Scienza
Scritto Mercoledì 9 Febbraio 2011 da Renzo Zanoni

Inquinatore di Sboarina
Una cappa di smog incombe sulla città. La situazione pericolosa per la salute dei cittadini preoccupa ben poco l’Amministrazione Comunale di Verona, tesa più a difendersi che ad analizzare il problema. Per il buon
Federico Sboarina, Assessore allo Sport – Tempo Libero – Ecologia ed ambiente – Edilizia Sportiva, ogni rilevazione è una strumentalizzazione politica e un tentativo di creare allarmismo. L’assessore, forse delirando,
accusa di causare inquinamento coloro che cuociono le bistecche in casa e producono duemila microgrammi al metro cubo di polveri sottili.
Massimo Valsecchi, responsabile del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 20, afferma invece:
«L’inquinamento dell’aria costituisce un reale problema sanitario per la città e secondo i nostri calcoli la cattiva qualità dell’aria che respiriamo comporta ogni anno a Verona la morte prematura di circa 90 persone». Il sito internet del Dipartimento
(http://prevenzione.ulss20.verona.it/) parla di
“complessivo peggioramento della qualità dello stato di salute della popolazione, specie di quella infantile, anziana e di quella sofferente di patologie croniche, che abita la nostra zona”. Inoltre segnala la
“scarsa organicità che ha finora caratterizzato i tentativi politici di fronteggiare una situazione che caratterizza tutta la pianura padana”.
Il dottor
Carlo Pomari responsabile del Servizio di Fisiopatologia respiratoria dell’ospedale Negrar aggiunge:
“Il 18 per cento dei veronesi soffre di problemi respiratori, anche se non tutti vi danno peso”.
Inizia venerdì 11 febbbraio 2011 la seconda fase della ricerca
Il respiro di Verona promosso dall’
ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar e dall’università di Verona.
Per informazioni
http://ufficiostampa.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=9561&id_com=9850
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Tag:amministrazione, ospedale, polveri sottili, università, Verona
Scritto Giovedì 9 Dicembre 2010 da Renzo Zanoni

San Giovanni in Valle
A Santa Lùssia na ponta de ùcia, a Nadal un passo de gal, all’Epifania un passo de strìa e a Sant’Antonio un passo del demonio.
A Santa Lucia (13 dicembre) una punta di spillo,
a Natale (25 dicembre) un passo di gallo,
all’Epifania (6 gennaio) un passo di strega e
a Sant’Antonio (17 gennaio) un passo di demonio.
I proverbi popolari avvisano che ci avviciniamo alla notte più lunga dell’anno, il solstizio d’inverno.
Il 13 dicembre a Verona il Sole sorge alle ore 07:47 e tramonta alle ore 16:34.
Durata del giorno 08:47
Il 25 dicembre il Sole sorge alle ore 07:54 e tramonta alle ore 16:38.
Durata del giorno 08:44
Il 1 gennaio 2011 il Sole sorge alle ore 07:56 e tramonta alle ore 16:43.
Durata del giorno 08:47
Il 6 gennaio 2011 il Sole sorge alle ore 07:56 e tramonta alle ore 16:48.
Durata del giorno 08:52
Il 17 gennaio 2011 il Sole sorge alle ore 07:52 e tramonta alle ore 17:01.
Durata del giorno 09:09
La durata della luce del giorno dopo Natale inizia ad aumentare, ad allungarsi, prima come una punta di spillo, poi un po’ di più, come un passo di gallo…
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Tag:santa lucia, solstizio, Verona
Scritto Martedì 30 Novembre 2010 da Renzo Zanoni

