Archivi di Ottobre 2010

Il ponte dei morti

Verona, cimitero monumentale

Verona, cimitero monumentale

I giorni di festa tra il 29 ottobre e il 1 novembre si presentano con due facce. Da una parte la commemorazione dei defunti. È consuetudine nel giorno dedicato al ricordo dei defunti visitare i cimiteri e portare in dono fiori sulle tombe dei propri cari.

Berto Barbarani, il poeta veronese, immagina di vendere poesie, da raccontare ai propri cari, all’entrata del cimitero. Lumini, fiori, monumenti si spengono, ma una poesia da raccontare in un orecchio…
C’elo che vol comprar ‘na poesia
Da contarghe ai so morti in te una recia?
Le candele le sà da sacrestia
E ‘na ghirlanda la deventa vecia;
i monumenti i dise la busia,
tuti li guarda ma nessun se specia!
Ci vol comprar ‘na bela poesia,
da contarghe a i so morti in te una recia?

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Ad Artistica 2010 lavato il sangue del quadro

Opera di Umberto Vaschetto

Opera di Umberto Vaschetto

Artistica 2010 è una rassegna d’arte dedicata a pittura, scultura, fotografia e installazioni a cura di Sabrina Sottile. È stata inaugurata il 22 ottobre 2010. Lo scenario scelto per l’edizione veronese è la prestigiosa Sala delle Conferenze del centralissimo Palazzo della Ragione. Il percorso espositivo promette di emozionare per la bellezza, la profondità concettuale, l’innovazione e l’originalità delle opere esposte; un vero viaggio nell’arte per riflettere, per introdurre in mondi fantastici e onirici e magari per qualche istante… far sognare.
Orario continuato dalle 10.00 alle 18.00 Ingresso libero e gratuito La mostra termina il 1 novembre 2010.

Le opere di Umberto Vaschetto, torinese, hanno suscitato emozioni molto forti. Un opera rappresenta un feto impiccato nel suo stesso cordone ombelicale, un altro uccide la madre per sopravvivere alle sue intenzioni abortive, un crocefisso ricoperto di articoli di quotidiani che parlano di preti pedofili e di violenze in genere, sul quale sta il volto della Sindone e una scritta: “wanted”.
Nessuno è rimasto indifferente, qualcuno ha parlato di offese, provocazione, altri hanno cercato di capire il significato dei lavori.
Una mano anonima ha lavato la chiazza rosso sangue ai piedi della rappresentazione, parte integrante della composizione.
“Sono rimasto sorpreso nel vedere che la macchia di sangue sul pavimento è sparita da un giorno all’altro. Non mi sono perso d’animo, l’ho ricreata venerdì scorso. Mi sono informato, qualcuno deve aver cancellato involontariamente il colore. Non me la sono presa, del resto amo vedere la gente che reagisce in maniera diversa di fronte ai miei quadri.”

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In paradiso si fuma?

IL santo in alto a sinistra fuma!

IL santo in alto a sinistra fuma!

C’è un prete (classe 1967) della diocesi di Verona dal 1993, che illustra con vignette le pagine del Vangelo, non per banalizzare il messaggio che contengono, ma al contrario per cogliere la potenza di gioia che è nascosta nella storia di Gesù… http://www.gioba.it/
Molto interessante… tuttavia nella vignetta che illustra la lettura del Vangelo per la festività di Tutti i Santi, il beato, che sta in alto a sinistra, sta fumando.

In Italia la legge 165/1962 vieta ogni forma di pubblicità dei prodotti per fumatori su carta stampata, Tv, manifestazioni sportive, magliette o altro. Il Decreto Ministeriale 425 del 1991 vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di qualunque altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in maniera indiretta mediante nomi, marchi o simboli di aziende produttrici.
L’art. 51 della legge 16 Gennaio 2003, n. 3 ‘Tutela della salute dei non fumatori’, vieta di fumare nei locali pubblici30.
La normativa intende tutelare la salute dei non fumatori, quindi la regola è il divieto il fumo in tutti i luoghi pubblici e privati aperti al pubblico.
Il fumo di tabacco è la più rilevante causa di morte prematura, e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale, (il Ministero della Salute stima che in Italia avvengano ogni anno più di 80.000 decessi attribuibili al fumo) ma è prevenibile.
Forse il reverendo vuole dirci che il paradiso ormai è l’unico posto dove è permesso fumare, poiché il sindaco di Verona Flavio Tosi lo ha proibito anche nei parchi.

