Le sagre di san Martino (11 novembre) a Verona
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Tregnago Antica Fiera di San Martino – 04.11.09 – 15.11.09
Festa contadina che, fin dai secoli passati, ha rappresentato un momento significativo per l’economia locale favorendo l’incontro e la coesione fra gli abitanti della valle.
Durante la festa di San Martino si festeggiava la fine dell’anno agricolo e si facevano le provviste per l’inverno. A San Martino i contratti agrari scadevano, si pagavano i debiti. Se avanzavano soldi, si comperava la dote per la figlia che si doveva sposare. E alla fiera c’era davvero di tutto.
Oggi la fiera è diventata l’occasione per una ricerca dei sapori della cucina tradizionale e un’importante vetrina per i lavori artigianali. I maestri del ferro battuto di Cogollo hanno modo di esporre le loro produzioni. Gli artigiani della Lessinia propongono un laboratorio a cielo aperto, creando le loro opere lungo le vie.
Per informazioni chiama il numero 045 7808035
San Martino Buon Albergo Festa del patrono San Martino Vescovo
Gastronomia, intrattenimenti musicali, danzanti e spettacoli nella tensostruttura coperta; luna park, mercatino di hobbistica, artigianato e prodotti locali lungo le vie e nelle piazze del centro; manifestazioni teatrali e culturali al Teatro Peroni.
Telefono: 045/8874282 – http://www.comunesanmartinobuonalbergo.it
Monteforte d’Alpone Festa del torbolin nel dì de San Martin
Antica festa di San Martino durante la quale si festeggia il nuovo vino.
Telefono: 045/6137304 – http://www.montefortedalpone.org
A Lazise nel giorno di San Martino si celebra la festa del Patrono con manifestazioni a partire dal mattino e per tutta la giornata.
Telefono: 045/6445111 – http://www.comune.lazise.vr.it
Peschiera del Garda nel giorno di San Martino ‘Incendio dei voltoni’, grande spettacolo piromusicale sul ponte cinquecentesco dei Voltoni. Orario: 19,30
Telefono: 045/6402385 – http://www.comune.peschieradelgarda.vr.it
Negrar Festa di San Martino Domenica 15 novembre 2009 Negrar festeggia San Martino, patrono del paese. A partire dalle 9 e per tutta la giornata, nelle vie del centro di Negrar funzioneranno chioschi enogastronomici e di artigianato locali. Nel pomeriggio giochi in piazza e spettacolo con giullari e giocolieri. A tutti verranno offerte castagne, vin brulè e, a fine manifestazione, minestrone.
San Giovanni Lupatoto Castagnata di San Martino
Domenica 8 novembre in Piazza Umberto I, nel pomeriggio, sapori e profumi dell’autunno con le caldarroste, il castagnaccio e il vin brulè; parata degli artisti su trampoli; spettacolo per i più piccini.
Legnago Alla conquista dello stendardo dell’oca
Domenica 8 novembre 2009 dalle ore 14,00, in piazza Garibaldi – Palio delle contrade, sfida alla conquista dello stendardo dell’oca
Sul palco dieci capitani, in rappresentanza dei quartieri e delle frazioni, si alternano nel tiro dei dadi sul tabellone del gioco dell’oca. Colpi di scena riservano le caselle finali, quando qualche squadra ormai candidata al successo, incappa nell’infausta casella 58, quella della Morte dell’oca e in un attimo regredisce assistendo impotente allo sfumare del sogno. Il Grande Palio dell’Oca diffonde allegria, favorisce la conoscenza, l’incontro dei quartieri e delle frazioni del comune, l’aggregazione dal sapore d’un tempo.
La sfida è preceduta venerdì 6 novembre – ore 10.00 Piazza Garibaldi – dal palio dell’Oca con i ragazzi della scuola primaria.
Chi no magna oca a san Martin,
nol fa el beco de un quatrin
Perché si mangia oca a san Martino? (11 novembre) L’oca costituì assieme al maiale la riserva di grassi e proteine durante l’inverno del povero contadino che si cibava quasi solamente di cereali e di grandi polente. L’oca era considerata il maiale dei poveri e la ricorrenza di S. Martino era una specie di capodanno contadino. Con essa fittavoli e mezzadri pagavano l’affitto a nobili e proprietari terrieri.
L’oca è protagonista di famose favole scritte da Andersen, Grimm… Konrad Lorenz fece dell’oca l’oggetto dei suoi studi di etologia. Chi non ricorda la simpatica oca Martina?
Omero narra che i Greci tenevano l’oca come allegro compagno d’infanzia, come guardiano.
Anche i Romani avevano in grande considerazione le oche che servivano da guardiani notturni del tempio della dea Giunone nel Campidoglio. Le oche venivano ingrassate con fichi secchi provenienti dalle regioni meridionali per rendere il fegato bello grasso. I romani chiamavano ‘iecor’ il fegato e ‘iecor ficatum’ quello grasso, da cui l’italiano ‘fegato’.
L’oca fu allevata durante il periodo medioevale nei monasteri. A favorirne la diffusione fu anche il divieto, per gli ebrei, di consumare carne di maiale, così i macellai preparavano per loro deliziosi salami e prosciuttini d’oca. La zampa dell’oca veniva usata dai maestri costruttori di cattedrali gotiche come marchio di riconoscimento, che essi chiamavano ‘Jars’ che in francese vuol dire oche.
Ma san Martino? Il soldato romano, quando fu eletto a furor di popolo vescovo di Tours, cercò di nascondersi, ma furono proprio le oche a stanarlo e così divenne vescovo amatissimo di Tours e poi Santo per la sua bontà nei confronti dei poveri. Secondo altri però la tradizione di mangiar l’oca ai primi di novembre è la conseguenza del fatto che in questo periodo le oche selvatiche migrano verso sud e quindi è più facile ucciderle.