Il nuovo polo chirurgico in costruzione
Oggi nell’area dell’ospedale di Borgo Trento
viene inaugurato il grande
polo chirurgico, intitolato al prof.
Pietro Confortini, pioniere dai trapianti renali in Italia. L’imponente struttura è dotata di 33 sale operatorie, con una potenzialità operativa di circa 120 interventi chirurgici al giorno, 24 diverse specialità di area chirurgica, compresi i trapianti, con tecnologie di avanguardia.
L’inaugurazione oggi, 30 novembre 2010, alle ore 15, alla presenza di numerose autorità nazionali, regionali e locali.
Le origini degli Istituti Ospitalieri, oggi Azienda Ospedaliera di Verona risalgono ai primi anni del Cinquecento. Oggi l’azienda opera su due sedi: l’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento e l’Ospedale policlinico “Gianbattista Rossi” di Borgo Roma. Il nucleo storico dell’Azienda è l’Ospedale di Borgo Trento la cui origine risale all’antico ospedale situato in piazza Bra e denominato Santa Casa della Misericordia.
Nel 1800 la Santa Casa della Misericordia era inadatta a soddisfare le esigenze sanitarie e sociali della città. Al suo posto fu individuato il convento di Sant’Antonio al Corso in via Valverde. Il Comune acquistò l’ex ospedale della Bra e lo fece demolire fra il 1819 ed il 1820 per realizzare al suo posto Palazzo Barbieri, sede attuale dell’Amministrazione Comunale.
Nel 1895 il cavalier Alessandro Alessandri destinava un lascito testamentario a un istituendo “Ospedale per bambini“, che fu costruito nella zona nord-ovest di Verona (attuale borgo Trento). Nel 1926 il Consiglio Ospitaliero acquistò l’area limitrofa all’Alessandri, per costruirvi un nuovo Tubercolosario, lasciando la sede del Chievo.
Si cominciava a delineare un nuovo Ospedale Maggiore “il quale fosse rispondente alle nuove necessità demografiche, al progresso della scienza e alle aumentate esigenze della tecnica sanitaria”. Negli anni successivi l’area fu completata con nuove costruzioni, servizi, cliniche, sale operatorie.
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Tag:ospedale, Pietro Confortini, polo chirurgico, Verona
Scritto Martedì 19 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Cesare Lombroso
101 anni fa moriva
Cesare Lombroso. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all’unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.
I suoi campi di interesse si estendono allo studio delle malattie mentali, delle razze umane e alle applicazioni statistiche alle malattie sociali. Cesare Lombroso resta famoso per la sua
teoria fisiognomica, ossia il tentativo di ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle proprie caratteristiche fisiche (come le già citate misure del cranio o alcune sue deformità).
Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l’ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
Il sogno di portare alla luce il male, il cancro oscuro che si nasconde nell’Uomo e che risiede dentro la sua testa, il nobile tentativo di Lombroso di
preservare la società dal disordine delle azioni malvagie con azioni preventive, andrà incontro a inevitabile fallimento.
Cesare Lombroso
muore a Torino il 19 ottobre 1909.
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Tag:Cesare Lombroso, fisiognomica, Verona
Scritto Martedì 28 Settembre 2010 da Renzo Zanoni

Corte all'Olmo. la casa di legno
A Verona la bioedilizia è una realtà. Vari sono gli esempi di edifici che tengono conto dei canoni del vivere-sano: comfort, calo dei costi di gestione e di realizzazione, isolamento acustico e diminuzione delle emissioni nell’atmosfera.
Alla base dei progetti vi è la convinzione della necessità di vivere in ambienti sani e naturali. Realizzare condomini risparmiando nei costi normalmente sostenuti per riscaldamento invernale, condizionamento estivo e produzione di acqua calda.
Visita i tre centri puoi renderti conto personalmente del significato di bioedilizia, dei costi, dei benefici. Trovi persone simpatiche ad accoglierti. Sono infatti anche agriturismi, fattorie didattiche dove si coltiva secondo i criteri della bioagricoltura.
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Tag:Bioagriturismo Tirtha, bioedilizia, Corte all'Olmo, el Sélese, fattorie didattiche, turismo, Verona
Scritto Domenica 26 Settembre 2010 da Renzo Zanoni

