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	<title>Verona NET &#187; Persone</title>
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	<description>La nostra Verona. Vita, eventi, cronaca e politica della città scaligera.</description>
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		<title>Il pozzo dell’amore e il segreto dell’abate dell’eremo di Garda</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[101 luoghi dove innamorarsi a Verona per tutta la vita (5 Puntata) In passato dal pozzo si traeva l’acqua, fonte di vita; era un luogo d’incontro, dove si chiacchierava e ci si innamorava. Il pozzo mette in comunicazione con un mondo profondo e misterioso. Dal pozzo si traggono ricchezze (pozzo di San Patrizio). A Verona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_8075" class="wp-caption alignleft" style="width: 237px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2011/02/pozzo-amore-verona.jpg" alt="Pozzo dell&#39;amore" width="227" height="337" class="size-full wp-image-8075" /><p class="wp-caption-text">Pozzo dell'amore</p></div><strong>101 luoghi dove innamorarsi a Verona per tutta la vita (</strong>5 Puntata)</p>
<p>In passato dal pozzo si traeva l’acqua, fonte di vita; era un luogo d’incontro, dove si chiacchierava e ci si innamorava. Il pozzo mette in comunicazione con un mondo profondo e misterioso. Dal pozzo si traggono ricchezze (pozzo di San Patrizio).</p>
<p><strong>A Verona si trovano numerosi pozzi dell’amore</strong>.<br />
Nella bellissima e raccolta <strong>piazzetta Tirabosco 8</strong> (Traversa al numero 15 di p.ta Borsari) trovi il vicolo cieco Pozzo San Marco, in fondo il pozzo dell’Amore. Sopra la grata che lo copre una formella di ottone con la frase <em>“Getta nel pozzo un solo soldino pensa un momento al tuo destino…, l’amore arriverà!”</em> Vicino c’è anche l’enoteca <strong>Oreste Dal Zovo</strong>. Vicolo San Marco in Foro, 7 (Traversa 15 porta Borsari) &#8211; Verona  <em>http://www.enotecadalzovo.it/pozzo.asp?lingua=italiano</em></p>
<p><span id="more-8069"></span></p>
<p><strong>Ad Affi,</strong> in provincia di Verona, si trova <strong>la frazione Pozzo dell’Amore</strong>, nella quale risiedono 18 abitanti.</p>
<p><strong>A Cavaion</strong>, uno dei più bei paesini dell’entroterra gardesano, circondato da macchie di verde, antichi orti e broli, e case sparse sul <em>monte San Michele</em>, si trovano lavatoi e pozzi in tutte le corti e contrade. Uno in particolare fu lo scenario dell’<strong>amore tra un giovane della <em>Caorsa</em> e una graziosa ragazza di Cavaion</strong>. Tuttavia il padre lo vedeva sposato con una ragazza ricca e nobile. Quando seppe dell’amore clandestino del figlio, lo mise di fronte a una scelta: <em>“O sposi la figlia del conte di Incaffi  o ti ritiri nell’eremo della Rocca di Garda”.</em><br />
Il giovane non tradì l’amore con la ragazza e si ritirò nel convento.<br />
Tra una preghiera e l’altra, l’orto da lavorare e le pergamene da trascrivere, il tempo passava, ma ogni sera l’innamorato guardava la luna e con grossi sospiri si domandava cosa stesse facendo la sua bella innamorata, si chiedeva quale sarebbe stato il fortunato giovane che l’avrebbe sposata.</p>
<p>Una mattina il priore del monastero chiamò il monaco per chiedergli un favore: <em>“Abbiamo bisogno di buon vino rosso, potresti andare ad acquistarlo a Cordevigo e passare anche a salutare tuo padre… ormai sono passati tanti anni e la rabbia non vi ha aiutato, ora è il momento del perdono…”</em>.<br />
Man mano che si avvicinava a Cavaion il cuore del monaco sussultava sempre più. Al pozzo vide la sua donna. Era ancora bella e gentile. Pensò che forse lei non l’avrebbe riconosciuto poiché aveva una lunga barba e poi indossava la tunica. Ma quando i loro sguardi si incontrarono, si ritrovarono abbracciati.<br />
Ancora oggi la tradizione vuole che durante le notti di luna piena gli innamorati, guardando la luna seduti accanto al pozzo dell’amore di Cavaion, esprimano i loro desideri. Le loro pene d’amore scompariranno.</p>
<p><strong>Gli altri luoghi d’amore descritti sono </strong></p>
<li><strong>1</strong> <em>Giulietta e Romeo</em>
<li><strong>2 </strong> <em>Fuga per due a Sirmione</em>
<li><strong>3 </strong> <em>Un nodo d’amore dalle origini divine (Valeggio sul Mincio)</em>
<li><strong>4 </strong> <em>Garda, rocca d’amore</em>
<li><strong>5 </strong> <em>Il pozzo dell’amore (Cavaion)</em><br />