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Isola della Scala: dalla festa della zucca ad Halloween

La zucca lanterna

La zucca lanterna

La settima festa della zucca si gusta dal 28 al 31 ottobre a Isola della Scala. La manifestazione è imperniata sulla promozione dei prodotti locali, durante la quale vengono proposti al pubblico dolci e piatti a base di zucca: risotto con la zucca, tortelli di zucca, minestrone di zucca, dolci con la zucca… una festa mangereccia!

Tracce della zucca, che si trovano nel nostro passato veronese, portano direttamente alla festa di Halloween.
Il ciclo vegetativo della zucca si conclude alla fine di ottobre, periodo che presso i popoli dediti all’agricoltura segnava la fine dei raccolti e l’inizio dell’inverno. La vita cambiava radicalmente. Le persone si chiudevano nelle loro case per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali.
Si praticavano dei riti divinatori che riguardavano le previsioni metereologiche, i matrimoni e la fortuna.
Si preparavano con un altro frutto simbolo di questo periodo, la mela. Si sbucciava una mela. Più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava.
Il collegamento tra frutti della terra (mele, zucche…) e anime è dovuto al fatto che nelle religioni primitive il culto dei morti era collegato alla terra. I defunti erano sotterrati in attesa di una loro rinascita, come rinasce la pianta dalle sementi inerti interrate.
La zucca scavata e illuminata al suo interno da una candela rappresentava la morte. La zucca era montata su un bastone che il mascherato teneva in mano. Un tabarro, infine, ne copriva la testa e il resto del corpo. La zucca era posta sulla testa e la persona sembrava così molto più alta del normale. Le persone che componevano il piccolo corteo terrifico erano generalmente tre. Gli altri due avevano dei tabarri scuri e un cappellaccio nero in testa. Non portavano una vera e propria maschera sul viso, ma potevano avere il volto dipinto (ad esempio potevano disegnarsi dei baffi) per rendersi meno riconoscibili. Si appostavano fuori dalle stalle e aspettavano che le persone uscissero dai filò. Le persone vedevano questo mascheramento e si spaventavano moltissimo.
Era uno scherzo un po’ macabro che si faceva per spaventare i vecchietti per le strade, che appunto pensavano che la morte li inseguisse.
Il cristianesimo incorporò le vecchie festività pagane conferendo loro un significato compatibile con il suo messaggio. Per questo motivo nell’835 Papa Gregorio IV spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 maggio al 1° novembre,
La nuova festa prese il nome di Halloween, che è la forma contratta di “All Hallows Even” ovvero notte o “Eve” (vigilia) di Ognissanti.

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I soldati lombardo-veneti nell’esercito austriaco

Verona Cimitero militare austroungarico

Verona Cimitero militare austroungarico

Durante le guerre di indipendenza migliaia di giovani lombardi e veneti hanno strenuamente combattuto contro l’Italia e contro il tricolore. All’inizio del 1848 dei sessantuno battaglioni della fanteria imperiale agli ordini di Radetzky nove erano ungheresi, sei cechi, dieci slavi, dodici austriaci e ben ventiquattro lombardo-veneti. Si calcola che il 33 per cento dell’intero esercito austriaco fosse composto da lombardo-veneti, circa sessantamila tra soldati e ufficiali.
A Solferino avvenne la più lunga e spaventosa battaglia della guerra d’indipendenza italiana. In 14 ore di combattimento persero la vita 14mila militari dell’impero austriaco e 15mila franco-piemontesi. A questa carneficina assistette il ginevrino Henry Dunant rimanendo talmente impressionato dai tormenti degli oltre 40mila feriti abbandonati a se stessi che votò il resto della sua vita a una grande impresa umanitaria: la fondazione della Croce Rossa. In quell’inferno eccelsero per valore e zelo i soldati del Lombardo-Veneto, tanto che il 16° reggimento ne riportò grande onore.