Casa del Clero, Verona
Sulla Casa del Clero, Via Pietà Vecchia, 2 (a fianco della Cattedrale) si trova l’iscrizione
Qui il 25 luglio 1846 morì il fisico Giuseppe Zamboni inventore dell’elettromotore perpetuo. Lo ricorda anche un busto di marmo nell’androne di ingresso dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, Via Leoncino, 6 – Palazzo Erbisti.
Immagino che frugando nella memoria tra le conoscenze del periodo scolastico non si trovi alcun collegamento tra l’elettricità e il nome di Giuseppe Zamboni. Infatti si tratta di un personaggio noto solo ad alcuni addetti ai lavori e pure a pochi suoi attuali concittadini. Eppure un pezzetto di storia della fisica, per nulla trascurabile, è stata da lui costruita grazie al suo contributo.
Giuseppe Zamboni (Arbizzano, 1º giugno 1776 – Verona, 25 luglio 1846) è stato un abate e fisico italiano, padre dell’elettromotore perpetuo. È conosciuto come l’inventore, nel 1812, della pila a secco.
Fu avviato agli studi di filosofia e teologia, come spesso accadeva in quell’epoca, visto che il seminario forniva anche una buona preparazione culturale. A soli 23 anni, nel 1800, fu nominato abate e chiamato a insegnare filosofia nella
scuola comunale di S. Sebastiano, che poteva considerarsi l’università locale. Oggi resta l’antica facciata del complesso originario e l’attuale edificio ospita la sede della
Biblioteca Civica in cui sono conservati i suoi manoscritti, i libri e gli articoli da lui pubblicati. Nel 1805 ebbe il riconoscimento degli studi fatti nel campo della elettrologia e ottenne l’incarico di professore di “Fisica sperimentale e matematica applicata” all’Imperial Regio Convitto, divenuto poi con proclama napoleonico l’attuale
Liceo Classico Scipione Maffei.
Le pile, dette “a secco”, erano costruite con materiali che l’abate riteneva avessero i migliori effetti elettromotori senza l’intervento apparente di processi chimici, i quali lentamente modificavano i metalli e degradavano le prestazioni della pila.
L’applicazione pratica dell’energia elettrica prodotta dalle pile fu un obiettivo dello Zamboni sin dall’inizio delle sue sperimentazioni. Nel 1812 scriveva che “è troppo naturale il pensiero di tale applicazione, perché dato un modo oscillatorio non è certo difficile produrre con esso il moto circolare di una ruota”. Per realizzare il suo progetto aveva un fedele alleato, il meccanico del laboratorio di fisica dell’Istituto in cui insegnava, Carlo Streizig (macchinista del gabinetto fisico del Regio Liceo), che era anche orologiaio.
Alcuni
orologi sono conservati al Liceo Maffei di Verona (due orologi originali esteticamente assai pregevoli senza però le relative pile). Un pendolo completo di pile originali datato 1830, funzionante ancora nel 1930, è conservato al Museo di Storia della Fisica del dell’Università di Padova.
http://www.grigiotorino.it/progettomeg/art06.htm
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Tag:Arbizzano, Biblioteca Civica, Casa del Clero, Giuseppe Zamboni, Le pile, Le pile a secco, seminario, valpolicella, Verona, Villa Turco-Zamboni
Scritto Mercoledì 4 Agosto 2010 da Renzo Zanoni

Museo civico di storia naturale
Si stanno preparando le celebrazioni per il 150 anniversario dell’unificazione dell’Italia. Chi viveva a Verona nel 1861? Quale clima culturale si respirava?
Nel 1861 nasce a Verona il moderno Museo civico di storia naturale. Tutte le collezioni cittadine, di arte e quelle naturalistiche vengono riunite nella stessa sede di palazzo Pompei. Il museo è organizzato sul modello viennese in quattro sezioni: Geologia e Paleontologia, Zoologia, Botanica e Preistoria. Sezione che, grazie ai ricchissimi ritrovamenti sui monti Lessini e negli insediamenti di palafitte sul lago di Garda e nella Bassa veronese, è una delle più celebri del pianeta.
A 150 anni dalla fondazione… le modalità della gestione del ricco patrimonio da parte dell’Amministrazione Comunale di Verona, affermano i responsabili, ci espone al sarcasmo di tutti quei musei del mondo che farebbero pazzie per avere una fetta di questa nostra torta lasciata andare a male. Palazzo Pompei è stato venduto. Venduto il palazzo dove ha sede il museo, i reperti preistorici, marciscono in cantina coperti di muffa. La vendita (svendita?) di palazzi storici, che erano stati donati alla città per ospitare musei, sembra un tradimento della volontà dei benefattori.
Per raccogliere i soldi per costruire nuove rotatorie, finanziare il Polo finanziario e altre nuove opere… l’amministrazione comunale mette in vendita un po’ di palazzi donati nei secoli al municipio. Castel San Pietro, comprato dalla fondazione Cariverona, poi via via Palazzo Forti, palazzo Gobetti, palazzo Pompei, l’ex convento francescano di San Domenico. Preziose testimonianze artistiche dei secoli passati, non vecchie caserme o capannoni!
Irrita leggermente la battuta con cui Flavio Tosi, il sindaco leghista ha sbuffato contro il blocco dei lavori per un parcheggio sotterraneo dovuta alla scoperta di resti archeologici: «Meglio il parcheggio che la conservazione di quattro sassi!». Doc o dop non sono solamente i formaggi, i salumi, i vini… e le uniche cose da difendere non sono le quote latte.
Sembra che per il 150 anniversario dell’unificazione dell’Italia e il 150 anniversario della nascita del Museo civico di storia naturale ci sia ancora molto da fare. Forse porre un limite all’utilizzo del patrimonio culturale nazionale da parte degli enti locali, che non lo sanno apprezzare perché esperti solamente in problemi agricoli, nell’asfaltatura strade, costruzione parcheggi…
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Tag:Flavio Tosi, Museo civico di storia naturale, unità d'Italia, Verona
Scritto Sabato 3 Luglio 2010 da Renzo Zanoni
L’assessore Vittorio Di Dio e il presidente del Consiglio comunale Pieralfonso Fratta Pasini hanno incontrato giovedì 1 luglio 2010 una delegazione della città cinese di Ningbo, in visita a Verona nell’ambito del patto di amicizia che lega dal 2007 le due città.
Ningbo è una delle città più antiche della Cina, città commerciale sulla via della seta. grande porto. Si trova nella provincia cinese dello Zhejiang. 5.400.000 abitanti, un buon aeroporto e una storia interessante.