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		<title>La Corte europea di giustizia ha condannato l’Italia per la legge sulla caccia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 17:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corte europea di giustizia ha condannato oggi la Repubblica italiana perché la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza eccezioni al regime di protezione degli uccelli selvatici. La Regione Veneto ha infatti adottato e applicato negli anni precedenti una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici ovvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/11/pulcino_cacciatore.jpg" alt="pulcino_cacciatore" width="255" height="222" class="alignleft size-full wp-image-6801" /><strong>La Corte europea di giustizia</strong> ha condannato oggi la Repubblica italiana perché la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza eccezioni al regime di protezione degli uccelli selvatici.<br />
<strong>La Regione Veneto</strong> ha infatti adottato e applicato negli anni precedenti una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici ovvero ha approvato una legge che consente il prolungamento della caccia per alcuni uccelli. Le motivazioni a sostegno della legge: conservare <em>“una forma di caccia fortemente legata alle tradizioni venatorie venete”</em>. </p>
<p>Qualcuno sospirando afferma: la sanzione europea all’Italia per la caccia in deroga in Veneto mi piacerebbe che la pagassero solo i cacciatori. Invece sarà pagata anche da  tutti coloro che sono contrari alla caccia e la considerano una inutile crudeltà.</p>
<p><span id="more-6799"></span></p>
<p>Un recente <strong>sondaggio Ipsos</strong> ha rilevato che l’80% degli italiani è contrario alla caccia. I cittadini considerano la caccia una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente.<br />
Vorrebbero vietare la caccia nei terreni privati senza l’autorizzazione del proprietario e accanto a strade e sentieri.<br />
Il 77% chiede il divieto assoluto di caccia agli uccelli migratori.<br />
L’89% vuole dai candidati un impegno politico e legislativo per aumentare le tutele per gli animali e la natura.</p>
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		<title>Il ponte dei morti</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 13:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giorni di festa tra il 29 ottobre e il 1 novembre si presentano con due facce. Da una parte la commemorazione dei defunti. È consuetudine nel giorno dedicato al ricordo dei defunti visitare i cimiteri e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari. Berto Barbarani, il poeta veronese, immagina di vendere poesie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6675" class="wp-caption alignleft" style="width: 258px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/cimitero-monumentale.jpg" alt="Verona, cimitero monumentale" width="248" height="186" class="size-full wp-image-6675" /><p class="wp-caption-text">Verona, cimitero monumentale</p></div>I giorni di festa tra il 29 ottobre e il 1 novembre si presentano con due facce. <strong>Da una parte la commemorazione dei defunti</strong>. È consuetudine nel giorno dedicato al ricordo dei defunti visitare i cimiteri e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari. </p>
<p><strong>Berto Barbarani</strong>, il poeta veronese, immagina di vendere poesie, da raccontare ai propri cari, all’entrata del cimitero. Lumini, fiori, monumenti si spengono, ma una poesia da raccontare in un orecchio…<br />
<em>C’elo che vol comprar ‘na poesia<br />
Da contarghe ai so morti in te una recia?<br />
Le candele le sà da sacrestia<br />
E ‘na ghirlanda la deventa vecia;<br />
i monumenti i dise la busia,<br />
tuti li guarda ma nessun se specia!<br />
Ci vol comprar ‘na bela poesia,<br />
da contarghe a i so morti in te una recia?</em></p>
<p><span id="more-6665"></span></p>
<p><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/travestimento.jpg" alt="travestimento" width="194" height="300" class="alignleft size-full wp-image-6681" /><strong>C’è un altro aspetto</strong> del ponte dei morti, <strong>la festa</strong>.<br />
La notte tra il 31 ottobre e il primo novembre spiriti e fantasmi si risvegliano per uscire dalle tenebre.<br />
Cene macabre con spiriti, demoni, creature degli inferi scatenati.<br />
Romantiche streghe autorizzate a cucinare magici intrugli per ammaliare i propri vampiri.<br />
Oltre <strong>8 milioni di italiani</strong> assumono le sembianze di streghe, demoni e mostri per festeggiare Halloween mascherati dalla testa ai piedi.</p>
