Cultura e Società
Scritto Domenica 31 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Verona, cimitero monumentale
I giorni di festa tra il 29 ottobre e il 1 novembre si presentano con due facce.
Da una parte la commemorazione dei defunti. È consuetudine nel giorno dedicato al ricordo dei defunti visitare i cimiteri e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari.
Berto Barbarani, il poeta veronese, immagina di vendere poesie, da raccontare ai propri cari, all’entrata del cimitero. Lumini, fiori, monumenti si spengono, ma una poesia da raccontare in un orecchio…
C’elo che vol comprar ‘na poesia
Da contarghe ai so morti in te una recia?
Le candele le sà da sacrestia
E ‘na ghirlanda la deventa vecia;
i monumenti i dise la busia,
tuti li guarda ma nessun se specia!
Ci vol comprar ‘na bela poesia,
da contarghe a i so morti in te una recia?
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Tag:Berto Barbarani, Halloween, ponte dei morti, Verona
Scritto Sabato 30 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

IL santo in alto a sinistra fuma!
C’è un prete (classe 1967) della diocesi di Verona dal 1993, che illustra con vignette le pagine del Vangelo, non per banalizzare il messaggio che contengono, ma al contrario per cogliere la potenza di gioia che è nascosta nella storia di Gesù…
http://www.gioba.it/
Molto interessante… tuttavia
nella vignetta che illustra la lettura del Vangelo per la festività di Tutti i Santi,
il beato, che sta in alto a sinistra,
sta fumando.
In Italia la legge 165/1962 vieta ogni forma di pubblicità dei prodotti per fumatori su carta stampata, Tv, manifestazioni sportive, magliette o altro. Il Decreto Ministeriale 425 del 1991 vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di qualunque altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in maniera indiretta mediante nomi, marchi o simboli di aziende produttrici.
L’art. 51 della legge 16 Gennaio 2003, n. 3 ‘Tutela della salute dei non fumatori’, vieta di fumare nei locali pubblici30.
La normativa intende tutelare la salute dei non fumatori, quindi la regola è il divieto il fumo in tutti i luoghi pubblici e privati aperti al pubblico.
Il fumo di tabacco è la più rilevante causa di morte prematura, e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale, (il Ministero della Salute stima che in Italia avvengano ogni anno più di 80.000 decessi attribuibili al fumo) ma è prevenibile.
Forse il reverendo vuole dirci che il paradiso ormai è l’unico posto dove è permesso fumare, poiché il sindaco di Verona Flavio Tosi lo ha proibito anche nei parchi.
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Tag:Arte, fumo, in paradiso si fuma?, Verona
Scritto Giovedì 28 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

La zucca lanterna
La settima festa della zucca si gusta dal 28 al 31 ottobre
a Isola della Scala. La manifestazione è imperniata sulla promozione dei prodotti locali, durante la quale vengono proposti al pubblico dolci e piatti a base di zucca: risotto con la zucca, tortelli di zucca, minestrone di zucca, dolci con la zucca… una festa mangereccia!
Tracce della zucca, che si trovano nel nostro passato veronese, portano direttamente alla festa di Halloween.
Il ciclo vegetativo della zucca si conclude alla fine di ottobre, periodo che presso i popoli dediti all’agricoltura segnava la fine dei raccolti e l’inizio dell’inverno. La vita cambiava radicalmente. Le persone si chiudevano nelle loro case per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali.
Si praticavano dei riti divinatori che riguardavano le previsioni metereologiche, i matrimoni e la fortuna.
Si preparavano con un altro frutto simbolo di questo periodo, la mela. Si sbucciava una mela. Più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava.
Il collegamento tra frutti della terra (mele, zucche…) e anime è dovuto al fatto che nelle religioni primitive il culto dei morti era collegato alla terra. I defunti erano sotterrati in attesa di una loro rinascita, come rinasce la pianta dalle sementi inerti interrate.