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Verona La sicurezza delle donne

Donne guerriere, donne complete...'

Donne guerriere, donne complete...'

Martedì 26 ottobre La giornata sulla sicurezza delle donne inizia con il convegno alle ore 9 in Gran Guardia, durante il quale interverranno la giornalista di Al Jazeera International Barbara Serra, lo psichiatra Vittorino Andreoli e il docente dell’Università di Padova Antonio Papisca.
Segue alle 12 la tavola rotonda “Vita da donna. Vita sicura?” moderata dalla giornalista de Il Sole 24 ore Raffaella Calandra.
La sera invece, alle ore 21 al Teatro Filarmonico, si tiene lo spettacolo teatrale a scopo benefico “Uomini che amano le donne”, ideato da “The exnovo”, con Laura Barriales e gli artisti di Zelig. L’incasso della serata sarà interamente devoluto alla Fondazione Doppia Difesa Onlus
Di quale sicurezza si parla?

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Carlotta Aschieri e l’annessione di Verona al regno d’Italia

Verona, via Mazzini

Verona, via Mazzini

La sera del 6 ottobre 1866 dal palazzo sopra al caffè Zampi (poi bar Motta, oggi negozio di biancheria intima) venne srotolato un grande tricolore. I soldati austriaci, infuriati, presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.

Una testimonianza dei fatti accaduti a Verona il 6 ottobre 1866 è contenuta in una lettera che Maria Anna De Stefani spedisce alla nonna Maria Gradenigo Bizio a Venezia.
Venne scritta sei giorni dopo quei fatti, il 12 ottobre 1866, quando Verona non era ancora italiana.

Carissima Nonna!

La faccenda un po’ seria l’avrà udita già raccontare, nondimeno voglio fargliene il ragguaglio.
La Guardia Nazionale faceva la sua prima comparsa e per tutto risuonavano i più clamorosi evviva. Uscita che fu e divisa in più parti a far guardia la folla anch’essa si disperse, e molta di questa si avviò verso la piazza Bra.
Passando per la Via Nuova gridarono unanime fuori la bandiera. I loro desideri furono subito paghi, e la festa proseguiva con ordine essendo stato permesso il farlo anche dal comandante Jacobo.
Giunti in Bra gli stessi gridi si fecero udire ed alcuni ufficiali ch’erano seduti al caffè fecero eco agli evviva.
Durante ciò un zelante ufficiale istriano sfoderò la spada e si diede a stracciare i biglietti, attaccati per tutto, con stampato: Vogliamo l’Italia Una e Vittorio Emmanuello per nostro Re costituzionale.
Poi diede più colpi sulla schiena alle persone a lui vicine, e veduti ben 12 Garibaldini che passeggiavano assieme andò loro incontro con la spada sguainata.
A quest’atto un d’essi tolta una sedia e voltosi al popolo, che un po’ intimorito si allontanava gridò: Veronesi vili o prodi! Ed alzata la sedia la diede su d’una tempia all’ufficiale insolente che sull’istante morì.
Allora fu un serra serra, da una parte s’adropavan le spade dall’altra si facevano volare e sassi e sedie.
La generale chiamata suonò e tutti i soldati uscirono dalla gran guardia. Il coraggio dei veronesi questa volta si mostrò, poiché, ad onta della quantità dei soldati, assalirono quattro volte gli austriaci e pare che quest’ultimi abbiano avuto la peggio.
Un tenente, due ufficiali e alcuni soldati semplici restarono morti e 15 ufficiali feriti, chi gravemente e chi leggermente.
Di civili restò uccisa una donna che rifuggitasi in un caffè fu sorpresa là entro, trapassata con la bajonetta e poi calpestata col calcio del fucile. Il marito per difenderla riportò molte ferite, ed anzi l’altr’jeri morì. Fu ferito ancora un Garibaldino e qualcun altro.
… Maria Anna