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		<title>In paradiso si fuma?</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 13:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un prete (classe 1967) della diocesi di Verona dal 1993, che illustra con vignette le pagine del Vangelo, non per banalizzare il messaggio che contengono, ma al contrario per cogliere la potenza di gioia che è nascosta nella storia di Gesù… http://www.gioba.it/ Molto interessante… tuttavia nella vignetta che illustra la lettura del Vangelo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6641" class="wp-caption alignleft" style="width: 341px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/diventare_santi1.jpg" alt="IL santo in alto a sinistra fuma!" width="331" height="233" class="size-full wp-image-6641" /><p class="wp-caption-text">IL santo in alto a sinistra fuma!</p></div>C’è un prete (classe 1967) della diocesi di Verona dal 1993, che illustra con vignette le pagine del Vangelo, non per banalizzare il messaggio che contengono, ma al contrario per cogliere la potenza di gioia che è nascosta nella storia di Gesù… <em>http://www.gioba.it/</em><br />
Molto interessante… tuttavia <strong>nella vignetta che illustra la lettura del Vangelo</strong> per la festività di Tutti i Santi, <strong>il beato</strong>, che sta in alto a sinistra, <strong>sta fumando</strong>.</p>
<p>In Italia la <strong>legge 165/1962</strong> vieta ogni forma di pubblicità dei prodotti per fumatori su carta stampata, Tv, manifestazioni sportive, magliette o altro. Il <strong>Decreto Ministeriale 425 del 1991</strong> vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di qualunque altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in maniera indiretta mediante nomi, marchi o simboli di aziende produttrici.<br />
<strong>L&#8217;art. 51 della legge 16 Gennaio 2003, n. 3</strong> <em>&#8216;Tutela della salute dei non fumatori&#8217;</em>, vieta di fumare nei locali pubblici30.<br />
La normativa intende tutelare la salute dei non fumatori, quindi la regola è il divieto il fumo in tutti i luoghi pubblici e privati aperti al pubblico.<br />
Il fumo di tabacco è la più rilevante causa di morte prematura, e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale, (il Ministero della Salute stima che in Italia avvengano ogni anno più di 80.000 decessi attribuibili al fumo) ma è prevenibile.<br />
Forse il reverendo vuole dirci che il paradiso ormai è l’unico posto dove è permesso fumare, poiché il sindaco di Verona Flavio Tosi lo ha proibito anche nei parchi. </p>
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		<title>Verona La sicurezza delle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 08:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 26 ottobre La giornata sulla sicurezza delle donne inizia con il convegno alle ore 9 in Gran Guardia, durante il quale interverranno la giornalista di Al Jazeera International Barbara Serra, lo psichiatra Vittorino Andreoli e il docente dell’Università di Padova Antonio Papisca. Segue alle 12 la tavola rotonda “Vita da donna. Vita sicura?” moderata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6575" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/images.jpg" alt="Donne guerriere, donne complete...&#39;" width="204" height="247" class="size-full wp-image-6575" /><p class="wp-caption-text">Donne guerriere, donne complete...'</p></div><strong>Martedì 26 ottobre</strong> La giornata sulla <strong>sicurezza delle donne</strong> inizia con il <strong>convegno</strong> alle ore 9 in <strong>Gran Guardia</strong>, durante il quale interverranno la giornalista di Al Jazeera International <em>Barbara Serra</em>, lo psichiatra <em>Vittorino Andreoli</em> e il docente dell’Università di Padova <em>Antonio Papisca</em>.<br />
Segue alle 12 la tavola rotonda “<em>Vita da donna. Vita sicura?</em>” moderata dalla giornalista de Il Sole 24 ore <em>Raffaella Calandra</em>.<br />
La sera invece, alle ore 21 al Teatro Filarmonico, si tiene lo spettacolo teatrale a scopo benefico “<em>Uomini che amano le donne</em>”, ideato da “The exnovo”, con <em>Laura Barriales</em> e gli artisti di Zelig. L’incasso della serata sarà interamente devoluto alla Fondazione Doppia Difesa Onlus<br />
Di quale sicurezza si parla? </p>
<p><span id="more-6555"></span></p>
<p>La giornata è organizzata dal <strong>Centro studi ItasForum</strong> e promossa dalla <strong>società di vigilanza privata La Ronda</strong>.</p>
<p><em>L’Associazione ItaSForum</em> <em>(Italian Security and Safety Forum)</em> nasce nel 1998 a Milano, per volontà di alcuni Security Manager e costruttori di dispositivi di sicurezza, ma animati dall’unico desiderio di creare un’Istituzione che non avesse altro fine che quello di diffondere la cultura della Sicurezza.<br />
<strong>Strano modo di intendere la sicurezza, solamente in senso poliziesco, gestito da congregazioni private!</strong></p>
<p>Sfugge la riflessione c<em>he la violenza non sia solamente quella fisica,</em> né solamente quella di un singolo uomo su una singola donna, ma soprattutto l’idea che la violenza sulle donne sia generata da un sistema che in mille forme nega la soggettività e la capacità di autodeterminazione delle donne, facendone corpi docili e quindi appropriabili.<br />
