Vittorio Betteloni e l’Unità d’Italia (7)
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Zulieta e Romeo al balcone
La sua attività poetica appartiene agli anni che seguono la realizzazione dell’unità. Nella penisola italiana si assiste al progressivo affermarsi del Regno d’Italia come stato unitario che porta al dissolvimento degli stati regionali (1861 fine del Regno delle Due Sicilie, 1866 annessione del Veneto, 1870 conquista dello Stato Pontificio). Il nuovo stato unitario è assillato da problemi interni connessi a una economia arretrata e alla presenza di un altissimo indice di analfabetismo.
Nella poesia il sentimentalismo precipita nella lirica lacrimosa, una produzione comunque di successo, rivolta al pubblico borghese e aristocratico (femminile). (Giovanni Prati e Aleardo Aleardi)
Al sentimentalismo lacrimoso reagisce la poesia realistico-borghese di Vittorio Betteloni e Olindo Guerrini, il gruppo della Scapigliatura, Giosuè Carducci, che stringe con Vittorio un’amicizia destinata a durare tutta la vita.
Dal Canzoniere.
Poi ti tenevo dietro piano piano, / com’è costume dei novelli amanti, / pur di scorgerti solo da lontano, / senza parere all’occhio dei passanti: / e tu con atto cauto e sospettoso, / per non mostrar che a me ponessi mente, / volgevi a mezzo il capo tuo vezzoso, / ad or ad or non molto di sovente; / ma non molto di rado tuttavia / temendo pur che addietro io fossi troppo, / o non pigliassi a caso un’altra via, / o in qualche amico non facessi intoppo. / Quindi arrivata, ancor sul limitare / il piede soffermavi un breve istante: / là t’arrestavi a rapida guardare / s’io pur non ero tuttavia distante; / poscia, fatte le scale in un momento, / al terrazzo accorrendo t’affacciavi; / io ti venivo innanzi lento, lento, / tu col sorriso allor mi salutavi.
Nel frammento A se stesso, datato luglio 1910, probabilmente i suoi ultimi versi, c’è la leggerezza tenue e ironica di tutta la sua vita:
Ho compiuti settant’anni, / e son qui pien di malanni / che mi tocca sopportar / con la gran filosofia / di chi altro non può far. / Con la gran filosofia / di chi aspetta d’andar via / per più indietro non tornar. / Disperarsi è tempo perso, / di restare non c’è verso: / devo andare all’ora mia: / dunque andiamo, e così sia. Il 1 settembre ricorre il centenario della sua morte.
Poco noto è il poema ottocentesco di Vittorio Betteloni “La storia de Zulieta e Romeo”.
Il poema è un omaggio di Betteloni alle donne della sua amata città. Il poeta si serve della storia di Giulietta per criticare da un lato e adulare dall’altro le ragazze di inizio secolo scorso. Vittorio è aristocratico e popolaresco, è romantico ma indignato, anzi pieno di rabbia contro una società egoista, avida di potenza quale era (ed è forse ancora?) la sua Verona.
Il testo è stato messo in scena dal Teatro Impiria.
http://www.teatroimpiria.net
Il disegno è di Prosdocimi.