Ningbo
Da visitare il
lago della Luna, il
Padiglione Tianyi, la più antica biblioteca privata esistente in Cina, la
Casa del Ventaglio. L’imponente
Torre del Tamburo segna l’inizio di una animata via pedonale con negozi, ristoranti e molte attività commerciali. In zona è da visitare anche la
Pagoda Tianning.
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Tag:Ningbo, sostenibilità ambientale, Verona
Scritto Martedì 29 Giugno 2010 da Renzo Zanoni

Basilica San Zeno, Verona
Il solstizio ci lascia un regalo: un orologio di pietra per contare le ore della notte. Si trova nel rosone della
basilica di San Zeno a Verona.
Paolo Forlati, esperto veronese in gnomonica e membro della British Horological Institute, lo descrive nella sua relazione all’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona.
www.aaslvr.it/Forlati.pdf
L’orologio non ha meccanismi, ma è costituito da un cerchio, il Rosone, fatto di marmo bianco e rosso ammonite, messo sulla facciata della Basilica. Guardato esternamente è simile a una grande ruota col mozzo, incorniciata da quattro cerchi. Nel cerchio più grande, verticalmente sopra, il Signore del tempo indica il Solstizio Estivo, il giorno più lungo dell’anno. Contrapposto, sotto, un personaggio supino simboleggia col riposo la lunga notte del Solstizio Invernale, il giorno più corto dell’anno.
Di notte, dal loro posto di preghiera nel coro, i monaci guardavano attraverso la finestra (rosone) il cielo e leggevano le ore.
Le due ultime stelle o ruote del Carro Maggiore, allineate come una virtuale lancetta d’orologio, corrono fantasticamente a ritroso attorno alla stella Polare. Sono visibili oltre le colonnette radiali e, col trascorrere della notte, oltrepassando i vari settori, stabiliscono l’orario.
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Tag:orologio astronomico stellare, Paolo Forlati, san zeno, Verona
Scritto Martedì 22 Giugno 2010 da Renzo Zanoni
I giorni del solstizio d’estate circoscrivono un breve ma intenso arco di tempo. In questi 9 giorni (21-29 giugno) tutte le piante vengono influenzate con particolare forza e potere, sono impregnate di miracolose virtù. Procurati un manuale di erbe e alberi e programma una passeggiata nei prati. Le erbe di san Giovanni si trovano lungo le siepi, ai margini dei sentieri. Qualcuno afferma che guariscono, ma allora devi cercare consiglio presso qualche esperto. Certamente la camminata fa bene al corpo e imparare a conoscere la natura fa scoprire tesori nascosti…
Per purificare la terra si bruciano 9 tipi di erbe: iperico, ruta, verbena, vischio, lavanda, timo, finocchio, piantaggine e artemisia.
Per propiziare la fortuna prepara un sacchettino di colore giallo oro o rosso con erbe e fiori di campo, grano e chicchi di riso. Appendilo in casa, sul luogo di lavoro o ponilo sotto il cuscino per rendere meravigliosi i tuoi sogni.
Per preparare l’acqua di San Giovanni raccogli erbe e fiori. La sera del 23 giugno ponili in un recipiente colmo d’acqua e durante la notte lascialo sul davanzale. La mattina lavati con quest’acqua. Si dice che conservi la bellezza e allontani le malattie.
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Tag:gite in bicicletta, iniziative ecologiche, iperico, solstizio, Verona