La prima sensazione è l’indignazione per l’<strong>uso strumentale che si fa del tema della violenza contro le donne</strong> per giustificare una serie di <em>provvedimenti tanto razzisti</em> – l’individuazione di “categorie pericolose” avviene in molti casi su supposte basi “etnico-razziale” – <em>quanto inutili e ridicoli</em>.<br />
La logica securitaria tenta di convincerci che la violenza sulle donne è opera di mostri &#8211; possibilmente pazzi, poveri e immigrati &#8211; perché questo permette di non rimettere in discussione la società.</p>
<p><strong>Sostenere che le donne non possano decidere se portare o meno a termine una gravidanza</strong> (attacchi alla<em> legge 194</em>, che prevede la possibilità di abortire oppure la <em>legge 40/2004</em> sulla fecondazione assistita) significa sostenere che le donne non possano (per naturale incapacità?) decidere del proprio corpo, figuriamoci delle “Vita”. </p>
<p><strong>Nella foto</strong> <em>L’intrinseca bellezza del sentirsi donne guerriere, donne combattive, donne complete. Come tanto tempo fa, in luoghi lontani&#8230;</em></p>
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		<title>Carlotta Aschieri e l&#8217;annessione di Verona al regno d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 19:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sera del 6 ottobre 1866 dal palazzo sopra al caffè Zampi (poi bar Motta, oggi negozio di biancheria intima) venne srotolato un grande tricolore. I soldati austriaci, infuriati, presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l&#8217;uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6523" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/via-mazzini.jpg" alt="Verona, via Mazzini" width="220" height="331" class="size-full wp-image-6523" /><p class="wp-caption-text">Verona, via Mazzini</p></div><strong>La sera del 6 ottobre 1866</strong> dal palazzo sopra al caffè Zampi (poi bar Motta, oggi negozio di biancheria intima) venne srotolato un grande tricolore. I soldati austriaci, infuriati, presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l&#8217;<strong>uccisione di Carlotta Aschieri</strong>, venticinquenne, incinta di sette mesi.</p>
<p><strong>Una testimonianza dei fatti accaduti</strong> a Verona il 6 ottobre 1866 è contenuta in una lettera che Maria Anna De Stefani spedisce alla nonna Maria Gradenigo Bizio a Venezia.<br />
Venne scritta sei giorni dopo quei fatti, il 12 ottobre 1866, quando Verona non era ancora italiana.</p>
<p><strong>Carissima Nonna!</strong><br />
…<br />
<em>La faccenda un po&#8217; seria l&#8217;avrà udita già raccontare, nondimeno voglio fargliene il ragguaglio.<br />
La Guardia Nazionale faceva la sua prima comparsa e per tutto risuonavano i più clamorosi evviva. Uscita che fu e divisa in più parti a far guardia la folla anch&#8217;essa si disperse, e molta di questa si avviò verso la piazza Bra.<br />
Passando per la Via Nuova gridarono unanime fuori la bandiera. I loro desideri furono subito paghi, e la festa proseguiva con ordine essendo stato permesso il farlo anche dal comandante Jacobo.<br />
Giunti in Bra gli stessi gridi si fecero udire ed alcuni ufficiali ch&#8217;erano seduti al caffè fecero eco agli evviva.<br />
Durante ciò un zelante ufficiale istriano sfoderò la spada e si diede a stracciare i biglietti, attaccati per tutto, con stampato: Vogliamo l&#8217;Italia Una e Vittorio Emmanuello per nostro Re costituzionale.<br />
Poi diede più colpi sulla schiena alle persone a lui vicine, e veduti ben 12 Garibaldini che passeggiavano assieme andò loro incontro con la spada sguainata.<br />
A quest&#8217;atto un d&#8217;essi tolta una sedia e voltosi al popolo, che un po&#8217; intimorito si allontanava gridò: Veronesi vili o prodi! Ed alzata la sedia la diede su d&#8217;una tempia all&#8217;ufficiale insolente che sull&#8217;istante morì.<br />
Allora fu un serra serra, da una parte s&#8217;adropavan le spade dall&#8217;altra si facevano volare e sassi e sedie.<br />
La generale chiamata suonò e tutti i soldati uscirono dalla gran guardia. Il coraggio dei veronesi questa volta si mostrò, poiché, ad onta della quantità dei soldati, assalirono quattro volte gli austriaci e pare che quest&#8217;ultimi abbiano avuto la peggio.<br />
Un tenente, due ufficiali e alcuni soldati semplici restarono morti e 15 ufficiali feriti, chi gravemente e chi leggermente.<br />
Di civili restò uccisa una donna che rifuggitasi in un caffè fu sorpresa là entro, trapassata con la bajonetta e poi calpestata col calcio del fucile. Il marito per difenderla riportò molte ferite, ed anzi l&#8217;altr&#8217;jeri morì. Fu ferito ancora un Garibaldino e qualcun altro.<br />