La zucca scavata e illuminata al suo interno da una candela rappresentava la morte. La zucca era montata su un bastone che il mascherato teneva in mano. Un tabarro, infine, ne copriva la testa e il resto del corpo. La zucca era posta sulla testa e la persona sembrava così molto più alta del normale. Le persone che componevano il piccolo corteo terrifico erano generalmente tre. Gli altri due avevano dei tabarri scuri e un cappellaccio nero in testa. Non portavano una vera e propria maschera sul viso, ma potevano avere il volto dipinto (ad esempio potevano disegnarsi dei baffi) per rendersi meno riconoscibili. Si appostavano fuori dalle stalle e aspettavano che le persone uscissero dai filò. Le persone vedevano questo mascheramento e si spaventavano moltissimo.
Era uno scherzo un po’ macabro che si faceva per spaventare i vecchietti per le strade, che appunto pensavano che la morte li inseguisse.
Il cristianesimo incorporò le vecchie festività pagane conferendo loro un significato compatibile con il suo messaggio. Per questo motivo nell’835 Papa Gregorio IV spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 maggio al 1° novembre,
La nuova festa prese il nome di Halloween, che è la forma contratta di “All Hallows Even” ovvero notte o “Eve” (vigilia) di Ognissanti.
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Tag:festa della zucca, Halloween, isola della scala, Verona
Scritto Lunedì 25 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Verona Cimitero militare austroungarico
Durante le guerre di indipendenza migliaia di giovani lombardi e veneti hanno strenuamente combattuto contro l’Italia e contro il tricolore. All’inizio del 1848 dei sessantuno battaglioni della fanteria imperiale agli ordini di Radetzky nove erano ungheresi, sei cechi, dieci slavi, dodici austriaci e ben ventiquattro lombardo-veneti. Si calcola che il 33 per cento dell’intero esercito austriaco fosse composto da lombardo-veneti,
circa sessantamila tra soldati e ufficiali.
A Solferino avvenne la più lunga e spaventosa battaglia della guerra d’indipendenza italiana. In 14 ore di combattimento persero la vita 14mila militari dell’impero austriaco e 15mila franco-piemontesi. A questa carneficina assistette il ginevrino Henry Dunant rimanendo talmente impressionato dai tormenti degli oltre 40mila feriti abbandonati a se stessi che votò il resto della sua vita a una grande impresa umanitaria: la fondazione della Croce Rossa. In quell’inferno eccelsero per valore e zelo i soldati del Lombardo-Veneto, tanto che il 16° reggimento ne riportò grande onore.
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Tag:annessione, cimitero austroungarico, Verona
Scritto Lunedì 25 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Donne guerriere, donne complete...'
Martedì 26 ottobre La giornata sulla
sicurezza delle donne inizia con il
convegno alle ore 9 in
Gran Guardia, durante il quale interverranno la giornalista di Al Jazeera International
Barbara Serra, lo psichiatra
Vittorino Andreoli e il docente dell’Università di Padova
Antonio Papisca.
Segue alle 12 la tavola rotonda “
Vita da donna. Vita sicura?” moderata dalla giornalista de Il Sole 24 ore
Raffaella Calandra.
La sera invece, alle ore 21 al Teatro Filarmonico, si tiene lo spettacolo teatrale a scopo benefico “
Uomini che amano le donne”, ideato da “The exnovo”, con
Laura Barriales e gli artisti di Zelig. L’incasso della serata sarà interamente devoluto alla Fondazione Doppia Difesa Onlus
Di quale sicurezza si parla?
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Tag:donne, Flavio Tosi, sicurezza, Verona
Scritto Giovedì 21 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Verona, via Mazzini
La sera del 6 ottobre 1866 dal palazzo sopra al caffè Zampi (poi bar Motta, oggi negozio di biancheria intima) venne srotolato un grande tricolore. I soldati austriaci, infuriati, presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’
uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.
Una testimonianza dei fatti accaduti a Verona il 6 ottobre 1866 è contenuta in una lettera che Maria Anna De Stefani spedisce alla nonna Maria Gradenigo Bizio a Venezia.
