Festa de le Fae

Distribuzione della minestra di fave

Distribuzione della minestra di fave

7-8 novembre a San Giorgio di Valpolicella si rinnova un’antica tradizione: la festa delle fave.
Domenica 8 novembre alle ore 12.00 sulla ‘Piera (pietra) de le Fae’, posta nella piazza del paese, viene issato un grande paiolo contenente la minestra di fave, che viene dispensata gratuitamente a tutti gli abitanti della zona. Sul sasso monta un uomo con un mestolo in mano, un altro gli sta vicino con l’elenco degli abitanti.
Intorno si affollano uomini, donne, ragazzi, con scodelle, pignatte, pentole di ogni sorta. L’uomo della carta comincia a chiamare il nome di un capofamiglia e secondo la quantità dei componenti (adulti o piccini che siano) dice il numero corrispondente. Allora il chiamato avanza offrendo il suo recipiente. L’uomo del mestolo gli dà tante misure di fave quante occorrono a fare il numero indicato per lui.

La festa delle fave rappresentava una sorta di rito propiziatorio in attesa della rinascita primaverile.
Molti accorrono nel piccolo centro per degustare la zuppa di fave e vivere l’atmosfera che si crea attorno alla celebrazione della festa.

Programma:
Sabato 7 Novembre 2009 Festa dei Santi Coronati, Patroni degli Scalpellini
Ore 10.00 Santa Messa presso il monumento ai caduti sul lavoro in località ‘Fontana Vecia’ con rinfresco
Ore 21.00 Recital della soprano Giulia Perusi presso la Pieve longobardo-romanica

Domenica 8 Novembre 2009
Ore 10.00 Santa Messa nella Pieve longobardo-romanica, con partecipazione del coro locale
Ore 12.00 ‘Piera de le Fae’ distribuzione della minestra di fave secondo l’antico rito
Dalle 12.00 alle 18.00 degustazione e vendita di fave, castagne e sponghè (tradizionale panino dolce e morbido, ricoperto di granella di zucchero), con musiche e danze popolari
Per chi a San Giorgio non è mai stato, è una buona occasione per riscoprire tradizioni autentiche, visitare la pieve e assaggiare l’ottimo vino Valpolicella della zona (recioto, amarone, valpolicella e vin brulè). Il tempo atmosferico forse non sarà tra i migliori.
Informazioni: www.valpolicellaweb.it – info@valpolicellaweb.it

La supa de fae
Gli ingredienti principali della ricetta prevedono fave, verze, patate, sedano, cipolla, timo e salvia. Le fave, dopo essere state sgranate, vengono messe in ammollo per due giorni affinché si ammorbidiscano. Quindi una piccola parte di esse viene sbucciata perché cuocendo si disfi e dia consistenza cremosa alla zuppa. Si procede portando a metà cottura le fave in acqua bollente. Si aggiungono poi tutte le altre verdure tagliate a pezzetti e si termina la cottura. Gli abitanti di San Giorgio di Valpolicella conservano gelosamente il nome di alcuni ingredienti segreti che rendono speciale e unica la zuppa. Si sa soltanto che si tratta di alcune erbe di campo che permettono di aromatizzare la minestra.

San Giorgio Ingannapoltron
Immerso tra vigneti e olivi, San Giorgio si trova nel comune di Sant’Ambrogio, nella Valpolicella occidentale, a pochi chilometri da Verona e dal lago di Garda. Il paese è adagiato su un cucuzzolo stretto attorno alla Pieve ed è costruito con la stessa pietra calcarea su cui poggia. San Giorgio è popolarmente apostrofato “Ingannapoltron” a causa della falsa impressione di vicinanza che si ha del borgo dai piedi del colle. Dal colle di San Giorgio si gode di una splendida vista sulla Valpolicella che si estende, nelle giornate più limpide, alla penisola di Sirmione nel lago di Garda, agli Appennini e a Verona. Possibilità di piacevoli passeggiate, a piedi o in mountain-bike, tra “preare e vigneti” nei dintorni di San Giorgio.

Gli Arusnati
In epoca romana e preromana il borgo e la valle era abitato dal popolo degli Arusnati, un popolo dedito all’agricoltura, di origini gallo-celtiche. Le divinità avevano nomi molto originali non riscontrabili nelle religioni di altri popoli.

san giorgioLa pieve
A San Giorgio sorge il monumento sacro più importante e più illustre della Valpolicella, la Pieve romanica, splendida chiesa in pietra locale costruita attorno al 700 d.C. a opera dei Longobardi cristianizzati dove sorgeva probabilmente un antico tempio pagano. Una testimonianza di tali origini è la base su cui poggia una colonna della navata: un’ara sacrificale, con dedica al Sole e alla Luna, reimpiegata nella costruzione dell’edificio. Nel ciclo decorativo dell’interno a tre navate si distinguono il “Giudizio Universale” dell’antica abside e il ciborio del 712 dell’altare maggiore, massimo monumento longobardo del veronese.

Santi, morti e fave nere
La gente presumeva che nei semi delle fave nere si ritrovassero le lacrime dei trapassati. “Di tutti i legumi la fava è regina, cotta la sera, scaldata la mattina” così recitava un antico detto popolare. Purtroppo, in seguito alla scoperta dell’America, con l’arrivo del mais, il consumo quotidiano delle fave è andato progressivamente a diminuire.
Nel periodo dei morti, in varie parti d’Italia, si usa consumare alcuni dolci composti di burro, zucchero, mandorle tritate che vengono chiamati ‘ossi di morto’ o ‘fave’.

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