I racconti dell’età dell’oro
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Il film (Racconti dell’età dell’oro) descrive gli ultimi quindici anni del regime di Ceausescu (Romania). Narra eventi comici, bizzarri e sorprendenti ispirati agli eventi della vita di tutti i giorni. Riproduce la sopravvivenza di una nazione che doveva ogni giorno affrontare la logica distorta della dittatura.
In vista delle visite di Ceausescu i sindaci delle cittadine in campagna appendono la frutta negli alberi per assicurarsi che i loro villaggi saranno notati. Un poliziotto riceve un maiale vivo come regalo di Natale e decide che avvelenarlo con il gas sia il modo migliore per ucciderlo silenziosamente senza farsi notare dai vicini affamati.
La visita dell’ispettore, la fotografia del leader da ritoccare, un maiale consegnato erroneamente vivo, l’imbottigliamento dell’aria… sono alcune leggende urbane bizzarre, ridicole, commoventi… i racconti dell’età dell’oro, secondo la propaganda.
Il film ritrae un’era in cui il cibo era più importante del denaro, la libertà era più importante dell’amore e la sopravvivenza era più importante dei principi.
Prende di mira l’obbedienza cieca, le acrobazie di un popolo che s’impose di soddisfare le richieste più arbitrarie. Sembra dire “non eravamo cattivi, solo un po’ scemi”
La proiezione del film è programmata alla Festa Democratica di Quinzano, domenica 1 agosto, ore 21.15 – presso la sala 2a circoscrizione via Villa.
La festa democratica a Quinzano (29 luglio – 8 agosto) offre cultura, politica, cinema incontri, dibattiti e delle specialità gastronomiche.
Lunedì 2 agosto ore 21.30 appuntamento con il teatro La Grande Guerra meschina (Drammaturgia e regia di Alessandro Anderloni) Lo spettacolo affronta, a muso duro, l’argomento degli ammutinamenti, delle diserzioni, dell’indisciplina, dell’odio verso gli ufficiali, dell’autolesionismo, delle feroci battute e dei cartelli satirici contro le autorità e le istituzioni, delle dolorose canzoni di guerra intonate nelle trincee durante la così detta Grande Guerra (1914-1918), che di grande ebbe solo l’immenso numero di morti, fu tutt’altro che combattuta a furor di popolo ma, al contrario, voluta e dichiarata contro il popolo.