniva apposto il Sigillo della Repubblica: la Madonna con il Bambino tra due angeli e l’epigrafe Salvet Virgo Senam veteram, quam signat amenam (Conservi la Vergine l’antica Siena che lei stessa rende bella). È la stessa sensibilità, nella diversità della forma estetica, che anima la preghiera alla Madonna che chiude la Commedia di Dante. La grande tavola – le cui dimensioni erano imponenti, probabilmente circa cm.370×450 – era dipinta su tutti e due i lati: il prospetto tutto dedicato a Maria, il retro a Cristo. Oltre alla grande tavola centrale del prospetto, nella predella, nel tergo e nel coronamento trovavano posto oltre 50 storiette. L’opera di Duccio è così il più grande ciclo di storie di Gesù e Maria mai realizzato. La mostra intende far conoscere al vasto pubblico del Meeting questo capolavoro della pittura medioevale, ripercorrendo la storia della città e dell’artista di cui fu suprema espressione e le vicende che, nei secoli, ne hanno alterato la forma originaria.
La mostra ripercorre la storia dell’opera di Duccio di Buoninsegna invitando il visitatore a considerare la trama di eventi, la coscienza religiosa e l’esperienza umana che con la Maestà si pongono in stretta connessione.
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Tag:Duccio Boninsegna, Duomo, Mostra, Verona
Scritto Venerdì 27 Giugno 2008 da Magda Beverari
Nella sala rossa del palazzo scaligero è stata presentata ieri mattina la terza edizione della rassegna itinerante “Musica nei Castelli”, iniziativa inserita all’interno de “La Provincia in festival”, e organizzata dalle associazioni “A.Gi.Mus. Verona” e “Musica e Incanto”, in collaborazione con l’università e patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Verona, dal Consiglio dei Ministri, dai Ministeri della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali.
Ad esporre il progetto l’assessore alla Cultura popolare Gianni Panato, il presidente dell’associazione A. Gi. Mus. Verona Andrea Scipioni e la responsabile del dipartimento Società Economie Istituzioni – Settore Geografia dell’università di Verona Claudia Robiglio
Questo evento si propone di presentare una rassegna concertistica e culturale che conduce alla scoperta di melodie rinascimentali, barocche, classiche, romantiche ed infine contemporanee..
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Tag:Arte, castelli, Concerti, cultura, eventi, spettacoli, Verona