Persone

Il pozzo dell’amore e il segreto dell’abate dell’eremo di Garda

Pozzo dell'amore

Pozzo dell'amore

101 luoghi dove innamorarsi a Verona per tutta la vita (5 Puntata)

In passato dal pozzo si traeva l’acqua, fonte di vita; era un luogo d’incontro, dove si chiacchierava e ci si innamorava. Il pozzo mette in comunicazione con un mondo profondo e misterioso. Dal pozzo si traggono ricchezze (pozzo di San Patrizio).

A Verona si trovano numerosi pozzi dell’amore.
Nella bellissima e raccolta piazzetta Tirabosco 8 (Traversa al numero 15 di p.ta Borsari) trovi il vicolo cieco Pozzo San Marco, in fondo il pozzo dell’Amore. Sopra la grata che lo copre una formella di ottone con la frase “Getta nel pozzo un solo soldino pensa un momento al tuo destino…, l’amore arriverà!” Vicino c’è anche l’enoteca Oreste Dal Zovo. Vicolo San Marco in Foro, 7 (Traversa 15 porta Borsari) – Verona http://www.enotecadalzovo.it/pozzo.asp?lingua=italiano

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La Corte europea di giustizia ha condannato l’Italia per la legge sulla caccia

pulcino_cacciatoreLa Corte europea di giustizia ha condannato oggi la Repubblica italiana perché la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza eccezioni al regime di protezione degli uccelli selvatici.
La Regione Veneto ha infatti adottato e applicato negli anni precedenti una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici ovvero ha approvato una legge che consente il prolungamento della caccia per alcuni uccelli. Le motivazioni a sostegno della legge: conservare “una forma di caccia fortemente legata alle tradizioni venatorie venete”.

Qualcuno sospirando afferma: la sanzione europea all’Italia per la caccia in deroga in Veneto mi piacerebbe che la pagassero solo i cacciatori. Invece sarà pagata anche da tutti coloro che sono contrari alla caccia e la considerano una inutile crudeltà.

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Il ponte dei morti

Verona, cimitero monumentale

Verona, cimitero monumentale

I giorni di festa tra il 29 ottobre e il 1 novembre si presentano con due facce. Da una parte la commemorazione dei defunti. È consuetudine nel giorno dedicato al ricordo dei defunti visitare i cimiteri e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari.

Berto Barbarani, il poeta veronese, immagina di vendere poesie, da raccontare ai propri cari, all’entrata del cimitero. Lumini, fiori, monumenti si spengono, ma una poesia da raccontare in un orecchio…
C’elo che vol comprar ‘na poesia
Da contarghe ai so morti in te una recia?
Le candele le sà da sacrestia
E ‘na ghirlanda la deventa vecia;
i monumenti i dise la busia,
tuti li guarda ma nessun se specia!
Ci vol comprar ‘na bela poesia,
da contarghe a i so morti in te una recia?

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In paradiso si fuma?

IL santo in alto a sinistra fuma!

IL santo in alto a sinistra fuma!

C’è un prete (classe 1967) della diocesi di Verona dal 1993, che illustra con vignette le pagine del Vangelo, non per banalizzare il messaggio che contengono, ma al contrario per cogliere la potenza di gioia che è nascosta nella storia di Gesù… http://www.gioba.it/
Molto interessante… tuttavia nella vignetta che illustra la lettura del Vangelo per la festività di Tutti i Santi, il beato, che sta in alto a sinistra, sta fumando.

In Italia la legge 165/1962 vieta ogni forma di pubblicità dei prodotti per fumatori su carta stampata, Tv, manifestazioni sportive, magliette o altro. Il Decreto Ministeriale 425 del 1991 vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di qualunque altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in maniera indiretta mediante nomi, marchi o simboli di aziende produttrici.
L’art. 51 della legge 16 Gennaio 2003, n. 3 ‘Tutela della salute dei non fumatori’, vieta di fumare nei locali pubblici30.
La normativa intende tutelare la salute dei non fumatori, quindi la regola è il divieto il fumo in tutti i luoghi pubblici e privati aperti al pubblico.
Il fumo di tabacco è la più rilevante causa di morte prematura, e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale, (il Ministero della Salute stima che in Italia avvengano ogni anno più di 80.000 decessi attribuibili al fumo) ma è prevenibile.
Forse il reverendo vuole dirci che il paradiso ormai è l’unico posto dove è permesso fumare, poiché il sindaco di Verona Flavio Tosi lo ha proibito anche nei parchi.