Venne scritta sei giorni dopo quei fatti, il 12 ottobre 1866, quando Verona non era ancora italiana.
Carissima Nonna!
…
La faccenda un po’ seria l’avrà udita già raccontare, nondimeno voglio fargliene il ragguaglio.
La Guardia Nazionale faceva la sua prima comparsa e per tutto risuonavano i più clamorosi evviva. Uscita che fu e divisa in più parti a far guardia la folla anch’essa si disperse, e molta di questa si avviò verso la piazza Bra.
Passando per la Via Nuova gridarono unanime fuori la bandiera. I loro desideri furono subito paghi, e la festa proseguiva con ordine essendo stato permesso il farlo anche dal comandante Jacobo.
Giunti in Bra gli stessi gridi si fecero udire ed alcuni ufficiali ch’erano seduti al caffè fecero eco agli evviva.
Durante ciò un zelante ufficiale istriano sfoderò la spada e si diede a stracciare i biglietti, attaccati per tutto, con stampato: Vogliamo l’Italia Una e Vittorio Emmanuello per nostro Re costituzionale.
Poi diede più colpi sulla schiena alle persone a lui vicine, e veduti ben 12 Garibaldini che passeggiavano assieme andò loro incontro con la spada sguainata.
A quest’atto un d’essi tolta una sedia e voltosi al popolo, che un po’ intimorito si allontanava gridò: Veronesi vili o prodi! Ed alzata la sedia la diede su d’una tempia all’ufficiale insolente che sull’istante morì.
Allora fu un serra serra, da una parte s’adropavan le spade dall’altra si facevano volare e sassi e sedie.
La generale chiamata suonò e tutti i soldati uscirono dalla gran guardia. Il coraggio dei veronesi questa volta si mostrò, poiché, ad onta della quantità dei soldati, assalirono quattro volte gli austriaci e pare che quest’ultimi abbiano avuto la peggio.
Un tenente, due ufficiali e alcuni soldati semplici restarono morti e 15 ufficiali feriti, chi gravemente e chi leggermente.
Di civili restò uccisa una donna che rifuggitasi in un caffè fu sorpresa là entro, trapassata con la bajonetta e poi calpestata col calcio del fucile. Il marito per difenderla riportò molte ferite, ed anzi l’altr’jeri morì. Fu ferito ancora un Garibaldino e qualcun altro.
… Maria Anna
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Tag:annessione, Carlotta Aschieri, Verona
Scritto Mercoledì 20 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Verona, Porta Nuova
Il
3 ottobre 1866 con la Pace di Vienna cessarono le ostilità tra Italia e Austria. Il
6 ottobre al Municipio di Verona fu concesso che fosse pubblicata la notizia. Al caffè Zampi (oggi bar Motta) ci furono manifestazioni di giubilo e la polizia asburgica, anche se prossima a cedere il Veneto all’Italia, le represse. Dal palazzo sopra al bar venne srotolato un grande tricolore. I soldati infuriati picchiarono un bambino vestito da garibaldino e presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di
Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.
Le truppe italiane entrarono in Verona il
16 ottobre da porta Vescovo. Sfilarono tra due ali di folla e con le campane a festa. Lo stesso giorno l’ultimo battaglione austriaco abbassò la bandiera imperiale alla Gran Guardia Nuova.
Il
21-22 ottobre 1866 si tenne il plebiscito per l’annessione di Verona al Regno d’Italia: la città rispose con 88.864 persone favorevoli e 50 contrari.
Il risultato rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. Infatti la votazione era palese, con schede di colore diverso per il Sì e per il No, che andavano inoltre poste in due urne separate.
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Tag:annessione, Flavio Tosi, plebiscito, Verona
Scritto Martedì 19 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Cesare Lombroso
101 anni fa moriva
Cesare Lombroso. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all’unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.
I suoi campi di interesse si estendono allo studio delle malattie mentali, delle razze umane e alle applicazioni statistiche alle malattie sociali. Cesare Lombroso resta famoso per la sua
teoria fisiognomica, ossia il tentativo di ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle proprie caratteristiche fisiche (come le già citate misure del cranio o alcune sue deformità).
Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l’ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
Il sogno di portare alla luce il male, il cancro oscuro che si nasconde nell’Uomo e che risiede dentro la sua testa, il nobile tentativo di Lombroso di
preservare la società dal disordine delle azioni malvagie con azioni preventive, andrà incontro a inevitabile fallimento.
Cesare Lombroso
muore a Torino il 19 ottobre 1909.
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Tag:Cesare Lombroso, fisiognomica, Verona
Scritto Domenica 17 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni
A Bardolino si sta svolgendo la festa dell’uva e del vino, nata negli anni venti come festa della vendemmia, come un rito sacro.
Manifestazioni, visite, spettacoli, giochi, in compagnia dei due vini classici (Bardolino e Bardolino Chiaretto) distribuiti sia nei chioschi di degustazione allestiti sul lungolago che nelle trattorie, nei ristoranti e nelle enoteche.
Durante la vendemmia è possibile gustare e acquistare mosto fresco ottenuto da pigiatura sul posto. Il mosto possiede numerose virtù dietetiche, remineralizzanti, vitaminiche, disintossicanti.
La cura dell’uva (ampeloterapia) veniva praticata dalle popolazioni arabe, dai Romani e nell’antica Grecia. Per cura dell’uva non si intende un alto consumo del frutto, ma un programma dietetico nel quale l’uva viene considerata quale rimedio, quindi ingerita secondo delle regole.
Il frutto contiene numerose sostanze salutari, che variano a seconda del colore dell’uva, delle varietà presenti sul mercato e delle caratteristiche del terreno nel quale la vite cresce.
È sconsigliata alle persone in sovrappeso e alle donne durante il periodo mestruale.
La cura dell’uva consiste nel nutrirsi degli acini oppure nel bere esclusivamente il succo o ancora nel ricorso ad ambedue le pratiche. Gli acini vanno masticati lentamente, ingerendo bucce e semi. Nei soggetti con l’intestino irritato è sconsigliato l’ingerimento della buccia e dei vinaccioli.
L’ampeloterapia si svolgeva in campagna e l’uva veniva raccolta al mattino, quando era ancora coperta di rugiada.
In alcuni casi la cura dell’uva si limita al consumo aggiuntivo alla normale alimentazione, mangiandola prima dei pasti. In questo caso il soggetto deve attenersi a una scrupolosa dieta programmata e personalizzata.
Oltre al consumo dell’uva o del succo, si utilizzava la linfa che sgorga in primavera dai tralci tagliati in impacchi sulla cute quale cicatrizzante.
Vengono utilizzate anche le foglie della vite (Vitis vinifera).
Nella cosmesi aveva molto successo la cura del bagno nel barile di vino. In realtà erano i bambini gracili che venivano sottoposti a tale pratica.
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Tag:ampeloterapia, bardolino, cura dell'uva, Verona, vini
Scritto Venerdì 15 Ottobre 2010 da Renzo Zanoni

Sito fieristico di Cerea
Doremifair 2010 propone due giorni full music. Il 16 e 17 ottobre a
Cerea (VR) ne “La Fabbrica” (ex opificio di prodotti chimici, ristrutturato e riconvertito in luogo di aggregazione) si tiene la prima edizione di DOREMIFAIR… rock, pop, metal, country , live, meeting, commerce e tutto ciò che fa musica.: dai Sonohra agli Arthemis, dal Bermuda Acoustic Trio a Marco di Maggio, da Riky Portera a Sasha Torrisi,… un evento musicale imperdibile.
Leggendo il programma si trovano solamente 2 donne, Laura e Beatrice Puiu e qualche vocalist.
I protagonisti esclusivi di Doremifair sono i maschi. Miopia degli organizzatori oppure…?
E dire che Ron Keel (1961), cantante heavy metal statunitense, partecipò a un progetto composto interamente da ragazze chiamato “Fair Game”…
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Tag:musica, rock, Verona