… Maria Anna</em></p>
<p><span id="more-6521"></span></p>
<p>Interessante è la citazione di Carlotta Aschieri in un <strong>intervento di Vilfredo Federico Damaso Pareto</strong> (Parigi, 15 luglio 1848 – Céligny, 19 agosto 1923,  ingegnere, economista e <strong>sociologo italiano</strong>) indirizzato a <strong>Di Ruddinì</strong> (Antonio Starabba marchese di Rudinì &#8211; Palermo, 6 aprile 1839 – Roma, 6 agosto 1908- è stato un politico e prefetto italiano. Fu più volte ministro e fu presidente del Consiglio dei ministri italiano nei periodi: 6 febbraio 1891 &#8211; 15 maggio 1892 e 10 marzo 1896 &#8211; 29 giugno 1898.<br />
<strong>Il sociologo critica aspramente la Triplice alleanza</strong>, un patto militare difensivo stipulato il 20 maggio 1882 a Vienna dagli imperi di Germania e Austria-Ungheria e dal Regno d&#8217;Italia. Sedici anni dopo il 1866 il Regno d’Italia stringeva un patto con l’Impero Austroungarico. Fu voluto principalmente dall’Italia, desiderosa di rompere il suo isolamento e di contrastare la Francia.<br />
La nuova alleanza causò l’inizio della guerra doganale con la Francia, che in quegli anni rappresentava il mercato principale dei prodotti italiani, grano, olio, olive.<br />
I veneti furono i primi in Italia a scegliere la via dell’emigrazione: già negli anni ’70 dell’Ottocento. I braccianti agricoli, vista la situazione di crisi, rischiavano più di qualunque altra classe sociale di precipitare nella miseria. Emigravano per scappare dalla povertà. I bastimenti partivano da Genova con il loro carico di contadini destinati a Buenos Aires o San Paolo. </p>
<p><em>“Quale rispetto dei nostri usi”</em> scrive Vilfredo Pareto<em> “e dei nostri sentimenti è quello di una politica che impone l’alleanza coll’Austria, a condannare al carcere duro italiani, rei solo di amare la patria? Di una politica, dico, che ci ascrive a delitto sino il ricordo dei nostri martiri, che ci vieta di dire che furono orde barbare che trucidarono una donna incinta, Carlotta Aschieri?&#8230;”</em></p>
<p>Nella fotografia si vede la lapide posta a ricordo dell&#8217;uccisione di Carlotta Aschieri.<br />
<div id="attachment_6527" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/Lapide.jpg" alt="Lapide a ricordo di Carlotta Aschieri" width="300" height="214" class="size-full wp-image-6527" /><p class="wp-caption-text">Lapide a ricordo di Carlotta Aschieri</p></div>
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		<title>Cesare Lombroso moriva 101 anni fa</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 10:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[101 anni fa moriva Cesare Lombroso. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all&#8217;unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra. I suoi campi di interesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6467" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/CesareLombrosoMonumentVeron.jpg" alt="Cesare Lombroso" width="220" height="174" class="size-full wp-image-6467" /><p class="wp-caption-text">Cesare Lombroso</p></div>101 anni fa moriva <strong>Cesare Lombroso</strong>. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all&#8217;unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.<br />
I suoi campi di interesse si estendono allo studio delle malattie mentali, delle razze umane e alle applicazioni statistiche alle malattie sociali. Cesare Lombroso resta famoso per la sua <strong>teoria fisiognomica</strong>, ossia il tentativo di ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle proprie caratteristiche fisiche (come le già citate misure del cranio o alcune sue deformità).<br />
<em>Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l&#8217;ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.</em><br />
Il sogno di portare alla luce il male, il cancro oscuro che si nasconde nell&#8217;Uomo e che risiede dentro la sua testa, il nobile tentativo di Lombroso di <strong>preservare la società dal disordine</strong> delle azioni malvagie con azioni preventive, andrà incontro a inevitabile fallimento.<br />
Cesare Lombroso <em>muore a Torino il 19 ottobre 1909</em>.</p>
<p><span id="more-6465"></span></p>
<p>Suoi figli sono Paola Lombroso Carrara, antropologa e scrittrice per l&#8217;infanzia, Gina Lombroso, scrittrice e medico, e Ugo Lombroso fisiologo.</p>
<p>A Torino lo studio di Lombroso era presso la Facoltà di Medicina Legale, dove effettuò centinaia di autopsie sui corpi di criminali, prostitute e folli. Fondò poi il <strong>Museo di Antropologia Criminale di Torino</strong>, che raccoglie i materiali di tutte le sue ricerche.<br />