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Verona La sicurezza delle donne

Donne guerriere, donne complete...'

Donne guerriere, donne complete...'

Martedì 26 ottobre La giornata sulla sicurezza delle donne inizia con il convegno alle ore 9 in Gran Guardia, durante il quale interverranno la giornalista di Al Jazeera International Barbara Serra, lo psichiatra Vittorino Andreoli e il docente dell’Università di Padova Antonio Papisca.
Segue alle 12 la tavola rotonda “Vita da donna. Vita sicura?” moderata dalla giornalista de Il Sole 24 ore Raffaella Calandra.
La sera invece, alle ore 21 al Teatro Filarmonico, si tiene lo spettacolo teatrale a scopo benefico “Uomini che amano le donne”, ideato da “The exnovo”, con Laura Barriales e gli artisti di Zelig. L’incasso della serata sarà interamente devoluto alla Fondazione Doppia Difesa Onlus
Di quale sicurezza si parla?

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Carlotta Aschieri e l’annessione di Verona al regno d’Italia

Verona, via Mazzini

Verona, via Mazzini

La sera del 6 ottobre 1866 dal palazzo sopra al caffè Zampi (poi bar Motta, oggi negozio di biancheria intima) venne srotolato un grande tricolore. I soldati austriaci, infuriati, presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.

Una testimonianza dei fatti accaduti a Verona il 6 ottobre 1866 è contenuta in una lettera che Maria Anna De Stefani spedisce alla nonna Maria Gradenigo Bizio a Venezia.
Venne scritta sei giorni dopo quei fatti, il 12 ottobre 1866, quando Verona non era ancora italiana.

Carissima Nonna!

La faccenda un po’ seria l’avrà udita già raccontare, nondimeno voglio fargliene il ragguaglio.
La Guardia Nazionale faceva la sua prima comparsa e per tutto risuonavano i più clamorosi evviva. Uscita che fu e divisa in più parti a far guardia la folla anch’essa si disperse, e molta di questa si avviò verso la piazza Bra.
Passando per la Via Nuova gridarono unanime fuori la bandiera. I loro desideri furono subito paghi, e la festa proseguiva con ordine essendo stato permesso il farlo anche dal comandante Jacobo.
Giunti in Bra gli stessi gridi si fecero udire ed alcuni ufficiali ch’erano seduti al caffè fecero eco agli evviva.
Durante ciò un zelante ufficiale istriano sfoderò la spada e si diede a stracciare i biglietti, attaccati per tutto, con stampato: Vogliamo l’Italia Una e Vittorio Emmanuello per nostro Re costituzionale.
Poi diede più colpi sulla schiena alle persone a lui vicine, e veduti ben 12 Garibaldini che passeggiavano assieme andò loro incontro con la spada sguainata.
A quest’atto un d’essi tolta una sedia e voltosi al popolo, che un po’ intimorito si allontanava gridò: Veronesi vili o prodi! Ed alzata la sedia la diede su d’una tempia all’ufficiale insolente che sull’istante morì.
Allora fu un serra serra, da una parte s’adropavan le spade dall’altra si facevano volare e sassi e sedie.
La generale chiamata suonò e tutti i soldati uscirono dalla gran guardia. Il coraggio dei veronesi questa volta si mostrò, poiché, ad onta della quantità dei soldati, assalirono quattro volte gli austriaci e pare che quest’ultimi abbiano avuto la peggio.
Un tenente, due ufficiali e alcuni soldati semplici restarono morti e 15 ufficiali feriti, chi gravemente e chi leggermente.
Di civili restò uccisa una donna che rifuggitasi in un caffè fu sorpresa là entro, trapassata con la bajonetta e poi calpestata col calcio del fucile. Il marito per difenderla riportò molte ferite, ed anzi l’altr’jeri morì. Fu ferito ancora un Garibaldino e qualcun altro.
… Maria Anna