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Verona, annessione all’Italia

Verona, Porta Nuova

Verona, Porta Nuova

Il 3 ottobre 1866 con la Pace di Vienna cessarono le ostilità tra Italia e Austria. Il 6 ottobre al Municipio di Verona fu concesso che fosse pubblicata la notizia. Al caffè Zampi (oggi bar Motta) ci furono manifestazioni di giubilo e la polizia asburgica, anche se prossima a cedere il Veneto all’Italia, le represse. Dal palazzo sopra al bar venne srotolato un grande tricolore. I soldati infuriati picchiarono un bambino vestito da garibaldino e presero a sciabolate il grande tricolore e quindi colpirono la folla, saccheggiarono negozi e palazzi. Gli scontri culminarono con l’uccisione di Carlotta Aschieri, venticinquenne, incinta di sette mesi.
Le truppe italiane entrarono in Verona il 16 ottobre da porta Vescovo. Sfilarono tra due ali di folla e con le campane a festa. Lo stesso giorno l’ultimo battaglione austriaco abbassò la bandiera imperiale alla Gran Guardia Nuova.
Il 21-22 ottobre 1866 si tenne il plebiscito per l’annessione di Verona al Regno d’Italia: la città rispose con 88.864 persone favorevoli e 50 contrari.
Il risultato rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. Infatti la votazione era palese, con schede di colore diverso per il Sì e per il No, che andavano inoltre poste in due urne separate.

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Cesare Lombroso moriva 101 anni fa

Cesare Lombroso

Cesare Lombroso

101 anni fa moriva Cesare Lombroso. Nato il 6 novembre 1835 a Verona da famiglia ebraica benestante. Compiuti gli studi universitari partecipa come medico militare alla campagna contro il brigantaggio, successiva all’unificazione d’Italia, e, incaricato di clinica psichiatrica e di antropologia a Pavia, svolge ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.
I suoi campi di interesse si estendono allo studio delle malattie mentali, delle razze umane e alle applicazioni statistiche alle malattie sociali. Cesare Lombroso resta famoso per la sua teoria fisiognomica, ossia il tentativo di ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle proprie caratteristiche fisiche (come le già citate misure del cranio o alcune sue deformità).
Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l’ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
Il sogno di portare alla luce il male, il cancro oscuro che si nasconde nell’Uomo e che risiede dentro la sua testa, il nobile tentativo di Lombroso di preservare la società dal disordine delle azioni malvagie con azioni preventive, andrà incontro a inevitabile fallimento.
Cesare Lombroso muore a Torino il 19 ottobre 1909.

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Giulietta e il calendario Lavazza 2011

Calendario Lavazza 2011

Calendario Lavazza 2011

Cupido, dio dell’erotismo e della bellezza, diventato paracadutista, atterra sul balcone, dove lo aspetta Giulietta e due tazze di buon caffè Lavazza sulla balaustra. Il fili sono collegati al paracadute che avvolge una grande tazzina.
Per un 2011 all’insegna dell’amore, il calendario Lavazza celebra le città più romantiche d’Italia: Firenze, Venezia, Verona… A Verona le avances sul balcone s’ispirano alla tragedia Shakespeariana; a Venezia l’acqua alta fa da sfondo al bacio artistico; tra le spighe e i covoni toscani, poi, c’è il giaciglio degli amanti bucolici. Capri e Napoli hanno come quinte mare e cielo: Faraglioni sullo sfondo e panni stesi al vento come nella tradizione partenopea.

La diciottesima edizione del Calendario, punta sui linguaggi universali della musica e della fotografia.
Suono e immagine: le più immediate delle arti si incontrano sul calendario Lavazza, che diventa il mezzo per comunicare idee, valori, emozioni, che parlano con la forza visiva delle fotografie e portano lontano sulle ali della musica.
Comprendere quest’opera non richiede alcuno sforzo interpretativo. Solo il tempo di un buon caffè Lavazza. Il gusto inconfondibile dell’allegria e della positività italiana.

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