Via Caroto, la foresta dei fuorilegge
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Questa mattina (27/05/2010) la polizia locale e la protezione civile hanno disboscato un’area lungo via Caroto, sotto le mura di Alto San Nazaro. Trovati tre nuovi insediamenti abusivi, che non si vedevano dalla strada a causa della fitta vegetazione. Si sa… domenica 30 maggio da via Caroto transitano i corridori del Giro d’Italia e tutto deve essere pulito. “Disboscare era l’unica maniera per ridare sicurezza e avviare il recupero dell’area” ha spiegato il comandante della Pollzia Locale Luigi Altamura (Retribuzione lorda 2009 84.897 Euro, retribuzione netta 50.703,84 Euro), che per fortuna non esercita la sua professione in Trentino Alto Adige. Qualcuno lo definisce il braccio armato dello sceriffo Tosi. Tra le sue proposte al terzo Forum per la sicurezza, organizzato dal Comando di Verona installare telecamere di videosorveglianza sui cassonetti dell’immondizia.
Vicino alla foresta dei fuorilegge ci sono tuttavia altri posti selvaggi (coordinate 45° 26′ 32.29″ N 11° 0′ 51.40″ E ), che qualcuno titola: la vergogna della maleducazione.
Come ampiamente documentano le fotografie
(http://www.panoramio.com/user/2703809) non solo auto, ma furgoni e camion parcheggiano regolarmente sul prato (ex-prato!!) del giardino pubblico, ormai eroso dall’inciviltà.
La foresta dei fuorilegge si trova nella parte esterna delle mura della città. All’interno Via San Nazaro. Il toponimo trae origine dalla presenza di una delle più belle chiese di Verona, intitolata ai santi Nazaro e Celso, alla quale era in antico annesso un monastero di regola benedettina. Sul fianco destro della Via San Nazaro si apre la lunga scalinata XVI Ottobre che dà l’accesso al rione Alto San Nazaro e a via San Zeno in Monte.
Alto San Nazaro è nato nel 1887 come borgo popolare destinato agli operai al lavoro nelle fabbriche di Veronetta. Ora sta diventando nucleo residenziale di lusso. Le ruspe sono al lavoro. Oltre alla vista mozzafiato sulla città, l’area edificata nasconde anche un altro gioiello: un tratto di mura di cinta della città, in conci di tufo, di età precomunale, forse addirittura risalente al regno di Teodorico.