LO SCOPPIO DI UN PAESE

villadelbeneVolargne, 21 novembre 1944, 65 anni fa
Sopra le città volavano indisturbati gli aerei alleati di pace e colpivano indiscriminatamente obiettivi militari e civili.
Durante la notte, oltre che l’oscuramento, era attuato il coprifuoco. Nessuno poteva girare dopo le 22.00 fino alle 6.00 del mattino. E poi volava a bassa quota un aereo alleato chiamato “Pippo”, che lasciava cadere qualche “ricordo” (bomba) dove scorgeva una luce.
La guerra colpì la Valdadige con tragici bombardamenti sterminatori che causarono tribolazioni, sofferenze e lutti. Le missioni aeree effettuate sulla direttrice Verona – Brennero (Parona, S. Ambrogio, Volargne, Domegliara, Corrubio, Ceraino…), linea ferroviaria strategica per il collegamento con l’Europa settentrionale, furono numerose e centinaia di migliaia le bombe lanciate.
Nel primo pomeriggio di martedì 21 novembre 1944 due caccia bombardieri americani attaccano un convoglio ferroviario, carico di tritolo, in sosta lungo la linea ferroviaria del Brennero. Il primo centrò il treno che esplose, mentre il secondo, fu investito dall’esplosione e si schiantò a terra.
La tremenda esplosione provoca la morte di venti bambini ospiti dell’Istituto “Poverette della Casa di Nazareth” e lascia in macerie il ridente paesino situato lungo la riva destra del fiume Adige.
Il Gruppo Alpini e Pro Loco di Volargne, in collaborazione con il Gruppo culturale “El Casteleto” di Dolcè e A.N.I.C.I. (Associazione Nazionale Interalleati Combattenti d’Italia) promuovono oggi e domani una “Giornata del ricordo” per testimoniare la viva intenzione di non dimenticare gli insegnamenti a volte tragici che la storia ci ha dato.

Volargne è la frazione più meridionale del Comune di Dolcè. Sorge lungo il corso dell’Adige, poco prima della Chiusa di Ceraino. Fin dalla Preistoria zona di contatti tra popolazioni alpine e padane. Nel Cinquecento Volargne, così come gli altri centri fluviali di Ponton, Arcè, Pescantina e Parona, si sviluppa come area portuale. Territorio di confine deve subire le conseguenze delle numerose campagne contro gli Austriaci. La moderna Volargne è frutto della ricostruzione avviata subito dopo il terribile bombardamento del 1944 che rase al suolo il paese.

Villa Del Bene è la più orientale delle ville della Valpolicella ed è uno dei migliori complessi cinquecenteschi dell’intero territorio veneto. Sorge lungo l’antica strada Tridentina (a Volargne), a pochi metri dal fiume Adige. La pianta dell’edificio, a due piani, unisce due tipi di planimetria: quella “veneziana”, imperniata su un salone centrale su cui si aprono le stanze laterali (derivata dal preesistente edificio quattrocentesco), e quella “a portico e loggia”, diffusissima in Valpolicella. Un vasto ciclo di affreschi cinquecenteschi decora la scala, la loggia sopra il portico, il salone e alcune stanze al piano nobile dell’edificio. Acquisita dallo Stato italiano nel 1956, sottoposta a vari interventi di restauro, la villa è oggi aperta al pubblico.
Per visite guidate contattare il Consorzio Pro Loco Valpolicella, telefonando al numero 0457701920 nei seguenti giorni/orari:
- dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 13,30 alle 17,30
- sabato dalle 9,00 alle 13,00.
La Villa è inoltre visitabile gratuitamente, tutti i giorni festivi, nei seguenti orari:
- da ottobre ad aprile: 14,30-17,00
- da maggio a settembre: 14,30-19,00

Terradeiforti è il nome dato dal Consorzio Tutela Vini a quella porzione
della valle dell’Adige fra Trentino-Alto Adige e Veneto compresa fra i Comuni di Avio, Dolcè, Brentino Belluno e Rivoli Veronese. Essa è limitata a sud da un sistema di fortificazioni austro-ungariche (dal quale deriva il nome ‘Terra dei forti’) a protezione della Chiusa di Ceraino, mentre a nord fa da baluardo il bel Castello di Sabbionara d’Avio, dimora medioevale dei Conti di Castelbarco.
Dal 2000 è stato riconosciuto un vino locale, l’Enantio, frutto di un vitigno locale antichissimo. L’Enantio è un vino rosso, forte e tannico che si abbina con la selvaggina, carni forti e formaggi stagionati. La vite dell’Enantio è fra le poche viti che si sono salvate dalla fillossera più di 100 anni fa. Ci sono viti con più di 100 anni.

L’immagine è tratta da http://www.pabaac.beniculturali.it/opencms/export/BASAE/sito-BASAE/Utility/Immagine/index.html_575021982.html#pagetop

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