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Cesare Lombroso moriva 101 anni fa

Cesare Lombroso

Cesare Lombroso

101 anni fa moriva Cesare Lombroso. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all’unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.
I suoi campi di interesse si estendono allo studio delle malattie mentali, delle razze umane e alle applicazioni statistiche alle malattie sociali. Cesare Lombroso resta famoso per la sua teoria fisiognomica, ossia il tentativo di ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle proprie caratteristiche fisiche (come le già citate misure del cranio o alcune sue deformità).
Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l’ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
Il sogno di portare alla luce il male, il cancro oscuro che si nasconde nell’Uomo e che risiede dentro la sua testa, il nobile tentativo di Lombroso di preservare la società dal disordine delle azioni malvagie con azioni preventive, andrà incontro a inevitabile fallimento.
Cesare Lombroso muore a Torino il 19 ottobre 1909.

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16-17 ottobre, la Giornata della badante

badanteSabato 16 e domenica 17 ottobre, in piazza Bra, si tiene la Giornata della badante, manifestazione promossa dall’organizzazione Privatassistenza Verona Est, Sud e Legnago con il patrocinio dell’assessorato ai Servizi Sociali e Famiglia del Comune di Verona e del patronato Acli.
Lo scopo della manifestazione è informare i cittadini e le assistenti familiari sui diritti e i doveri del rapporto di lavoro e per far conoscere la Rete degli Sportelli di Assistenza Domiciliare “Euriclea”.

Privatassistenza Verona Est, Sud è un’organizzazione specializzata in servizi di assistenza domiciliare e infermieristica per anziani e disabili e di supporto alla famiglia. Durante l’iniziativa sarà offerta consulenza legale e sanitaria gratuita. Inoltre, in collaborazione con la Croce gialla, saranno eseguiti sempre gratuitamente test diagnostici di pressione e glicemia e saranno distribuiti prodotti per l’igiene e la cura dell’assistito.

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Verona, Santa Teresa di Gesù Bambino

Santa Teresa

Santa Teresa

Ricorre oggi la festa liturgica di Santa Teresa di Lisieux e il Santuario di Tombetta (Borgo Roma) è in festa.

Thérèse Françoise Marie Martin, meglio conosciuta come Teresa di Lisieux (Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897), è stata una religiosa e mistica francese.
A poco più di quindici anni Teresa entra nella vita monastica nel convento del Carmelo, dove assume il nome di Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo.
Nel 1895 la superiora del monastero, che era sua sorella maggiore, ordinò a Teresa di mettere per scritto la sua ricerca spirituale dell’amore.
Nell’aprile del 1896 contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di 18 mesi la portò alla morte. Questo periodo di malattia fu accompagnato da una crisi profonda della fede, che lei chiamò “notte della fede”. “Bisogna avere viaggiato sotto questo buio tunnel per comprenderne l’oscurità.”
Fu tentata di abbandonare la sua vocazione e si sentiva spinta all’ateismo e al materialismo e meditò anche il suicidio. Morì a 24 anni, nel 1898.
La vicenda di Thérèse Martin non finisce con la sua morte, ma continua. Il dibattito su Thérèse Martin è tuttora in corso; dibattito teologico, filosofico e più generalmente culturale che ormai ha raggiunto più di 100 anni di storia: 1898 – 2009.
In parte censurati, se non manomessi, gli scritti pubblicati snaturavano la vera figura di Thérèse Martin accreditandone una falsa immagine. Fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi scritti. (Testo integrale dell’edizione critica delle opere complete di Teresa di Lisieux si trova on-line http://bibliotheque.editionsducerf.fr/par%20page/2653/TM.htm)