Attualmente il Museo di Antropologia Criminale non è visitabile, ma è in corso di definizione un progetto per la costituzione del <strong>Museo dell&#8217;Uomo</strong>.</p>
<p>Nella foto Monumento a Cesare Lombroso: giardini Cesare Lombroso, dietro la chiesa di san Giorgio in Braida.</p>
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		<title>16-17 ottobre, la Giornata della badante</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 16:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 16 e domenica 17 ottobre, in piazza Bra, si tiene la Giornata della badante, manifestazione promossa dall’organizzazione Privatassistenza Verona Est, Sud e Legnago con il patrocinio dell’assessorato ai Servizi Sociali e Famiglia del Comune di Verona e del patronato Acli. Lo scopo della manifestazione è informare i cittadini e le assistenti familiari sui diritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/badante.jpg" alt="badante" width="227" height="169" class="alignleft size-full wp-image-6381" />Sabato 16 e domenica 17 ottobre, in piazza Bra, si tiene la <strong>Giornata della badante</strong>, manifestazione promossa dall’organizzazione <em>Privatassistenza Verona Est, Sud e Legnago</em> con il patrocinio dell’assessorato ai Servizi Sociali e Famiglia del Comune di Verona e del patronato Acli.<br />
<strong>Lo scopo della manifestazione</strong> è informare i cittadini e le assistenti familiari sui diritti e i doveri del rapporto di lavoro e per far conoscere la Rete degli Sportelli di <em>Assistenza Domiciliare “Euriclea”</em>. <br />
<strong>Privatassistenza Verona Est, Sud è</strong> un’organizzazione specializzata in servizi di assistenza domiciliare e infermieristica per anziani e disabili e di supporto alla famiglia. Durante l’iniziativa sarà offerta consulenza legale e sanitaria gratuita. Inoltre, in collaborazione con la Croce gialla, saranno eseguiti sempre gratuitamente test diagnostici di pressione e glicemia e saranno distribuiti prodotti per l’igiene e la cura dell’assistito.</p>
<p><span id="more-6379"></span></p>
<p>Si stima che le famiglie che in Italia ricorrono ai servizi di collaboratori domestici siano <em><strong>due milioni 412 mila</strong></em>, mentre i collaboratori assunti ufficialmente sono un milione 538 mila. La maggior parte delle persone hanno un contratto di lavoro che copre solo in parte l’attività svolta. Il 62%, un milione 495 mila sono le persone irregolari (stima per difetto).<br />
È l’incontro di due grandi “debolezze” quella dell’anziano in difficoltà e della lavoratrice straniera, sola e spesso priva delle essenziali tutele. Le donne straniere considerano questa attività non un’aspirazione personale, soprattutto se legata a un livello di scolarizzazione medio alto. “Guadagno molto rispetto al mio paese d’origine e lo posso fare per alcuni anni, anche se aspiro a un ruolo diverso, che mi permetta di avere maggiore libertà.”<br />
<strong>Se non ci fossero le badanti, solo in Veneto ci vorrebbero almeno 30 mila posti letto in più per anziani non autosufficienti</strong>.<br />
Si tratta di un fenomeno esploso in questi ultimi anni. Ciò avviene, nella maggior parte dei casi, in un clima di illegalità.</p>
<p><strong>Molte sarebbero le cose da fare</strong>.<br />
Semplificare le procedure per le assunzioni. Aumentare i benefici fiscali per i datori di lavoro, ovvero le famiglie che si trovano ad affrontare problematiche pressanti anche sotto il profilo economico. Sostenere e accompagnare professionalmente le lavoratrici straniere impegnate nel lavoro di cura con attività formative.</p>
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		<title>Verona, Santa Teresa di Gesù Bambino</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 16:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricorre oggi la festa liturgica di Santa Teresa di Lisieux e il Santuario di Tombetta (Borgo Roma) è in festa. Thérèse Françoise Marie Martin, meglio conosciuta come Teresa di Lisieux (Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897), è stata una religiosa e mistica francese. A poco più di quindici anni Teresa entra nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6211" class="wp-caption alignleft" style="width: 237px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/Reliquia-Velo.jpg" alt="Santa Teresa" width="227" height="170" class="size-full wp-image-6211" /><p class="wp-caption-text">Santa Teresa</p></div>Ricorre oggi la festa liturgica di Santa Teresa di Lisieux e <strong>il Santuario di Tombetta</strong> (Borgo Roma)<strong> è in festa</strong>.</p>
<p><strong>Thérèse Françoise Marie Martin</strong>, meglio conosciuta come <em>Teresa di Lisieux</em> (Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897), è stata una religiosa e mistica francese.<br />
