Negrar Il palio del recioto
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Villa Mosconi, Negrar
Dall’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento raggiungi il sobborgo di Parona. Prendi a destra tra le colline. La strada attraversa bellissime coltivazioni a vigneto interrotte da eleganti ville patrizie: la settecentesca villa Zorzi, con la grande loggia e l’attigua chiesetta di San Crescenziano dal bel campanile romanico; villa Alessandri imponente e singolare insieme di linee rinascimentali e merlature medievali. Più avanti, verso Arbizzano-Santa Maria la cinquecentesca villa Zamboni e l’elegante portale duecentesco della parrocchiale. La settecentesca villa Rizzardi con l’affascinante giardino. Più avanti, lasciando a sinistra la deviazione verso Pedemonte, si arriva a Negrar.
Varie sono le proposte per una gita in bicicletta.
Preperchiusa-croce-Case Antolini-Preperchiusa
http://www.comunenegrar.it/turismo/percorsi/Preperchiusa/Preperchiusa.htm
http://www.comunenegrar.it/turismo/percorsi/quena/Quena.htm
Fermati presso i lavatoi, in pietra della Lessinia, sembrano riaffiorare, con gli zampilli d’acqua, anche i mille battiti sulla pietra consumata e liscia, dei bucati lavati a mano da massaie robuste d’altri tempi.
La strada scende verso la provinciale raggiungendo San Vito, che merita una sosta per il campanile in stile romanico. Scegli verso destra, lungo una parallela della sede stradale principale, in direzione sud e raggiungi uno sterrato tra filari di vigneti e per arrivare all’Arco di Giove.
Esci nei pressi di Santa Maria di Negrar e superato l’incrocio regolato da impianto semaforico, gira a destra in via Campostrini e poi a sinistra in via Santa Sofia. Merita attenzione l’attraversamento del ponte della ferrovia sul fiume Adige dal quale appare l’ansa e l’antico porto di Parona e, attraverso località Sorte e poi Chievo, raggiungi la città attraverso la ciclabile Rubinelli lungo il Canale Camuzzoni.
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Di famiglia ebrea, il cui cognome originario era Rosental, perseguitata dalle leggi razziali, decide di entrare nel movimento della Resistenza antifascista. La base del gruppo è una baita sul Monte Comun. Qui vengono accerchiati, durante un rastrellamento.
È uccisa da un sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana con un colpo alla testa, nel processo tenuto nel 1945. L’ufficiale viene condannato a vent’anni di carcere, ma liberato poco dopo.
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