Basilica di Santa Teresa, Verona

Basilica di Santa Teresa, Verona

Il mito della santa delle rose Nel 1920 viene recapitata a Lisieux la Rosa d’Oro, l’antico omaggio tradizionale del Papa a re, regine e chiese locali.
Tuttavia Thérèse non è la santa tutta buonina e zuccherosa. Per alcuni fu un’anticipatrice delle battaglie femministe, anticlericale, antiautoritaria…
Il papa Pio XI, constatando come la voce di questa carmelitana morta percorresse la Francia e il mondo suscitando emozioni e tenerezze popolari che non corrispondevano per niente alla realtà della vera Teresa, raccomandò al vescovo di Bayeux: “Dite e fate dire che si è resa un po’ troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com’è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand’uomo.”

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Giuseppe Zamboni e e l’Unità d’Italia (12)

Casa del Clero, Verona

Casa del Clero, Verona

Sulla Casa del Clero, Via Pietà Vecchia, 2 (a fianco della Cattedrale) si trova l’iscrizione
Qui il 25 luglio 1846 morì il fisico Giuseppe Zamboni inventore dell’elettromotore perpetuo. Lo ricorda anche un busto di marmo nell’androne di ingresso dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, Via Leoncino, 6 – Palazzo Erbisti.
Immagino che frugando nella memoria tra le conoscenze del periodo scolastico non si trovi alcun collegamento tra l’elettricità e il nome di Giuseppe Zamboni. Infatti si tratta di un personaggio noto solo ad alcuni addetti ai lavori e pure a pochi suoi attuali concittadini. Eppure un pezzetto di storia della fisica, per nulla trascurabile, è stata da lui costruita grazie al suo contributo.
Giuseppe Zamboni (Arbizzano, 1º giugno 1776 – Verona, 25 luglio 1846) è stato un abate e fisico italiano, padre dell’elettromotore perpetuo. È conosciuto come l’inventore, nel 1812, della pila a secco.
Fu avviato agli studi di filosofia e teologia, come spesso accadeva in quell’epoca, visto che il seminario forniva anche una buona preparazione culturale. A soli 23 anni, nel 1800, fu nominato abate e chiamato a insegnare filosofia nella scuola comunale di S. Sebastiano, che poteva considerarsi l’università locale. Oggi resta l’antica facciata del complesso originario e l’attuale edificio ospita la sede della Biblioteca Civica in cui sono conservati i suoi manoscritti, i libri e gli articoli da lui pubblicati. Nel 1805 ebbe il riconoscimento degli studi fatti nel campo della elettrologia e ottenne l’incarico di professore di “Fisica sperimentale e matematica applicata” all’Imperial Regio Convitto, divenuto poi con proclama napoleonico l’attuale Liceo Classico Scipione Maffei.
Le pile, dette “a secco”, erano costruite con materiali che l’abate riteneva avessero i migliori effetti elettromotori senza l’intervento apparente di processi chimici, i quali lentamente modificavano i metalli e degradavano le prestazioni della pila.
L’applicazione pratica dell’energia elettrica prodotta dalle pile fu un obiettivo dello Zamboni sin dall’inizio delle sue sperimentazioni. Nel 1812 scriveva che “è troppo naturale il pensiero di tale applicazione, perché dato un modo oscillatorio non è certo difficile produrre con esso il moto circolare di una ruota”. Per realizzare il suo progetto aveva un fedele alleato, il meccanico del laboratorio di fisica dell’Istituto in cui insegnava, Carlo Streizig (macchinista del gabinetto fisico del Regio Liceo), che era anche orologiaio.
Alcuni orologi sono conservati al Liceo Maffei di Verona (due orologi originali esteticamente assai pregevoli senza però le relative pile). Un pendolo completo di pile originali datato 1830, funzionante ancora nel 1930, è conservato al Museo di Storia della Fisica del dell’Università di Padova.
http://www.grigiotorino.it/progettomeg/art06.htm

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