A poco più di quindici anni Teresa entra nella vita monastica nel convento del Carmelo, dove assume il nome di Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo.<br />
Nel 1895 la superiora del monastero, che era sua sorella maggiore, ordinò a Teresa di mettere per scritto la sua ricerca spirituale dell&#8217;amore.<br />
Nell&#8217;aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di 18 mesi la portò alla morte. Questo periodo di malattia fu accompagnato da una crisi profonda della fede, che lei chiamò &#8220;notte della fede&#8221;. “Bisogna avere viaggiato sotto questo buio tunnel per comprenderne l&#8217;oscurità.”<br />
Fu tentata di abbandonare la sua vocazione e si sentiva spinta all&#8217;ateismo e al materialismo e meditò anche il suicidio. Morì a 24 anni, nel 1898.<br />
La vicenda di Thérèse Martin non finisce con la sua morte, ma continua. Il dibattito su Thérèse Martin è tuttora in corso; dibattito teologico, filosofico e più generalmente culturale che ormai ha raggiunto più di 100 anni di storia: 1898 &#8211; 2009.<br />
In parte censurati, se non manomessi, gli scritti pubblicati snaturavano la vera figura di Thérèse Martin accreditandone una falsa immagine. Fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi scritti. (Testo integrale dell&#8217;edizione critica delle opere complete di Teresa di Lisieux si trova on-line <em>http://bibliotheque.editionsducerf.fr/par%20page/2653/TM.htm</em>)<br />
…<br />
<div id="attachment_6217" class="wp-caption alignleft" style="width: 237px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/10/basilica_esterno.jpg" alt="Basilica di Santa Teresa, Verona" width="227" height="224" class="size-full wp-image-6217" /><p class="wp-caption-text">Basilica di Santa Teresa, Verona</p></div><strong>Il mito della santa delle rose</strong> Nel 1920 viene recapitata a Lisieux la Rosa d&#8217;Oro, l&#8217;antico omaggio tradizionale del Papa a re, regine e chiese locali.<br />
Tuttavia Thérèse non è la santa tutta buonina e zuccherosa. Per alcuni fu un&#8217;anticipatrice delle battaglie femministe, anticlericale, antiautoritaria&#8230;<br />
Il papa Pio XI, constatando come la voce di questa carmelitana morta percorresse la Francia e il mondo suscitando emozioni e tenerezze popolari che non corrispondevano per niente alla realtà della vera Teresa, raccomandò al vescovo di Bayeux: &#8220;Dite e fate dire che si è resa un po&#8217; troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com&#8217;è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand&#8217;uomo.&#8221;</p>
<p><span id="more-6209"></span></p>
<p><strong>La Basilica di Santa Teresa</strong> <em>(Borgo Roma, Verona)</em> Il 29 luglio del 1901 venne posta la prima pietra della Basilica. Il 15 gennaio 1905 il card. Bacilieri, vescovo di Verona, inaugurò e benedisse la chiesa, che era squallida, senza soffitto, priva d’intonaco, con sole quattro cappelle laterali fornite di semplici altarini in legno. Fu durante l’anno 1923 che la chiesa iniziarono i massicci lavori, che la porteranno ad essere così come appare oggi. Il 17 maggio 1925 Teresa fu dichiarata santa e ciò diede un nuovo impulso alla devozione che, inarrestabile, si stava diffondendo in tutto il mondo.<br />
L’anno 1927 fu molto importante per il culto a santa Teresa in Borgo Roma. Mons. Cardinale, vescovo di Verona, benedisse e depose nella mano della statua di santa Teresa una rosa d’oro. Vi fu la prima benedizione dei bambini (appuntamento che si ripete ancor oggi). Nell’anno 1933 venne messo in posa e benedetto il mosaico sul portale della chiesa, raffigurante Teresa nel tradizionale gesto di spargere le rose sui fedeli che entrano nel suo santuario. A destra e a sinistra due iscrizioni richiamavano la promessa fatta dalla Santa stessa: <em>«Farò cadere una pioggia di rose»</em> e <em>«Nessuno mi invocherà senza aver risposta»</em>.<br />
Nel 1938 arriva in dono dal Carmelo di Lisieux il velo nero portato da santa Teresa. Il Papa Pio XI dichiara la chiesa dei Carmelitani in Tombetta Basilica Minore. La Basilica possiede un’altra reliquia insigne di Teresa di Lisieux: una vertebra.<br />
<em>http://santuariosantateresa.carmeloveneto.it/indice%20visita.htm</em></p>
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		<title>Giuseppe Zamboni e e l’Unità d’Italia (12)</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 17:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Zanoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla Casa del Clero, Via Pietà Vecchia, 2 (a fianco della Cattedrale) si trova l’iscrizione Qui il 25 luglio 1846 morì il fisico Giuseppe Zamboni inventore dell’elettromotore perpetuo. Lo ricorda anche un busto di marmo nell&#8217;androne di ingresso dell&#8217;Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, Via Leoncino, 6 &#8211; Palazzo Erbisti. Immagino che frugando nella memoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6029" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><img src="http://www.veronanet.it/files/2010/09/Casa-del-Clero-di-Verona.jpg" alt="Casa del Clero, Verona" width="220" height="165" class="size-full wp-image-6029" /><p class="wp-caption-text">Casa del Clero, Verona</p></div><em>Sulla Casa del Clero, Via Pietà Vecchia, 2</em> (a fianco della Cattedrale) si trova l’iscrizione<br />
<strong>Qui il 25 luglio 1846 morì il fisico Giuseppe Zamboni inventore dell’elettromotore perpetuo.</strong> Lo ricorda anche un busto di marmo nell&#8217;androne di ingresso dell&#8217;Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, Via Leoncino, 6 &#8211;  Palazzo Erbisti.<br />
Immagino che frugando nella memoria tra le conoscenze del periodo scolastico non si trovi alcun collegamento tra l&#8217;elettricità e il nome di Giuseppe Zamboni. Infatti si tratta di un personaggio noto solo ad alcuni addetti ai lavori e pure a pochi suoi attuali concittadini. Eppure un pezzetto di storia della fisica, per nulla trascurabile, è stata da lui costruita grazie al suo contributo.<br />
<strong>Giuseppe Zamboni</strong> <em>(Arbizzano, 1º giugno 1776 – Verona, 25 luglio 1846)</em> è stato un abate e fisico italiano, padre dell&#8217;elettromotore perpetuo. È conosciuto come l&#8217;inventore, nel 1812, della pila a secco.<br />
Fu avviato agli studi di filosofia e teologia, come spesso accadeva in quell&#8217;epoca, visto che il seminario forniva anche una buona preparazione culturale. A soli 23 anni, nel 1800, fu nominato abate e chiamato a insegnare filosofia nella <em>scuola comunale di S. Sebastiano</em>, che poteva considerarsi l&#8217;università locale. Oggi resta l&#8217;antica facciata del complesso originario e l&#8217;attuale edificio ospita la sede della <em>Biblioteca Civica</em> in cui sono conservati i suoi manoscritti, i libri e gli articoli da lui pubblicati. Nel 1805 ebbe il riconoscimento degli studi fatti nel campo della elettrologia e ottenne l&#8217;incarico di professore di &#8220;Fisica sperimentale e matematica applicata&#8221; all&#8217;Imperial Regio Convitto, divenuto poi con proclama napoleonico l&#8217;attuale <em>Liceo Classico Scipione Maffei</em>.<br />
<strong>Le pile, dette &#8220;a secco&#8221;</strong>, erano costruite con materiali che l&#8217;abate riteneva avessero i migliori effetti elettromotori senza l&#8217;intervento apparente di processi chimici, i quali lentamente modificavano i metalli e degradavano le prestazioni della pila.<br />
<em>L&#8217;applicazione pratica dell&#8217;energia elettrica prodotta dalle pile</em> fu un obiettivo dello Zamboni sin dall&#8217;inizio delle sue sperimentazioni. Nel 1812 scriveva che &#8220;è troppo naturale il pensiero di tale applicazione, perché dato un modo oscillatorio non è certo difficile produrre con esso il moto circolare di una ruota&#8221;. Per realizzare il suo progetto aveva un fedele alleato, il meccanico del laboratorio di fisica dell&#8217;Istituto in cui insegnava, Carlo Streizig (macchinista del gabinetto fisico del Regio Liceo), che era anche orologiaio.<br />
Alcuni <strong>orologi</strong> sono conservati al Liceo Maffei di Verona (due orologi originali esteticamente assai pregevoli senza però le relative pile). Un pendolo completo di pile originali datato 1830, funzionante ancora nel 1930, è conservato al Museo di Storia della Fisica del dell&#8217;Università di Padova.<br />
<em>http://www.grigiotorino.it/progettomeg/art06.htm</em></p>
<p><span id="more-6025"></span></p>
<p><strong>Villa Turco-Zamboni</strong> &#8211; Arbizzano<br />
Nella villa nacque e operò l&#8217;abate Giuseppe Zamboni. Risale alla seconda metà del secolo XVI° e viene considerata una forma di transizione dalla casa di campagna, signorile ma imponente, alla villa sontuosa. Nel lato a nord del cortile è situata la residenza padronale formata da un portico di tre archi sopra al quale si trovano i sette archi della loggia, sormontata a sua volta da un piano fornito di quattro finestre a timpano piuttosto abbassato. All&#8217;interno bellissimi affreschi decorano le pareti del locale al piano terreno (battezzato &#8220;delle Grazie&#8221;), mentre sulla scala appaiono soltanto in frammenti. La villa, divenuta proprietà dei Zamboni intorno agli inizi del secolo scorso, era dotata di un oratorio, sconsacrato in epoca fascista.<br />
Arbizzano è un paese della Valpolicella e frazione del comune di Negrar.</p>
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